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Lo sai che? Cosa sono i reati bagatellari

Lo sai che? Pubblicato il 9 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 agosto 2017

I reati bagatellari sono quelli che, per loro stessa natura, possono definirsi “inoffensivi” o comunque tali da non destare un forte allarme per la società civile

I reati bagatellari sono quelli che, per la loro minima lesività, hanno minore rilevanza sociale e possono quindi essere repressi con sanzioni più lievi.

Per comprendere, in concreto, cosa sono i reati bagatellari possiamo cominciare dal significato letterale che il termine bagatella assume nel linguaggio comune: una “bagatella” altro non è se non una cosa di poco conto, un’inezia, un nonnulla, tant’è che sinonimi del termine sono, tra gli altri: quisquiglia, sciocchezza, fesseria.

Ora, potrebbe sembrare strano, una volta analizzato il significato della parola, che la stessa possa essere affiancata al termine reato. Eppure i reati bagatellari esistono: vediamo, quindi, cosa sono.

Reati bagatellari: cosa sono

I reati bagatellari sono quelli che, per la loro minima lesività, hanno minore rilevanza sociale e possono quindi essere repressi con sanzioni più lievi e tali – per intenderci – da non prevedere la galera.

Ciò in quanto, come per tutte le cose, anche quando si parla di delitti e di pene si può pensare ad una sorta di gradazione. Gradazione che, per quanto concerne il reato, si riferisce alla maggiore o minore gravità dello stesso: tanto per esemplificare, i reati contro la persona (quali l’omicidio o le lesioni personali) sono notoriamente meno gravi di quelli contro il patrimonio (furto o rapina). Ci sono, poi, reati previsti al fine di tutelare beni “immateriali” e “intangibili”, quali il decoro, la riservatezza, la morale sessuale o la pubblica decenza. Concetti, questi, per forza di cose “relativi”, che ognuno “percepisce a modo suo” o comunque relegati ad un determinato contesto storico o culturale che sia. Per questi motivi, fattispecie quali gli atti osceni in luogo pubblico [1], pur se deprecabili, hanno un disvalore sicuramente minore se rapportate a condotte che creano danni “più concreti”.

Reati bagatellari: perché “sono previsti”

Qualora un reato possa esser definito bagatellare, esso sarà punito molto meno severamente rispetto ad un reato che non possa esser ritenuto tale.

I reati bagatellari, comportano quindi una “più blanda punibilità” (vedremo, in seguito, nel dettaglio quale) sui fatti di lieve entità e sono previsti allo scopo di “dare maggior respiro” alla macchina ingolfata del processo penale.

Attenzione però: ai fini della minor punibilità dei reati bagatellari è comunque richiesto che il danno arrecato sia tenue e che il comportamento di chi “ha infranto la legge” non sia seriale. Se così non fosse, infatti, il processo penale dovrà comunque “essere attivato”.

Detto ciò, possiamo tentare di approfondire il tema, distinguendo i reati bagatellari propri dai reati bagatellari impropri.

Reati bagatellati propri ed impropri

Nel settore della c.d. criminalità bagatellare si è operata una fondamentale distinzione tra reati bagatellari propri e reati bagatellari impropri. Vediamo in cosa essa consiste.

I c.d. reati bagatellari impropri sono quelli che nell’originaria formulazione normativa in realtà non sono lievi, ma possono divenirlo in relazione alle concrete modalità di realizzazione del fatto. Un esempio su tutti ci aiuterà a capire: il furto di per sé è un reato molto grave, che – nelle sua versione “base” – può essere punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni. Ma che dire del furto di una mela o di un acino d’uva? È ovvio che, in ipotesi del genere, non si potrà comminare una sanzione, atteso che – appunto – si tratterebbe di una “bagatella”.

Si tratta, quindi, di reati puniti in astratto con pene anche piuttosto elevate, ma che si manifestano in concreto connotati da un forte “tenuità del fatto”.

I reati bagatellari propri sono, invece, quelli che – originariamente considerati reati – vengono in seguito depenalizzati. Si tratta, dunque, di fattispecie in un primo momento considerate criminose e, in seguito ad interventi legislativi, estromesse dal sistema penale.

Depenalizzare, infatti, significa ridurre un illecito penale (un reato che spesso prevede anche la galera) a mero illecito civile o amministrativo (come se fosse un divieto di sosta, per intenderci).

Con l’entrata in vigore della più recente opera di depenalizzazione approvata dal governo Renzi [2], ad esempio, è stata cancellata una lunga serie di reati c.d. “bagatellari” (ben 41) al fine di alleggerire il carico dei procedimenti nei tribunali e nelle procure. Dal 2016, infatti, non sono più puniti come reati comportamenti come la guida senza patente, l’ingiuria, gli atti osceni in luogo pubblico, gli atti contrari alla pubblica decenza, il danneggiamento, i piccoli e grandi dispetti condominiali, la falsità in scrittura privata, l’appropriazione di cose smarrite.

Reati bagatellari: come vengono puniti

I reati bagatellari (propri) non restano impuniti, vengono puniti – però – molto meno severamente. Depenalizzare, come anticipato, significa ridurre un illecito penale a mero illecito civile o amministrativo. A seguito della depenalizzazione, quindi, sebbene un fatto non abbia più rilevanza penale, si trasformerà comunque in illecito civile o amministrativo e come tale sarà punito. Nel primo caso, quindi, seguirà – all’esito di un processo civile -un’eventuale condanna risarcitoria; nel secondo scatterà (al pari delle multe) una sanzione pecuniaria.

Reati bagatellari: il principio di proporzione e di sussidiarietà

I reati bagatellari altro non rappresentano se non  il riflesso di due importanti principi che governano il diritto penale e la conseguente applicazione delle pene, ovverosia il principio di proporzione ed il principio di sussidiarietà.

Il principio di proporzione

Il principio di proporzione esprime l’esigenza che i vantaggi derivanti alla società dalla applicazione delle pene siano idealmente messi a confronto con i costi immanenti alla pena stessa, in termini di sacrificio alla libertà personale di chi dovrà subirla. In termini più semplici: solo offese sufficientemente gravi “meritano” il ricorso ad una pena detentiva.

Il principio di sussidiarietà

Il principio di sussidiarietà postula che la pena detentiva venga utilizzata soltanto quando nessun altro strumento possa ritenersi ugualmente efficace. Oltre che proporzionata, la pena detentiva deve rappresentare, dunque, l’extrema ratio.

 

note

[1] Il d.lgs. n. 8 del 15.01.2016 ha, infatti,  depenalizzato il reato in commento, previsto dall’art. 527 Cod. Pen.

[2] Di cui ai d.d. lgs n. 7 e n. 8 del 15.01.2016.


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