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Cartella esattoriale per crediti Inps: quale prescrizione?

28 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 agosto 2017



Contributi Ivs (invalidità, vecchiaia e superstiti) dell’Inps: dopo cinque anni la cartella dell’Agenzia delle Entrate Riscossione scade e va annullata.

Se arriva una cartella esattoriale dell’Agenzia delle Entrate Riscossione per somme iscritte a ruolo molti anni prima, è probabile che sia prescritta. Significa, in soldoni, che non deve essere pagata. Bello, no? Attenzione, però: perché il termine di scadenza non è uguale per tutti i tipi di tributi.

Ad esempio, per le cartelle che riportano la dicitura “Contributi Ivs” (invalidità, vecchiaia, superstiti) il termine di prescrizione è di cinque anni. Così ha chiarito più volte la giurisprudenza [1].

Che cosa sono i contributi Ivs?

I contributi Ivs sono le somme che vengono trattenute dal datore di lavoro dallo stipendio mensile dei lavoratori dipendenti e versate all’Inps per concorrere a formare la futura pensione di vecchiaia (ogni anno sempre più «futura»).

La prescrizione di tali tributi – ricorda il giudice catanese – è diventata di cinque anni a partire dal 1° gennaio 1996 [2] anche per i crediti maturati e scaduti in precedenza (prima il termine era di dieci anni).

Per cui, nel caso in cui il contribuente riceva una intimazione di pagamento per esempio degli anni 2005, il termine di prescrizione deve ritenersi interamente maturato. Vale a dire: non si paga.

Tuttavia non è sufficiente strappare la cartella o metterla subito nel dimenticatoio: c’è sempre bisogno di un formale sgravio o di un atto di annullamento che provenga dalla società stessa di riscossione (su richiesta del contribuente) o da parte del giudice (su ricorso al tribunale ordinario, sezione lavoro).

Interruzione della prescrizione

Solo se, nell’arco di tali cinque anni l’Inps ha notificato un atto interruttivo della prescrizione, ossia una chiara e specifica richiesta di pagamento (con indicazione dettagliata della causale del debito e del relativo importo), la prescrizione non si compie più perché il relativo termine si interrompe. Dalla data di ricevimento della lettera interruttiva inizia, infatti, a decorrere un nuovo quinquennio.

 

L’eccezione di interruzione della prescrizione rilevabile d’ufficio

Se l’Inps, in una eventuale causa, volesse far valere eventuali atti interruttivi della prescrizione, ponendo sul tavolo del giudice delle raccomandate con intimazioni di pagamento notificate al contribuente, dovrebbe farlo necessariamente entro la prima udienza. Se lo fa successivamente, la sua eccezione non può più essere presa in considerazione dal magistrato.

Difatti, come affermato più volte dalla Cassazione [3], è vero che l’eccezione d’interruzione della prescrizione può essere rilevata anche d’ufficio dal giudice in qualsiasi stato e grado del processo, ma può farlo solo sulla base della documentazione acquisita in modo tempestivo e rituale. Per cui se un documento (in questo caso l’atto interruttivo della prescrizione da parte dell’Inps) viene depositato troppo tardi, il giudice non può più rilevare la prescrizione.

note

[1] Trib. Catania sent. n. 2800/2015 dell’11.06.2015.

[2] Data di entrata in vigore della legge n. 335/1995 art. 3, commi 9 e 10. Per i contributi relativi a periodi precedenti alla data di entrata in vigore della legge, il termine decennale permane solo nel caso in cui l’Inps abbia notificato atti interruttivi della prescrizione oppure siano iniziate procedure esattoriali per il recupero dell’evasione contributiva (così Cass. sent. n. 6173/2008; n. 26621/2006).

[3] Cass. sent. n. 18250/2009.

Autore immagine: 123rf.com

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