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Come si scrive un contratto di donazione

5 novembre 2018


Come si scrive un contratto di donazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 novembre 2018



Come scrivere e personalizzare le clausole del contratto di donazione; nel momento in cui si stipula una donazione, il donante può imporre determinate condizioni, limiti e termini alla liberalità.

Come si fa una donazione? Di norma si consegna il bene o il denaro al donatario e tutto finisce lì. Nei casi di maggior importanza, perché il valore del bene che si vuole donare è considerevole (come nell’ipotesi di una casa, di un’auto o di un sostanzioso conto in banca), si deve necessariamente andare da un notaio per firmare il rogito.  In entrambi i casi, tutte le volte in cui si regala un bene a un’altra persona (sia che ciò avvenga “ufficialmente” davanti al notaio, che informalmente con la consegna del bene), si realizza un contratto, appunto il «contratto di donazione». Infatti, a differenza di quello che comunemente si crede, un contratto non deve essere necessariamente scritto, potendo anche essere verbale. Ma se si intende formalizzare il regalo con una scrittura è necessario sapere cosa scrivere, ossia come si scrive un contratto di donazione. Oltre al contenuto minimo del contratto – ove si specifica che Tizio intende donare a Caio il bene e che Caio intende accettarlo – la scrittura può contenere anche altre clausole. Come tutte le scritture private e gli atti pubblici, anche il contratto di donazione può essere personalizzato, ossia redatto in base alle necessità e alla volontà delle parti. Proprio per questo esistono le cosiddette clausole, volte a regolare i termini e le condizioni dell’accordo. In sostanza, la donazione non corrisponde necessariamente a uno schema o a una formula prestabilita dalla legge, ma può variare in relazione alle specifiche esigenze del caso concreto. Vediamo dunque come si scrive un contratto di donazione e come personalizzare le clausole del contratto stesso.

Come si scrive un contratto di donazione

Per spiegare come si scrive un contratto di donazione dobbiamo fare un’importante premessa. Il nostro ordinamento si basa sul cosiddetto «principio di autonomia negoziale»: in pratica, ciascuno è libero di contrarre e di scrivere quello che vuole nel contratto in base alle proprie esigenze, salvo i limiti di legge. Nel caso della donazione, non può essere alterato lo schema tipico del contratto: la volontà di attribuire la proprietà di un bene a un’altra persona senza nulla in cambio. Se invece viene previsto un corrispettivo (non solo in denaro ma anche in natura) si avrà un contratto diverso dalla donazione come, ad esempio, una vendita o una permuta (nel primo caso, una persona trasferisce il bene, l’altra paga il prezzo; nel secondo caso, avviene un vero e proprio scambio di beni).

E’ bene specificare che nel gergo “legale”, colui che dona il bene, è detto donante, mentre colui che riceve il bene è detto donatario.

Inoltre, ricordiamo che la donazione, una volta conclusa, non può essere più revocata, salvo indegnità del donatario o sopravvenienza di figli del donante

Ricordiamo che la donazione non può essere più revocata salvo indegnità del donatario o sopravvenienza di figli del donante (leggi la guida sulla Revoca della donazione).

Il donatario, in caso di grave stato di necessità del donante, è obbligato a versargli gli alimenti, ma tale aspetto non deve necessariamente figurare nel contratto.

Il contenuto minimo del contratto di donazione

L’elemento essenziale, il cuore della donazione, è il cosiddetto «spirito di liberalità» ossia la volontà di regalare un bene o del denaro a un’altra persona, al solo scopo di arricchirla e senza nulla in cambio. Il donante si spoglia di un qualcosa, impoverisce il suo patrimonio, per arricchire quello del donatario. È quindi necessario che ciò appaia in modo inequivoco nell’atto, senza dare luogo a dubbi interpretativi. Ad esempio, se una casa viene ceduta dietro un corrispettivo irrisorio si parlerà non già di una donazione, ma di una «vendita mista a donazione» o di “donazione indiretta”. Invece, se si obbliga il donatario a eseguire una prestazione specifica, si avrà ugualmente una donazione (ad esempio il genitore che dona la casa al figlio a condizione che questi si prenda cura di lui e lo assista fino alla morte), arricchita da clausole particolari (onere o condizione, come vedremo in seguito) che non alterano il tipo di contratto, perché prevalgono la volontà di donare e lo spirito di liberalità su ogni eventuale prestazione richiesta dal donatario.

Nel contratto di donazione è necessario indicare:

  • il nome del donante e i relativi estremi anagrafici;
  • il nome del donatario e i relativi estremi anagrafici;
  • il bene donato. Se i beni donati sono beni mobili, va indicato il loro valore, nell’atto o in una nota a parte;
  • la data in cui la donazione avviene e da quando ha effetto;
  • la dichiarazione del donante di voler donare il bene indicato;
  • la dichiarazione del donatario di voler accettare la donazione senza riserve.

Modello di donazione

Ad esempio, il contenuto minimo e indispensabile di una donazione potrebbe essere il seguente:

«Tizio, nato a…, il…, residente in…alla via….., c.f…., dona a Caio, nato a…, il…, residente in…alla via…., c.f…., il quale accetta con animo grato e senza riserve, il seguente bene… [descrizione del bene]».

Data, firme di entrambe le parti.

Come anticipato in apertura, se il valore del bene non è irrisorio (e, dunque, se non è di modico valore), si deve andare dal notaio perché è richiesta la forma dell’atto pubblico a pena di nullità della donazione. In tal caso sarà il notaio a redigere il contratto e le parti non dovranno preoccuparsi di nulla.

Divieti di donazione

Qualsiasi bene può costituire oggetto di donazione: mobili o immobili, denaro, titoli di credito, azioni e quote di società, aziende, ecc.

Non si può prevedere un compenso in denaro o in natura a fronte della donazione.

Non si può stipulare un compromesso su una donazione, ossia l’impegno a donare in un momento successivo (l’unico modo per aggirare questo divieto è prevedere – come vedremo in seguito – una condizione sospensiva o un termine iniziale). Il contratto preliminare di donazione, infatti, è consiederato inammissibile.

Non si può donare a un soggetto non ancora nato, ma è valida la donazione al concepito, a condizione che l’accettino i genitori.

È possibile la donazione al minore, ma al momento dell’accettazione deve essere sostituito dal rappresentante legale autorizzato dal giudice tutelare.

La donazione non può avere ad oggetto beni futuri o di altre persone. Tuttavia, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con un’importante sentenza, ha risolto i dubbi sul divieto di donare beni altrui, affermando che la donazione di bene altrui può essere valida se nel contratto “si affermi espressamente che il donante sia consapevole dell’attuale non appartenenza del bene al suo patrimonio”.

Pertanto, se Tizio vuole donare un bene che non è di sua proprietà, deve risultare chiaramente che è consapevole che il bene non gli appartiene e si obbliga, nei confronti del donatario, a procurarselo per poi donarlo. In questo caso, ciò che dona Tizio, non è il bene, ma l’obbligo di acquistare il bene stesso per darlo al donatario. La donazione, per legge, può essere anche il contratto con il quale ci si obbliga, per spirito di liberalità, nei confronti del donatario, e non solo l’atto con il quale si regala un bene o del denaro. Dunque, per legge è vietata la donazione di beni futuri (che ancora non esistono); è vietata anche la donazione di beni altrui ma, se nel contratto risulta espressamente scritto che il donante è consapevole che il bene non è di sua proprietà, la donazione è valida come contratto da cui nasce l’obbligo del donante, offerto per spirito di liberalità, di acquistare il bene altrui al fine di regalarlo al donatario.

La donazione davanti al notaio

Se la donazione non ha ad oggetto un bene di modico valore, le parti devono concludere il contratto di donazione a pena di nullità:

  • per atto pubblico davanti a un notaio o ad altro pubblico ufficiale autorizzato. In pratica ad eccezione del caso in cui la donazione è effettuata all’estero da cittadini italiani alla presenza del console, solo i notai possono redigere un atto di donazione;
  • con l’assistenza irrinunciabile di due testimoni.

I testimoni devono avere i seguenti requisiti:

  1.  essere maggiorenni;
  2.  avere la capacità di agire;
  3.  non essere ciechi, sordi, muti;
  4.  non essere parenti o affini del notaio o di una delle parti;
  5.  non essere soggetti interessati all’atto. Di solito i testimoni sono messi a disposizione dallo studio notarile.

L’accettazione della donazione

In generale l’accettazione del donatario è contestuale alla proposta del donante: le parti, infatti, quando sottoscrivono l’atto pubblico davanti a un notaio, attestano rispettivamente di aver proposto e accettato la donazione.

Per accettare, il donatario non deve ricorrere a formule solenni predeterminate: la sua volontà può risultare implicitamente dal contesto in cui è stato redatto l’atto e dalla sua condotta al momento della sottoscrizione.

Le formalità sono richieste per tutelare il donante: quest’ultimo si spoglia di un bene o di un diritto per donarlo ad un’altra persona, senza alcuna pretesa e con il solo scopo di togliere a se stesso per arricchire un altro. E’ una volontà “forte”, irrevocabile (salvi i casi previsti dalla legge) e, pertanto, merita maggiore attenzione dalla legge; ciò spiega le formalità e la solennità di questo contratto.

Leggi anche Quali tasse sulla donazione?

Come personalizzare la donazione

Per soddisfare le specifiche esigenze del donante nei singoli casi concreti, la legge consente di introdurre nell’atto di donazione diverse particolari clausole. Si possono prevedere vari termini, condizioni, oneri, riserve ecc. Ecco una rassegna dei modi più usuali con cui si personalizza una donazione.

Condizione sospensiva

Si può subordinare l’efficacia della donazione al verificarsi di un evento futuro o incerto. La donazione produrrà i suoi effetti solo se tale evento si realizza. Ad esempio:

Tizio dona a Caio la somma di 10mila euro a condizione che Caio si laurei entro 5 anni dalla data dell’iscrizione all’università.

Condizione risolutiva

Si può rendere la donazione immediatamente efficace, ma con possibilità di automatica revoca se si verifica un determinato evento futuro e incerto. Ad esempio:

Tizio dona a Caio una casa con giardino; la donazione viene automaticamente meno se Caio non ospita, all’interno dell’immobile, almeno una volta all’anno, tutti i familiari entro il terzo grado, onde consentire a questi ultimi le vacanze estive.

Termine iniziale

Si prevede che la donazione abbia effetti solo a partire da un determinato momento prefissato e certo. Ad esempio: Tizio dona a Caio una rendita a partire dal giorno….

Termine finale

Si prevede che la donazione cessi a una specifica e determinata data. Ad esempio:

Tizio dona a Caio una rendita mensile fino al giorno…

Donazione con onere

Sono molto ricorrenti le donazioni che prevedono un onere (ossia un obbligo) da parte del donatario. Il donante può prevedere, altresì, la risoluzione della donazione nel caso in cui il donatario non adempia all’obbligo che gli è stato imposto dalla clausola. Il valore dell’onere, tuttavia, non può superare il valore del bene che è stato donato.

Ad esempio:

Tizio dona un immobile a Caio con l’onere per Caio di provvedere al mantenimento di Tizio per tutta la sua vita.

In tal caso, il valore del mantenimento vitalizio, non può superare quello dell’immobile donato.

Donazione obnuziale

In vista di un determinato matrimonio futuro, gli sposi tra loro, o anche altri soggetti, possono fare un tipo particolare di donazione detta obnuziale. È ad esempio il caso dello sposo che dona alla futura sposa e viceversa. In tale tipo di donazione il donatario può essere alternativamente:

  • uno o entrambi gli sposi (ad esempio un genitore dona al figlio, o al figlio e alla futura moglie);
  • i figli nascituri da questi (un genitore dona al nascituro della figlia e del futuro genero).

Diversamente da quanto avviene nella donazione tipica, in tali ipotesi la donazione:

  • si perfeziona senza bisogno di accettazione a seguito della celebrazione del matrimonio a condizione che nell’atto pubblico sia espressamente indicato che la donazione è motivata dal matrimonio stesso;
  • non può essere revocata dal donante né per ingratitudine del donatario né in caso di sopravvenienza di figli;
  • non obbliga il donatario a prestare gli alimenti al donante.

Donazione con riserva di usufrutto

La donazione di immobili che, generalmente, i genitori fanno in favore dei figli, può prevedere che i primi si riservano il diritto di usufrutto sulla predetta casa, in modo da continuare a vivere ed usufruire delle mura domestiche e, nello stesso tempo, anticipare la divisione dei propri beni rispetto al momento della successione.

In tali casi spetta al donante il diritto di utilizzare il bene donato e di percepirne i frutti (anche dandolo in affitto) per tutta la durata della sua vita. Inoltre, il donante può anche riservare tale diritto, dopo di lui, a vantaggio di un’altra persona.

La clausola di riversibilità

Si prevede che il bene donato torni al donante se il donatario morirà prima.

Un esempio di clusola di riversibilità è: “La presente donazione è sottoposta alla condizione di riversibilità del bene donato per il caso di premorienza del donatario rispetto al donante”.

La dispensa dalla collazione

La collazione è l’atto con il quale determinati soggetti (i figli del donante, i loro discendenti e il coniuge), che hanno accettato l’eredità del donante, conferiscono alla massa attiva del patrimonio ereditario le donazioni ricevute in vita dal defunto, in modo da dividerle con gli altri coeredi, in proporzione delle rispettive quote.

Ricordiamo, infatti, che la donazione fatta ai legittimari (le persone alle quali, quando un determinato familiare muore, la legge attribuisce una quota di patrimonio di quest’ultimo), è sempre un’anticipazione di eredità.

La donazione remuneratoria

Se lo scopo della donazione è disobbligarsi con un’altra persona avremo una donazione remuneratoria. Tale è la donazione fatta per riconoscenza o in considerazione dei meriti e per la particolare stima e gratitudine che il donante nutre nei confronti del donatario, oppure per speciale rimunerazione.

Il motivo di riconoscenza che spinge il donante ad arricchire il donatario, non deve necessariamente risultare dal contratto ma può essere desunto anche da elementi estranei a esso. È una donazione remuneratoria ad esempio il regalo che una persona fa a un amico professionista che gli ha svolto un’opera gratis. Oppure quella fatta per arricchire una persona che ha assistito il donante durante una malattia.

La donazione remuneratoria è irrevocabile e, al pari di quella obnuziale, non obbliga il donatario a prestare gli alimenti.

Modello di donazione remuneratoria di immobili

Tizio, dichiara di donare, come irrevocabilmente dona, alla Sig.ra….che a tale titolo, con animo grato accetta, per riconoscenza per le cure amorose ricevute durante…., i seguenti immobili:

1)…., sito in…., via…., n….., contraddistinto in catasto al…., foglio…., confinante….

2)…., sito in…., via…., n….., contraddistinto in catasto al…., foglio…., confinante….

La donazione liberatoria

E’ la donazione con la quale il donante rinuncia ad un diritto patrimoniale, come ad esempio un credito. Si pensi al caso in cui il donante Tizio è creditore del donatario Caio, per una certa somma di denaro. Tizio può donare a Caio la stessa somma di denaro che quest’ultimo gli deve, liberandolo così dal debito.

Un esempio di donazione liberatoria può essere la seguente:

“Tizio dona a Caio, che accetta, la somma di Euro ………, mediante la liberazione dal debito di importo corrispondente che Caio ha verso Tizio. Le Parti si danno reciprocamente atto che in forza della presente donazione, la riferita obbligazione è integralmente estinta”.


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