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I diritti di chi ha l’asma

6 settembre 2017 | Autore:


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Invalidità, esenzione dal ticket, permessi al lavoro, pensione di inabilità, benefici Inail: le agevolazioni per chi soffre di questa malattia cronica.

E’ una delle malattie più diffuse al mondo e anche una delle patologie che rappresentano maggiori problemi nel mondo del lavoro. L’asma è una malattia respiratoria cronica che si manifesta attraverso un’infiammazione delle vie aeree, che mette a dura prova i bronchi e che provoca episodi ricorrenti di crisi respiratorie, respiro sibilante e tosse. Sono i cosiddetti «attacchi d’asma», che compromettono la capacità respiratoria e che possono essere anche fatali.

Le cause dell’asma sono da cercare in fattori genetici o ambientali. C’è chi asmatico ci nasce, c’è chi lo diventa perché fumatore (anche passivo) o perché, negli anni, l’esposizione a polvere, acari, pollini o muffe oppure un’infezione polmonare precoce lo portano a sviluppare questa malattia. Grazie ai test come la spirometria, che misura la funzionalità polmonare, è possibile effettuare una diagnosi corretta.

Il risultato, oltre al rischio per la salute dell’asmatico, è la notevole perdita di qualità della vita. Chi soffre di asma non potrà lavorare ovunque e ad un ritmo simile a quello di chi l’asma non ce l’ha. Non potrà visitare certi posti, non potrà svolgere certe attività sportive. E avrà, comunque, bisogno di assistenza.

Non esiste una cura che riesca a risolvere il problema dell’asma. Ecco perché si parla di malattia cronica. Esistono, questo si, dei farmaci per tenere controllata la patologia e per ridurre gli attacchi e le loro conseguenze (sibili, tosse, difficoltà respiratorie).

A questo punto, quali sono i diritti di chi soffre di asma? Viene riconosciuta l’invalidità? Come deve comportarsi al lavoro? Ha diritto all’esenzione dal ticket sanitario per patologia? Può andare in pensione anticipata a causa della malattia?

Una domanda alla volta, una risposta alla volta

Chi soffre di asma ha diritto all’invalidità?

Il livello di gravità dell’asma viene stabilito dall’infiammazione delle vie respiratorie. Questo fattore può determinare, a sua volta, la riduzione della capacità lavorativa e, di conseguenza, la percentuale di invalidità civile da attribuire al paziente.

Perché parlare di invalidità?

Perché chi soffre di asma, come si diceva prima, ha dei limiti importanti in molti ambiti della normale vita quotidiana. Non è soltanto il non poter fare una corsa di qualche chilometro o di non poter giocare frequentemente a calcetto con gli amici, ma anche semplici gesti giornalieri come vestirsi, lavarsi o parlare o, per i più giovani, svolgere una normale attività scolastica. La malattia, inoltre, può causare disturbi del sonno. Ecco perché chi soffre di asma arriva, progressivamente, ad uno stato di invalidità.

L’asma figura nella lista delle malattie croniche e invalidanti [1]. Le percentuali, però, sono piuttosto ridotte:

  • per l’asma allergico estrinseco: dal 21% al 30%;
  • per l’asma intrinseco: 35% fisso.

Significa che solo chi soffre di asma intrinseco ha diritto ad un sostegno, che in questo caso si traduce in ausili o protesi (nebulizzatori, ventilatori polmonari, umidificatori, ecc. a seconda della prescrizione medica).

Discorso diverso se l’asma si mescola ad altre malattie respiratorie, come la Bpc (broncopneumopatia cronica) o la Bpco (broncopneumopatia cronica ostruttiva). In questi casi, le percentuali salgono e danno diritto ad altre agevolazioni. A meno che si tratti di bronchite asmatica cronica: in questo caso, viene riconosciuta un’invalidità al 45% e le prestazioni a cui si ha diritto sono quelle che abbiamo appena visto.

Broncopneumopatia (Bpc) asmatica grave

In questo caso, la percentuale di invalidità viene riconosciuta dal 71 all’80%. Ciò consente di ottenere:

  • protesi e ausili;
  • inserimento nel mondo del lavoro, se il soggetto è disoccupato e ha tra 18 e 65 anni, attraverso domanda al collocamento mirato [2];
  • esenzione dal ticket sanitario con il solo pagamento della quota fissa per ogni ricetta.

Oltre a queste agevolazioni, e se la percentuale supera il 74%, chi soffre di Bpc asmatica severa ha diritto:

  • al riconoscimento di 2 mesi di contributi figurativi l’anno per un massimo di 5 anni. Significa che, se si oltrepassa la soglia cumulabile, si può anticipare la pensione fino ad un massimo di 5 anni;
  • all’assegno di invalidità di 279,47 euro per 13 mensilità, se si ha un reddito massimo annuo di 4800,38 euro ed un’età compresa tra 18 e 65 anni.

Broncopneumopatia (Bpc) asmatica severa

E’ uno stadio più grave della Bpc asmatica che abbiamo appena visto. La percentuale di invalidità, in questo caso, può essere tra l’81 ed il 90% oppure del 100%.

Nel primo caso, le agevolazioni saranno le stesse che abbiamo visto per la Bpc asmatica grave.

Nel secondo caso, si avrà diritto anche alla pensione di inabilità di 279,47 euro per 13 mensilità con un limite di reddito annuo di 16.532,10 euro. Inoltre, se impossibilitato a compiere le azioni normali della vita quotidiana o a deambulare autonomamente, ha diritto anche all’indennità di accompagnamento.

I diritti al lavoro di chi soffre di asma

L’ambiente del lavoro è tutt’altro che trascurabile per chi soffre di asma. Secondo i più recenti dati dell’Inail, l’asma professionale, cioè quella che si è scatenata a causa delle sostanze presenti nel luogo in cui si lavora, rappresenta circa il 15% dei casi di asma in un adulto. Come comportarsi? Quali sono, in questo caso, i diritti di chi soffre di asma?

Se la malattia viene contratta nell’esercizio della propria attività, a causa delle mansioni svolte o dell’ambiente di lavoro, è riconosciuta dall’Inail la malattia professionale. Nel caso dell’asma, siamo di fronte ad una malattia tabellata. Che cosa significa?

Le malattie tabellate sono malattie professionali individuate da un elenco tassativo, contratte nell’ambito di determinate lavorazioni elencate in una tabella. Per queste malattie, la causa di servizio è presunta, a condizione che sia denunciata entro i termini massimi di indennizzabilità previsti in tabella. Il lavoratore deve provare:

  • lo svolgimento di mansioni rientranti nell’ambito delle lavorazioni tabellate;
  • l’esistenza di una malattia espressamente prevista.

Ricevuto il certificato medico di malattia professionale (che il medico invia telematicamente all’Inail), il lavoratore deve consegnarlo al datore di lavoro entro 15 giorni dalla manifestazione della patologia. Il datore di lavoro ha l’obbligo di trasmettere la denuncia di malattia professionale all’Inail, esclusivamente in via telematica, entro i 5 giorni successivi a quello in cui riceve la comunicazione dal lavoratore.

Le prestazioni dell’Inail

Se l’Inail riconosce la malattia professionale può riconoscere, a seconda della gravità della patologia, le seguenti prestazioni:

  • cure ambulatoriali
  • indennità giornaliera per l’inabilità temporanea;
  • rendita per inabilità permanente: viene corrisposta se la capacità lavorativa è ridotta in misura superiore al 10% ed è rapportata al grado di inabilità;
  • indennizzo per danno biologico, che può essere corrisposto in capitale o in rendita in base al grado e al tipo di menomazione;
  • rendita ai superstiti;
  • assegno di incollocabilità;
  • speciale assegno continuativo mensile;
  • cure idrofangotermali e soggiorni climatici;
  • fornitura di protesi, ortesi e presidi;
  • assegno per assistenza personale continuativa.

L’Inail eroga le prestazioni anche se la responsabilità dell’asma è riconducibile al datore di lavoro, che non ha rispettato le norme sull’igiene e la sicurezza. Ma l’Istituto passerà il conto all’azienda o alla persona responsabile (cosiddette azioni di regresso e di surroga). Il datore di lavoro, per evitare di pagare quel conto, deve provare di avere adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi della patologia.

Se l’Inail non riconosce la malattia professionale a chi soffre di asma, il lavoratore ha 3 anni per fare ricorso

Asma: assenza per malattia

Se il lavoratore ha difficoltà a svolgere la sua attività lavorativa per via dell’asma, anche nel caso in cui non si ravvisi una malattia professionale, può assentarsi per malattia.

Per poterlo fare, deve innanzitutto recarsi dal proprio medico curante, che, dopo la visita, è in grado di stabilire se la gravità dei sintomi è tale da essere incompatibile con lo svolgimento dell’attività lavorativa e ad assegnare i dovuti giorni di riposo. A tal proposito, deve trasmettere telematicamente all’Inps il certificato di malattia e fornire il numero di protocollo al lavoratore, che quest’ultimo deve inviare al datore di lavoro.

Chi soffre di asma e resta a casa in malattia deve rispettare gli orari della visita fiscale. Sono giustificate le assenze per visite mediche o per terapie, purché documentate. Attenzione, però: il lavoratore non può essere sanzionato per essersi recato ad effettuare attività all’aperto, anche di svago, durante il periodo di malattia se possono aiutare il suo recupero. Lo ha chiarito una sentenza della Cassazione [3], nella quale si afferma che, per determinate patologie, le attività ludiche all’aperto non compromettono la guarigione ma possono, al contrario, aiutarla.

Non è sanzionato il lavoratore assente per malattia che effettua attività di svago se la patologia ne trae giovamento

Visite mediche e terapie in day hospital

Se chi soffre di asma si assenta per effettuare delle visite mediche o per sottoporsi a terapie ambulatoriali in regime di day hospital, l’assenza beneficia dello stesso trattamento delle assenze per malattia, come confermato dall’Inps in una sua nota circolare [4].

In particolare, secondo l’Inps, è verificato il requisito della temporanea incapacità lavorativa del dipendente, come avviene per la malattia, quando:

  • la permanenza nel luogo di cura si protrae per tutta la giornata lavorativa;
  • le tempistiche necessarie per rientrare dal luogo di cura non consentono la presenza in azienda del lavoratore;
  • la prestazione a cui il dipendente si sottopone è considerata dal medico incompatibile con l’attività svolta.

Naturalmente, perché l’assenza sia indennizzata come malattia occorre che la struttura o il centro medico rilascino un certificato, da inviare on line all’Inps. Se non è possibile la trasmissione telematica del certificato, è necessario che il personale sanitario rilasci un certificato, redatto su carta intestata, che indichi:

  • i dati del dipendente;
  • la data di rilascio;
  • l’inizio e il termine del ricovero;
  • la firma del medico e la descrizione della diagnosi.

Il documento deve essere inviato all’Inps entro due giorni dal rilascio

In ogni caso devono essere indicati i dati del datore di lavoro, l’indirizzo di reperibilità ed un eventuale recapito per controlli.

Esami diagnostici

Se chi soffre di asma deve fare delle analisi in merito, cioè degli esami diagnostici, questi, se di breve durata, solitamente non sono equiparabili alle assenze per malattia, a meno che non si tratti di controlli:

  • urgenti e non effettuabili al di fuori dell’orario lavorativo;
  • talmente invasivi da richiedere una convalescenza.

Cure ricorrenti

Se chi soffre di asma deve assentarsi dal lavoro per effettuare cicli di cura ricorrenti, cioè terapie ambulatoriali alle quali si deve sottoporre periodicamente, l’assenza può essere assimilata alla malattia.

Il medico può certificare separatamente ogni ciclo di cura, oppure rilasciare una documentazione unica, che attesti la necessità di prestazioni ricorrenti: in quest’ipotesi, il trattamento successivo viene qualificato come ricaduta del precedente, proprio come la ricaduta della malattia.

Il certificato medico, in questi casi, deve essere inviato all’inizio della terapia, con l’indicazione delle date in cui avverranno le prestazioni. Una volta effettuate le cure, la struttura sanitaria deve rilasciare una dichiarazione che ne comprovi l’esecuzione, pena la perdita del diritto all’indennità.

Permessi per visita medica: dipendenti pubblici

Se le visite mediche, le analisi o i trattamenti dovuti all’asma non rientrano in alcuno dei casi esposti, l’assenza può essere comunque retribuita se lo prevede il contratto collettivo applicato.

Per i dipendenti pubblici la visita medica deve essere retribuita come un’apposita tipologia di permesso indennizzato, come chiarito dal Tar del Lazio [5]: in questo caso la legge [6] stabilisce il diritto ai permessi retribuiti per visite mediche, terapie, esami diagnostici e prestazioni specialistiche in genere, per i lavoratori del comparto pubblico, anche quando non siano assimilabili alla malattia. Si tratta, in pratica, di un’ulteriore tipologia di assenza retribuita, che non deve rientrare nei limiti quantitativi previsti dai contratti collettivi per le altre assenze dal lavoro.

note

[1] DM n. 329/1999.

[2] Legge n. 681/1999.

[3] Cass. sent. n. 21621/2010.

[4] Circ. Inps n. 192/1996.

[5] Tar Lazio, sent. n. 5714/2015.

[6] Art. 55-septies, Co. 5-ter , Dlgs 165/01.

Autore immagine: 123rf.com

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2 Commenti

  1. Buongiorno. Soffro di asma bronchiale dall’età di 1 anno ( finita sotto tenda ossigeno per una crisi improvvisa).
    Sono sotto cura e controllo costante e in più da giugno 2017 ho scoperto di avere il diabete dico 2 e prendo farmaci oltre dover seguire un’alimentazione controllata. In che modo si può fare domanda per la pensione di invalidità , se è possibile, e a chi mi devo rivolgere? Al mio medico o agli specialisti che mi hanno sotto cura?. Grazie mille

  2. ho 72 anni soffro di asma e broncoreversibilità al b2 mimetico con la seguente terapia Brimica mattina e sera e Budiair mattina e sera con una invalidità al 65% mi spettano questo assegno di 280€mensile

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