Donna e famiglia I diritti della donna che ha appena partorito

Donna e famiglia Pubblicato il 9 agosto 2017

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La donna gode di vari diritti dal momento in cui sceglie di avere un figlio ad alcuni mesi successivi al parto.

La legge (sia italiana che europea) tutela le donne (mamme), in particolare le lavoratrici, che hanno l’arduo compito di gestire contemporaneamente il lavoro, la maternità e la famiglia e che, nonostante questo, sono spesso discriminate dai datori di lavoro. Il congedo di maternità ed il diritto alla privacy sono solo alcuni dei diritti riconosciuti alla donna che ha appena partorito. Vediamoli nel dettaglio.

Il diritto di scegliere

La donna, già prima del parto, gode del diritto di scegliere se diventare madre o non esserlo. Spesso ci capita di sentir parlare donne che lamentano di aver avuto una gravidanza inattesa e non voluta. Ebbene, lo stato consente alla donna di decidere (seppure entro certi limiti) se portare avanti una gravidanza o interromperla, se riconoscere il proprio figlio o darlo in adozione. Questo comporta che una donna (a differenza di molti anni fa) può scegliere liberamente:

  • di partorire conservando l’anonimato;
  • di dare alla luce il proprio figlio in ospedale (in sicurezza), comunicando la decisione di non riconoscere il bambino che potrà, quindi, essere adottato;
  • di riconoscere il proprio bambino già dall’età di 16 anni (in caso di ragazza nubile o separata potrà dare al figlio il suo cognome).

 

Diritti della mamma lavoratrice

La donna che ha scelto di diventare madre (ed ha appena partorito) gode di ulteriori diritti, soprattutto se è una mamma lavoratrice: la legge [1], infatti, tutela la maternità mettendo in evidenza la difficile coesistenza tra lavoro, maternità e vita familiare. Su questo tema concorda anche l’Europa che tutela la vita familiare e professionale quale diritto fondamentale dell’uomo e dichiara garantita la protezione della famiglia sul piano giuridico, economico e sociale.

Al fine di poter conciliare vita familiare e vita professionale, ogni donna ha il diritto:

  • di essere tutelata contro il licenziamento (causato dalla maternità);
  • ed il diritto ad un congedo di maternità retribuito e ad un congedo parentale, dopo la nascita o l’adozione di un figlio [2].

La donna che ha appena partorito (e quella che scopre di aspettare un bambino), dunque, gode:

  • del divieto di licenziamento in gravidanza (che esiste dall’inizio della gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino);
  • del diritto di svolgere una mansione (seppure temporaneamente diversa da quella che svolgeva prima di scoprire la gravidanza) salubre, poco faticosa e per nulla nociva. Tale diritto viene conservato anche durante la fase dell’allattamento in quanto tende a tutelare non solo la salute della mamma, ma anche quella del figlio appena nato: la donna che allatta ha il diritto di mantenere un lavoro sano senza rischio di contaminazioni.

 

Il congedo di maternità

La donna in gravidanza ha il diritto (nonché l’obbligo) di astenersi dal lavoro per cinque mesi: due mesi prima del parto e tre mesi dopo. Si tratta di un’astensione obbligatoria che, però, può anche essere posticipata di un mese quando non vi sono problemi per la continuità lavorativa (un mese prima del parto e quattro mesi dopo).

L’indennità di maternità viene riconosciuta:

  • alle lavoratrici dipendenti;
  • alle lavoratrici parasubordinate iscritte alla gestione separata (cioè ad un ente pensionistico diverso dall’Inps);
  • alle lavoratrici autonome;
  • alle libere professioniste.

Durante questa astensione obbligatoria alla madre verrà erogata un’indennità sostitutiva della retribuzione pari all’80% della retribuzione media.

Vi sono, poi, dei casi particolari nei quali la donna ha diritto ad un periodo di congedo maggiore. Si tratta:

  • della donna che, in gravidanza, presenta problemi di salute (cosiddetta gravidanza a rischio) la quale, prima dei due mesi di astensione obbligatoria, ha il diritto di usufruire del congedo obbligatorio anticipato;
  • della donna che ha un parto prematuro la quale potrà usufruire dei giorni non goduti prima del parto nel periodo di astensione obbligatoria post-parto;
  • della donna che subisce un’interruzione di gravidanza (prima del 180° giorno di gravidanza) o la perdita del figlio subito dopo la nascita (per decesso del bambino alla nascita o durante il congedo di maternità) la quale ha diritto, se vuole, di astenersi dal lavoro per l’intero periodo di congedo di maternità.

La donna che ha appena partorito, al rientro al lavoro e per l’intero primo anno di vita del bambino, ha il diritto di usufruire dei permessi giornalieri necessari per accudire il figlio (il permesso ha la durata di due ore al giorno, se il lavoro è a tempo pieno, o di un’ora, se la giornata di lavoro dura sei ore totali.

Diritto alla non discriminazione

La donna in attesa o quella che ha appena partorito ha anche il diritto di non essere discriminata in sede di assunzione; ciò significa che non le può essere richiesto di sottoporsi ad un test di gravidanza per essere certi che non sia incinta, né le può essere chiesto se desidera o meno dei figli.

La donna ha, altresì, il diritto alla privacy per cui, quando deve presentare al proprio datore di lavoro  il certificato di assistenza al parto può far cancellare i dati riguardanti la sua salute ed il tipo di parto a cui è stata sottoposta, dovendo indicare esclusivamente la data di nascita del piccolo ed i dati di riconoscimento della madre.

Anche l’Inps è tenuto alla privacy e può avvalersi solo dei dati utili all’espletamento delle proprie mansioni.

note

[1] Art. 37 Cost.

[2] Art. 33 Cedu.


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