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Riforma delle pensioni Fornero: è ancora valida?

25 agosto 2017 | Autore:


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Il decreto Salva Italia che ha riformato il sistema pensionistico italiano è ancora in vigore? 

Sono passati diversi anni, e nel frattempo sono state introdotte alcune forme di flessibilità per l’uscita dal lavoro, ma la famigerata riforma delle pensioni Fornero [1], nota anche come Decreto Salva Italia, è ancora pienamente valida.

I requisiti utili a maturare la pensione di vecchiaia e anticipata, difatti, restano quelli stabiliti dalla Fornero, anche se maggiorati dagli adeguamenti alla speranza di vita. Sono state introdotte, però, delle nuove facoltà di anticipare la pensione, come l’Ape, l’Ape social, e la pensione anticipata quota 41. Sopravvivono, inoltre, alcune vecchie forme di flessibilità che prevedono requisiti più leggeri per la quiescenza, come la pensione di anzianità per gli addetti ai lavori usuranti, la Deroga Amato, che consente di ottenere la pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi, e la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità. Altre forme di anticipo dell’uscita dal lavoro stanno invece esaurendo la propria utilità, in quanto non possono essere estese a nuovi beneficiari: parliamo delle salvaguardie, dell’opzione donna e del salvacondotto per i nati sino al 1952.

Ma procediamo per ordine e vediamo quali sono i requisiti per la pensione di vecchiaia e di anzianità nelle gestioni facenti capo all’Inps, e in quali casi si può anticipare la pensione.

Requisiti della pensione di vecchiaia

La pensione di vecchiaia può essere ottenuta, dal 2018, con 66 anni e 7 mesi di età per tutti, uomini e donne (attualmente il requisito per le donne è pari a 65 anni e 7 mesi di età).

Sono poi necessari almeno 20 anni di contributi, che possono ridursi a 15 nel caso in cui si risulti beneficiari della Deroga Amato [2]. Ricordiamo che possono beneficiare della deroga coloro che possiedono almeno 15 anni di contributi versati entro il 1992 o che entro tale data sono stati autorizzati al versamento dei contributi volontari o, ancora, chi possiede 25 anni di anzianità contributiva, 15 anni di contributi e 10 anni di lavoro discontinui (per approfondimenti: Chi può andare in pensione con 15 anni di contributi).

Ci si può pensionare con 15 anni di contributi anche se si opta per il ricalcolo contributivo della pensione (cosiddetta Opzione Dini): occorrono però meno di 18 anni di contributi versati prima del 1996 (ma almeno 1 contributo accreditato prima di tale data)  e oltre 5 anni di contributi versati dal 1996 in poi.

Requisiti della pensione di vecchiaia contributiva

Per chi ha diritto al calcolo interamente contributivo della pensione, esiste inoltre la possibilità di pensionarsi con 5 anni di contributi, ma a 70 anni e 7 mesi di età. Si tratta, ad esempio, di chi non possiede contributi versati prima del 1996 o degli iscritti alla Gestione separata dell’Inps.

Pensione di vecchiaia anticipata per invalidità

La pensione di vecchiaia può essere anticipata all’età di 60 anni e 7 mesi per gli uomini, 55 anni e 7 mesi per le donne, se si possiede un’invalidità minima dell’80%. Questa pensione non può essere richiesta dai dipendenti pubblici. Dalla maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione è necessaria l’attesa di una finestra di 12 mesi.

Requisiti della pensione anticipata

Per ottenere la pensione anticipata, invece, sono necessari almeno 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Non ci sono limiti di età per ottenere tale prestazione (in passato erano previste penalità per chi si pensionava prima del compimento dei 62 anni).

Pensione anticipata per i lavoratori precoci

Bastano invece 41 anni per consentire il pensionamento dei cosiddetti lavoratori precoci, cioè di coloro che possiedono almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro versati prima del 19° anno di età.

Possono fruirne i lavoratori dipendenti:

  • che si trovano in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro:
    • per licenziamento, anche collettivo;
    • per dimissioni per giusta causa;
    • per risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di conciliazione obbligatoria;
    • i lavoratori devono aver concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione spettante (Naspi, Aspi o mobilità) da almeno tre mesi;
  • che assistono, al momento della richiesta della prestazione, da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado (come il figlio o il genitore) convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi della legge 104;
  • che hanno una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74%.
  • che hanno svolto una delle professioni elencate, per almeno 6 anni in via continuativa negli ultimi 7 anni precedenti alla data della domanda di pensione (lavori gravosi ):
    • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
    • conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
    • conciatori di pelli e di pellicce;
    • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
    • conduttori di mezzi pesanti e camion;
    • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
    • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
    • professori di scuola pre-primaria;
    • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
    • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
    • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

Per il pensionamento anticipato con 41 anni di contributi sono ammessi, oltre ai lavoratori addetti a mansioni gravose appena citati, anche gli addetti ai lavori usuranti e notturni [3].

Pensione anticipata contributiva

Chi ha diritto al calcolo interamente contributivo della pensione può ottenere la pensione anticipata coi seguenti requisiti:

  • 63 anni e 7 mesi di età;
  • 20 anni di contributi;
  • assegno di pensione pari a 2,8 volte l’assegno sociale.

Requisiti per ottenere l’Ape e Ape sociale

L’Ape, o anticipo pensionistico, è un assegno, riconosciuto grazie a un prestito bancario, che accompagna il lavoratore fino alla pensione. Si può richiedere a partire dai 63 anni di età, se non mancano più di 3 anni e 7 mesi alla maturazione della pensione e si possiedono almeno 20 anni di contributi. Il prestito Ape, o prestito ponte, è restituito con la futura pensione, che viene dunque penalizzata.

L’Ape sociale, o anticipo pensionistico sociale, è un assegno a carico dello Stato riconosciuto, prima della pensione, a chi possiede almeno 63 anni di età e 30 o 36 anni di contributi, a seconda della categoria a cui appartiene.

La prestazione, in particolare, spetta fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia ed è riservata ad alcune categorie di lavoratori tutelati: disoccupati involontari(che hanno cessato di percepire il sussidio da almeno 3 mesi), invalidi (dal 74% in su), caregivers (persone che assistono da almeno 6 mesi un familiare di 1° grado  o il coniuge portatore di handicap grave) e addetti a lavori faticosi e rischiosi (per questi ultimi, a differenza delle altre categorie, è necessario possedere almeno 36 anni di contributi).Sono esclusi dall’Ape sociale gli addetti ai lavori usuranti e notturni.

A differenza dell’Ape volontaria, o di mercato, l’Ape sociale non è ottenuta grazie a un prestito bancario, in quanto è erogata direttamente dallo Stato e non deve essere restituita.

L’ammontare dell’assegno, calcolato sulla base della futura pensione, non può superare i 1.500 euro mensili: sull’Ape sociale è corrisposto il bonus da 80 euro, in quanto  è assimilata al reddito da lavoro dipendente.

Requisiti per ottenere la pensione di anzianità per gli addetti ai lavori usuranti e notturni

Gli addetti ai lavori faticosi e pesanti, o meglio ai lavori usuranti, sono coloro che svolgono una delle lavorazioni elencate in un noto decreto del 2011 [3], che stabilisce l’accesso anticipato alla pensione per chi svolge mansioni particolarmente faticose e rischiose o turni notturni.

Sono considerati addetti al lavoro notturno coloro che hanno svolto, per metà della vita lavorativa o per almeno 7 anni negli ultimi 10 anni:

  • lavoro notturno, per almeno 6 ore per notte,  per un numero pari o superiore a 78 giorni all’anno;
  • lavoro notturno, per almeno 6 ore per notte,   tra le 72 e le 78 giornate all’anno;
  • lavoro notturno, per almeno 6 ore per notte,   tra le 64 e le 71 giornate all’anno.

Se sono state svolte dalle 3 alle 6 ore per notte, il beneficio spetta se le giornate con turni notturni sono state lavorate per l’intero anno.

Per fruire della pensione di anzianità con le quote (le quote sono la somma del requisito di età e del requisito di contribuzione), è necessario che il lavoratore addetto a mansioni usuranti maturi i seguenti requisiti:

  • quota (la quota è la somma di età e anni di contributi) pari a 97,6, con:
  • almeno 61 anni e 7 mesi d’età;
  • almeno 35 anni di contributi.

Dalla maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione, non è più necessario attendere la cosiddetta finestra, pari a 12 mesi per i dipendenti e a 18 mesi per gli autonomi, perché è stata abolita dalla Legge di bilancio 2017.

Se l’interessato possiede anche contributi da lavoro autonomo, i requisiti sono aumentati di un anno.

Per quanto riguarda i lavoratori adibiti a turni notturni, i requisiti sono differenti a seconda del numero di notti lavorate nell’anno: in particolare, per chi ha lavorato per almeno 78 notti nell’anno i requisiti sono gli stessi per gli addetti agli impieghi particolarmente faticosi e pesanti, per chi ha lavorato meno di 78 notti (con un minimo di 64 notti), i requisiti sono invece più severi, sino a una quota massima di 99,6, con un minimo di 35 anni di contributi e 63 anni e 7 mesi di età (innalzata a 100,6, con un minimo di 64 anni e 7 mesi di età per chi possiede anche contributi da lavoro autonomo).

Sono esclusi dalla pensione di anzianità gli addetti ai lavori gravosi e faticosi (questi ultimi, però, a differenza degli addetti ai lavori usuranti, beneficiano dell’Ape sociale).

 

Requisiti della pensione con cumulo e totalizzazione

Per chi possiede contributi versati in casse diverse, è possibile sommarli ai fini del diritto alla pensione richiedendo il cumulo o la totalizzazione.

Col cumulo, ogni cassa calcola la sua quota di pensione: i requisiti per la pensione di vecchiaia e anticipata col cumulo sono pari a quelli ordinari.

Con la totalizzazione, invece, i contributi presenti in ogni cassa vengono conteggiati, ai fini della prestazione, col sistema contributivo (salvo che nella cassa non si ottenga un autonomo diritto a pensione).

Con la totalizzazione è possibile ottenere:

  • la pensione di vecchiaia, con 65 anni e 7 mesi di età e l’attesa di una finestra di 18 mesi;
  • la pensione di anzianità, con 40anni e 7 mesi di contributi e l’attesa di una finestra di 21 mesi.

Benefici pensionistici non prorogati

Non sono invece stati rinnovati i seguenti benefici che consentono di ottenere prima la pensione:

Questi benefici restano dunque utili solo per chi ha maturato i requisiti richiesti entro le date stabilite dalle varie normative in materia.

note

[1] D.l. 201/2011.

[2] D.lgs. 502/1993.

[3] D.lgs. 67/2011


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1 Commento

  1. Solo curiosità; sono nato nel 1950, ho lavorato 20 anni in fiat, ho altri contributi per 10 anni come dipendente, più 4 anni di contributi come libero professionista. Dal 2007, invalido civile con contributi figurativi, ultimo rinnovo invalidità giugno 2016. Continui contatti con INPS che affermano pensione di invalidità si trasforma in vecchiaia al compimento dei requisiti: a 66 anni e 7 mesi. Ora ho 67 anni e passa mesi. Ancora non ricevo risposta INPS. Residente all’estero precisamente in Polonia da 4 anni. Devo tornare in italia con carro armato per far valere i miei diritti?

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