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Spiagge e stabilimenti: dal 2020 cambia tutto

27 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 agosto 2017



Il rinnovo automatico delle concessioni demaniali marittime sarà vietato e dal 2020 avverrà sulla base di procedure pubbliche

A tutti sarà capitato di andare al mare e di utilizzare i servizi degli stabilimenti balneari: lettini, ombrelloni, docce, cabine. A pochi sarà, invece, capitato, di apprendere come funziona il sistema delle concessioni delle spiagge e soprattutto come cambierà dal 2020. Tra qualche anno, infatti, potrebbe non valere più il ritornello di una nota canzone: «Per quest’anno non cambiare: stessa spiaggia, stesso mare». Le cose, infatti, cambieranno e se siamo abituati ad andare ogni anno nella stessa spiaggia, è bene sapere che dalle prossime stagioni il nostro “stabilimento di fiducia” potrebbe esser gestito da personale diverso. Vediamo perché.

Spiagge e stabilimenti balneari: la situazione in Italia

Il lido del mare e la spiaggia sono, per legge [1], beni appartenenti allo Stato. Si tratta, infatti, di beni che, per la loro naturale attitudine a soddisfare interessi pubblici non possono che essere di demanio pubblico. Più precisamente, al riguardo, si parla di demanio marittimo, che spesso è oggetto di concessioni da parte dello Stato nei confronti di determinate imprese specializzate nel settore. Dette imprese, proprio in forza di una concessione di demanio marittimo, possono gestire – su una determinata spiaggia e su un determinato lido – attività turistiche, attività ricreative e possono, dunque, creare degli stabilimenti dotati di bar, ristoranti, ombrelloni, sdraio: insomma, tutto ciò che siamo abituati a vedere quanto andiamo al mare e non sostiamo in una spiaggia libera.

Concessioni del demanio marittimo: la situazione in Italia

In tema di concessioni del demanio marittimo, per troppo tempo il sistema italiano è stato contrario alle previsioni europee, ma dal 2020 si cambia rotta.

Vediamo in che senso.

Attualmente, il nostro ordinamento prevede il rinnovo automatico delle concessioni. Rinnovo predisposto generalmente in favore del concessionario uscente e, dunque, sempre nei confronti della medesima impresa.

Circa l’origine storica della vicenda, deve precisarsi che l’utilizzabilità del demanio marittimo per finalità turistiche e commerciali ha avuto il suo primo riconoscimento ufficiale nel 1977 [2]. Poi, in considerazione dell’enorme potenziale economico e lavorativo che dava lo sfruttamento del litorale, si scelse un sistema di rinnovo automatico senza limiti temporali. Così i gestori degli stabilimenti balneari iniziavano quasi a considerare il litorale come una sorta di proprietà privata ed allo stesso tempo iniziavano a fare investimenti e opere per il suo massimo sfruttamento economico.

Si stima, infatti, che le imprese turistiche del settore siano oltre 30mila.

Concessioni del demanio marittimo: cosa c’è “che non va” in Italia

Facile intuire che un sistema di rinnovo automatico delle concessioni possa creare ingiustificate situazioni di privilegio nei confronti di chi sia già in possesso di una concessione ed, allo stesso tempo, impedisca di effettuare una selezione imparziale e trasparente dei potenziali candidati all’ottenimento di analoga concessione. La pratica dei rinnovi automatici, in altri termini, peccherebbe di “falsare la concorrenza”, violando i principi (appunto) della libera concorrenza e della libertà di stabilimento.

Concessioni demanio marittimo: la normativa europea

Il sistema italiano, così come organizzato, è in contrasto con la normativa comunitaria in tema di libertà di stabilimento ed in particolar modo con la c.d. direttiva Bolkestein risalente al 2006 [3].

Detta direttiva impone alla pubblica amministrazione di utilizzare i principi della trasparenza ed imparzialità nelle concessioni, che dovrebbero – dunque – essere rilasciate non automaticamente, ma mediante l’utilizzo di procedure pubbliche di selezione tra i soggetti interessati.

Ma la direttiva, per sua stessa natura, non è immediatamente efficace e vincolante nei confronti degli Stati dell’Unione europea, richiedendo piuttosto che questi vi si adeguino adottando tutte le norme necessarie per darle concreta esecuzione.

L’Italia ha provveduto al suo recepimento – peraltro parziale – solo nel 2010 [4] e per tale motivo ha subito una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea (una sorta di procedimento disciplinare che l’Europa effettua nei confronti degli Stati che violano gli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione europea).

È da dire però che dal 2010, in ogni caso, non si possono rilasciare nuove concessioni senza un preventivo – e adeguatamente pubblicizzato – procedimento di selezione tra i soggetti interessati.

Concessioni demanio marittimo: cosa cambia dal 2020?

L’adeguamento alla direttiva è un procedimento legislativo abbastanza complesso perché richiede la modifica e/o abrogazione delle norme con essa incompatibili, l’adozione di quelle mancanti, la tutela di diritti nel frattempo sorti ecc. Allo stesso tempo trova anche l’ostilità di quelle categorie professionali – i gestori degli stabilimenti balneari nel caso di specie – contrarie alla perdita di un diritto oramai acquisito e consolidato.

Si tratta, dunque, di un percorso graduale che, nel caso di specie, è iniziato nel 2010 e che dal 2020 cambierà in modo definitivo il modello delle concessioni del demanio marittimo.

L’adeguamento alla normativa europea ha condotto ad un sistema di liberalizzazioni prorogando le concessioni in essere fino al 31 dicembre 2020. Da quella data la concessione delle spiagge e del demanio marittimo saranno messe all’asta. Dunque, la selezione – imparziale e trasparente  – avverrà tra tutti i candidati e non solo tra coloro che, ormai da tempo, gestiscono lo stesso lido in forza di rinnovi automatici e tali da creare ingiustificati privilegi. Si aprirà, quindi, una gara nella quale potranno “risultare vincitori”, in base a determinati requisiti e criteri, tanto i “concessionari abituali” che le nuove imprese specializzate nel settore.

note

[1] Art. 822 Cod. Civ.

[2] Art. 59, Dpr. n. 616 del 24.07.1977.

[3] Direttiva 2006/123/CE del 12.12.2006.

[4] D. lgs. n. 59 del 26.03.2010.


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22 Commenti

  1. L’articolo non descrive la problematica nella sua essenza e contiene anche cose inesatte per esempio la procedura di infrazione. Quello che più noto invece è come si voglia dare un’accezione negativa ai rinnovi automatici senza sottolinearne gli aspetti positivi e la difesa dagli speculatori stranieri a cui fanno gola le nostre risorse.
    Ci vorrebbero post più approfonditi, e un senso di responsabilità più pieno quando si parla di concorrenza.

    1. Ma che cosa dice?! Sicuramente lei sarà il titolare di qualche stabilimento balneare che paga quattro soldi di concessione e incassa ogni anno decine di migliaia di euro sfruttando un bene demaniale.

  2. non si capisce nemeno il titolo? perche dal 2020? la corte europea ha gia’ abolito la legge italiana che prorroga le concessioni fino al dicembre 2015, e il tar lombardia e sardegna ha riconfermato che l’ulteriore legge che prorroga le concessioni fino al 2020 e’ illegale, perche e’ in violazione della bolkestein. quindi e’ immediatamente che cambia tutto, non dal 2020. ad oggi nessuna concessione si piu’ prorrogare ne rinovare senza gara.

  3. Fino a quando L’Italia continuerà a pagare multe per infrazioni alla UE(MAFIA)con i soldi pubblici delle tasse dei cittadini,si continuerà a rinviare all’infinito.Cosi come per le deroghe di caccia e quant’altro.Un sistema che privilegia la piccola casta a discapito degli italiani,un sistema che non offre miglioramenti di servizi e genera la famosa crisi!

    1. Ossia vengono pagate, con i soldi di tutti i contribuenti, multe per cose che favoriscono soltanto i detentori delle concessioni che, per la previsione del rinnovo automatico, ne traggono i benefici ?
      Meno male che se ne parla.

  4. COME MAI PER LA SPAGNA E …. NON VIENE APPLICATA LA STESSA NORMATIVA? SONO FUORI DALL’EUROPA O HANNO POLITICI PIU’ AUTOREVOLI?

    1. L’Italia ultimamente ha fatto valere il discorso che ciò che arriva dalle coste è da considerarsi a carico della Europa?
      Allora discorso analogo deve valere anche per le concessioni.
      ⚖️

  5. Per Qualche fanatico di troppo, sarebbe troppo semplice sedersi al tavolo preparato da altri bello e apparecchiato e pronto per mangiare senza aver prima lavorato e fatto tanti sacrifici. Puoi anche sederti e mangiare, ma se non hai lavorato devi pagare il prezzo per sederti per mangiare la roba d’altri. Pazzi non si nasce ci si diventa.
    Michele.

  6. Il costo di queste multe lo farei pagare ai balneari, casta medioevale di evasori fiscali; che si paghino l’asta sti’ privilegiati del cazzo;: il fatto che si parli di multinazionali è semplice macchina del fango stil-mafiosa

  7. Ma come si fa a travisare ogni parola presa per buona citata nella direttiva se si analizza bene la libertà di stabilimento ed il principio del paese di origine vogliono esprimere ben altra cosa per cui secondo me sarebbe il caso che la smetteste co sto terrorismo mediatico ridicolissimo e ridicolistico arrivederci!!!

  8. Non si fa menzione di tutti i soldi che gli operatori del settore hanno investito per realizzare le strutture ricettive e che rischierebbero di finire nelle mani di grosse società magari non italiane

    1. E allora? Qual’è il problema? Se qualche lido finisse in mano straniera vorrebbe dire che siamo un paese appetibile per gli investimenti dall’estero. Sono soldi che arrivano in Italia. Tra l’altro assumerebbero gente già sul posto, italiani in larga parte!

    2. Chiunque privato apre una attività in un locale in affitto sa che l’investimento dell’allestimento è a termine e le spese le calcola nei costi di ammortamento; non vedo quindi perché non debba essere lo stesso per proprietari degli stabilimenti balneari che da anni ormai hanno ammortato e lucrato su un bene che è di tutti, quindi ben venga che ci sia turnazione nell’utilizzo. Le spiagge non sono un bene esclusivo di nessuno, si facciano le aste e si vedrà anche un buon innalzamento della qualità dei servizi.

  9. io immagino un gestore, che per 20 anni ha investito in soldi, credibilità ecc. per lanciare un lido portarlo in alto, e poi un bel giorno arriva un pinco pallino sfondato di soldi ( che non deve per forza essere straniero, abbiamo già tanti mafiosi in italia), che partecipando all’asta butta giù un offerta alla quale il nostro gestore non può rispondere e pouffff tanti anni passati di mano… che principio del cazzo!!!!

    1. ma si, allora liberalizziamo anche le concessioni di tabacchi lotto superenalotto farmaci… la bolkestein è assurda

      1. per i consideranda 22 e 25 lotto superenalotto e “servizi sanitari” sono esclusi dal campo di applicazione della Direttiva

  10. per i consideranda 22 e 25 lotto superenalotto e “servizi sanitari” sono esclusi dal campo di applicazione della Direttiva

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