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Imposta di registro: prescrizione e decadenza cartella

9 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 agosto 2017



Previsti la prescrizione decennale e diversi termini di decadenza entro cui l’Agenzia delle Entrate Riscossione può pretendere il pagamento.

L’imposta di registro è un tributo indiretto dovuto per la registrazione di una scrittura, pubblica o privata. Si parla, dunque, di un contratto di locazione, di una donazione, di una cessione di azienda, di una sentenza, di un decreto ingiuntivo, ecc.

L’importo dell’imposta di registro non è fisso: cambia in base al valore dell’atto da registrare, secondo le tariffe previste dalla legge.

Il mancato pagamento volontario dell’imposta di registro da parte di chi è obbligato a farlo non scappa all’occhio vigile dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, che può procede alla cosiddetta «riscossione coattiva»: se non vuoi pagare con le buone, paghi con le cattive.

A tal proposito è importante sapere che la legge prevede espressamente termini di decadenza e di prescrizione oltre i quali il tributo non può più essere riscosso.

La prescrizione dell’imposta di registro

La prescrizione è la sanzione per non aver esercitato un diritto nei termini. Un credito prescritto è un credito estinto. Nullo. Da dimenticare.

Il diritto si prescrive quando trascorre un certo periodo di senza che l’Agenzia delle Entrate Riscossione si sia fatta sentire, cioè senza che abbia notificato alcun atto interruttivo. Ne consegue l’impossibilità di pretendere il pagamento né con riscossione coattiva né tramite azione giudiziale.

Nel caso dell’imposta di registro il termine di prescrizione è di 10 anni dalla data in cui era dovuto il pagamento [1].

La decadenza dell’imposta di registro

La decadenza è, invece, la sanzione per non aver esercitato una determinata azione necessaria ad acquisire un diritto. L’Agenzia delle Entrate Riscossione decade dal proprio compito se, entro certi termini, non notifica alcun atto della riscossione (avvisi e cartelle).

Per l’imposta di registro la legge [2] prevede espressamente che:

  • l’imposta di registro relativa agli atti non presentati per la registrazione obbligatoria può essere richiesta, entro il termine di decadenza di cinque anni dal giorno in cui avrebbe dovuto essere richiesta la registrazione o si è verificato il fatto che legittima la registrazione d’ufficio;
  • l’avviso di rettifica e di liquidazione della maggiore imposta di registro deve essere notificato entro il termine di decadenza di due anni dal pagamento dell’imposta relativa al bene il cui valore è stato accertato come superiore rispetto a quello dichiarato;
  • l’imposta di registro relativa alle annualità successive alla prima, nonché le connesse sanzioni e gli interessi dovuti, sono richiesti, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di scadenza del pagamento.

L’imposta deve essere richiesta, a pena di decadenza, entro il termine di tre anni decorrenti, per gli atti presentati per la registrazione o registrati:

  • dalla data di richiesta di registrazione, se si tratta di imposta principale;
  • dalla data in cui è stata presentata la denuncia, se si tratta di imposta complementare;
  • dalla data della notifica della decisione delle commissioni tributarie ovvero dalla data in cui la stessa è divenuta definitiva, nel caso in cui sia stato proposto ricorso avverso l’avviso di rettifica e di liquidazione della maggiore imposta. Nel caso di occultazione di corrispettivo, il termine decorre dalla data di registrazione dell’atto;
  • dalla data di registrazione dell’atto ovvero dalla data di presentazione della denuncia, se si tratta di imposta suppletiva.

A differenza della prescrizione, però, la decadenza non comporta l‘estinzione del diritto ma l’estinzione dell’azione. La legge precisa infatti che l’intervenuta decadenza non dispensa dal pagamento dell’imposta in caso di registrazione volontaria dell’atto o nell’ipotesi di registrazione «in caso d’uso». Che significa?

Il caso d’uso ricorre quando un atto si deposita, per essere acquisito, presso le cancellerie giudiziarie nello svolgimento di attività amministrative o presso le amministrazioni dello Stato o degli enti pubblici territoriali e i rispettivi organi di controllo. A meno che il deposito avvenga ai fini dell’adempimento di un’obbligazione delle citate amministrazioni, enti o organi o sia obbligatorio per legge o regolamento.

note

[1] Art. 78 DPR n. 131/1986.

[2] Art. 76 DPR n. 131/1986.

Autore immagine: 123rf.com


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