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Lo sai che? Rumori dal piano di sopra: che fare?

Lo sai che? Pubblicato il 9 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 agosto 2017

Via libera alla condanna per la condomina del piano di sopra che usa gli zoccoli, sposta le sedie e tiene la musica ad alto volume.

Per poter querelare il vicino di casa che fa rumore di notte con zoccoli, tacchi di scarpe, conversazioni e musica ad alto volume è necessario che a lamentarsi siano più di due o tre condomini; solo infatti se il rumore viene percepito da un numero elevato di persone, e per queste il disturbo alla quiete risulti intollerabile, si può parlare di reato. Diversamente si può solo agire con una causa civile per ottenere il risarcimento del danno. Lo chiarisce una recente sentenza della Cassazione [1] che offre l’occasione per affrontare un tema sempre caldo in condominio: quello dei rumori.

Quando i rumori sono illegali

I rumori sono tra le cause più frequenti di dispute condominiali: il televisore con il volume troppo alto, lo stereo, i giochi dei bambini, le scarpe con i tacchi a spillo indossate in camera da letto, o, peggio, gli zoccoli di legno calzati regolarmente durante le faccende domestiche. È vero che la legge ha fissato i limiti alle immissioni rumorose nei Comuni [2], ma questo non toglie che, anche nel rispetto di tale normativa, i rumori possano ugualmente creare disturbo nei condomini e risultare pertanto illeciti.

In particolare i rumori diventano “illegali” se superano la «normale tollerabilità». Questa soglia viene valutata dal giudice in base alle circostanze del caso concreto come:

  • l’orario in cui il rumore viene realizzato: lo stesso rumore (ad esempio l’aspirapolvere) può essere tollerabile a mezzogiorno e non esserlo a mezzanotte;
  • la durata in cui si protrae il rumore: di notte, qualche secondo di televisione ad alto volume può essere tollerato, ma non certo un’ora;
  • il luogo in cui si trova l’immobile: le zone del centro urbano, caratterizzate da una elevata soglia del rumore di fondo, rendono meno percepibili i rumori dei vicini (che quindi risulteranno tollerabili); al contrario invece per gli immobili in zone residenziali, più silenziose dove è più facile superare la soglia della tollerabilità.

Come dimostrare un rumore illegale?

Di solito si ricorre a una perizia fonografica o all’Arpa. Tuttavia, secondo la Cassazione, il giudice può anche ricorrere alle prove testimoniali. Chiaramente al testimone non potrà certo chiedersi la soglia di decibel che il rumore è riuscito a raggiungere, ma potrà riferire sul fatto di aver percepito o meno il rumore.

Quando scatta il reato per i rumori?

Una volta superata la soglia delle tollerabilità, bisogna capire come difendersi dai rumori. E qui si aprono due strade: la tutela penale e quella civile. Nel primo caso scatterà il reato di disturbo della quiete pubblica (o meglio detto «disturbo del riposo e delle attività delle persone»); nel secondo caso c’è solo un illecito civile. La distinzione tra le due ipotesi dipende da un unico fattore: quante persone sono molestate dal rumore. Se i soggetti disturbati sono solo pochi (come ad esempio i proprietari degli appartamenti confinanti con il molestatore) siamo solo nell’ambito dell’illecito civile; se i soggetti disturbati dal rumore sono invece numerosi o comunque un numero indeterminabile (ad esempio tutto lo stabile o il quartiere) c’è reato.

Nel caso di reato si può sporgere una denuncia ai carabinieri, alla polizia o alla Procura della Repubblica; la denuncia può essere sporta anche da una sola persona. Si rischia l’arresto fino a 3 mesi o l’ammenda fino a 309 euro.

Nel caso di illecito civile si deve chiedere l’intervento di un avvocato che, dopo aver diffidato il condomino molesto, avvierà una causa per il risarcimento del danno.

Qualche esempio di rumore intollerabile

Non è stato ritenuto sussistente alcun reato per i rumori provenienti da un appartamento da cui si avvertiva il gioco di pallone dei bambini e qualche sedia che cadeva, poiché non erano di intensità tale da disturbare le occupazioni o il riposo delle persone.

Nel caso di un cane che abbaia, secondo la Cassazione ciò che rileva ai fini del reato non è il disturbo effettivo a una pluralità di persone ma la potenzialità diffusiva della fonte rumorosa, al di là quindi del numero di persone che risultano concretamente molestate.

 

Chi chiamare per i rumori intollerabili?

Salvo che il regolamento non contenga una esplicita clausola che impedisce ai condomini di far rumore entro determinate fasce orarie, non ha potere di intervento l’amministratore di condominio.

Se ci sono gli estremi del reato si possono chiamare i carabinieri o la polizia.

Se non ci sono gli estremi dell’illecito civile è necessario ricorrere al proprio avvocato di fiducia che invierà la diffida ed eventualmente avvierà un ricorso in via d’urgenza al tribunale. Il ricorso d’urgenza, se è vero che garantisce un provvedimento di inibizione dei rumori nel giro di pochi mesi, non consente di chiedere il risarcimento del danno che andrà avanzato con una causa ordinaria.

È consigliabile chiedere all’Agenzia Regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa) un intervento per effettuare una perizia fonometrica.

note

[1] Cass. sent. n. 38973/17.

[2] L. n. 447/1995; Dpcm del 14.11.1997.

Affinché scatti il reato non è sufficiente che i rumori arrechino disturbo ai soli occupanti di un appartamento, neppure se si tratta di quello sottostante o di più appartamenti contigui, ma devono coinvolgere nel fastidio anche altre persone abitanti nel condominio o nelle zone circostanti, anche se a lamentarsi sia solo una di queste.


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