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Rogo rifiuti speciali: cosa si rischia?

10 Agosto 2017 | Autore:
Rogo rifiuti speciali: cosa si rischia?

Appiccare roghi a rifiuti speciali e pericolosi comporta rischi per la salute, e sussistono i reati di disastro ambientale e combustione illecita di rifiuti.

Rifiuti speciali: cosa sono

I rifiuti sono definiti, per legge [1], come “le sostanze o gli oggetti che derivano da attività umane o da cicli naturali, di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi”. Sono classificati e divisi in urbani e speciali – a seconda dell’origine da cui provengono – ed in pericolosi e non pericolosi, in relazione alle loro caratteristiche. Tra i rifiuti speciali rientrano, ad esempio, i rifiuti da lavorazione industriale, quelli derivanti da attività sanitarie, o ancora quelli derivanti dall’attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti da trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi.

Le varie categorie, poi, possono intrecciarsi tra loro, secondo gli schemi previsti dall’ordinamento: esistono dunque i rifiuti urbani non pericolosi, così come i rifiuti speciali pericolosi. Questi ultimi, in particolare, sono quei rifiuti “generati dalle attività produttive che contengono al loro interno un’elevata dose di sostanze inquinanti”: data quindi la loro natura potenzialmente nolto nociva e pericolosa per la salute pubblica e per l’ambiente, vanno trattati in maniera specifica, per poter ridurre le conseguenze dannose che potrebbero derivare da un loro smaltimento non corretto. Tra i rifiuti speciali pericolosi rientrano quelli derivanti dalla raffinazione del petrolio e dei processi chimici, i solventi, o ancora quelli derivanti dall’industria metallurgica o dagli impianti di trattamento dei rifiuti.

Rogo rifiuti speciali: rischi per la salute

La propagazione di un incendio, di per sé pericolosa per l’incolumità delle persone e dei luoghi in cui il fuoco si diffonde, aumenta nel caso in cui il rogo riguardi rifiuti, siano essi speciali o pericolosi. In questi casi, a seconda della tipologia di rifiuti che brucia, possono esserci conseguenze per l’ambiente, per le colture, l’aria e l’acqua, nonché naturalmente le persone. Possono infatti propagarsi nell’aria diossine e sostanze microinquinanti in concentrazioni significative, in grado di mettere a repentaglio la salute pubblica, oppure allo stesso tempo possono inquinarsi le colture della zona e di conseguenza l’igiene degli alimenti (sia di origine vegetale che animale).

Quando si verificano simili incendi, pertanto, si ricorre a specifiche unità di crisi, nel rispetto dei piani di prevenzione e delle previsioni operative predisposte dalle singole amministrazioni comunali e provinciali, al fine di poter intervenire tempestivamente dopo aver accertato, nel più breve tempo possibile, l’eventuale presenza nell’ambiente (aria, acqua, falde, terreni) di sostanze inquinanti e nocive, causate e derivanti dalla combustione dei rifiuti, nonchè da sversamenti o smaltimenti abusivi.

Per evitare avvelenamenti da fumo, irritazioni alle vie respiratorie (tosse o asma, ad esempio) o, nei casi più gravi, di assorbire in circolo sostanze molto tossiche, è sempre consigliato stare il più possibile a distanza dal fumo, controvento, e naturalmente chiudere porte e finestre.

Rogo rifiuti speciali: rischi e conseguenze legali

Troppo spesso, per evitare i doverosi e controllati iter di smaltimento, si verificavano – e ancora si verificano – ipotesi di incendi e combustioni, suppostamente colpose, ma che spesso nascondono roghi dolosi. Proprio a fronte della gravità delle conseguenze ambientali che possono accadere – dato che sempre più numerose erano le ipotesi di smaltimento di rifiuti con modalità non corrette ed illecite – per fronteggiare queste situazioni è intervenuto il legislatore, nel 2013 e nel 2015, con l’introduzione di due nuovi delitti.

Ci sono quindi conseguenze giuridiche per i responsabili dei roghi di rifiuti speciali. In particolare, possono configurarsi due ipotesi di reato: il reato di combustione illecita di rifiuti [2] ed il reato di disastro ambientale [3].

La finalità è evidentemente quella di salvaguardare il bene pubblico della pubblica incolumità e la tutela dell’ambiente. Per quanto riguarda il reato di combustione illecita di rifiuti, come si legge nella disposizione di legge, viene punita l’azione di “appiccare il fuoco”, e non quella di “provocare un incendio”: la scelta del legislatore in tal senso parrebbe proprio intenzionata a punire la semplice sussistenza di un rogo di rifiuti che abbia natura consapevole e volontaria, quindi di origine dolosa, a prescindere dal fatto che poi l’incendio divampi e si diffonda in maniera incontrollata.

Altra ipotesi di reato ascrivibile in caso di rogo di rifiuti, come detto, è poi quella di disastro ambientale. Si tratta quindi di ipotesi di gravissimi danni creati all’ambiente, anche alla luce delle pesantissime conseguenze che possono verificarsi – come abbiamo visto – a seconda del tipo di rifiuto speciale e pericoloso che brucia. Questo delitto è punito con una pena molto severa, la reclusione da cinque a quindici anni, mentre il reato di combustione illecita di rifiuti prevede la pena della reclusione da due a cinque anni.

In caso di roghi di rifiuti, la procura della Repubblica competente e titolare delle indagini – in presenza dei requisiti di legge – aprirà un fascicolo a carico di ignoti, in attesa delle risultanze investigative.


note

[1] Art. 184 del decreto legislativo n. 152 del 2006, “norme in materia ambientale”, noto anche come Codice dell’ambiente.

[2] Il decreto legislativo n. 136 del 10 dicembre 2013 – “disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali ed a favorire lo sviluppo delle aree interessate” – ha introdotto nel nostro codice dell’ambiente il reato di combustione illecita di rifiuti. Previsto all’articolo 256 bis e rubricato “combustione illecita di rifiuti”, tale disposizione statuisce che: “salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati ovvero depositati in maniera incontrollata è punito con la reclusione da due a cinque anni. Nel caso in cui sia appiccato il fuoco a rifiuti pericolosi, si applica la pena della reclusione da tre a sei anni. Il responsabile è tenuto al ripristino dello stato dei luoghi, al risarcimento del danno ambientale e al pagamento, anche in via di regresso, delle spese per la bonifica. Le stesse pene si applicano a colui che tiene le condotte di cui all’articolo 255, comma 1, e le condotte di reato di cui agli articoli 256 e 259 in funzione della successiva combustione illecita di rifiuti. La pena è aumentata di un terzo se il delitto di cui al comma 1 è commesso nell’ambito dell’attività di un’impresa o comunque di un’attività organizzata. Il titolare dell’impresa o il responsabile dell’attività comunque organizzata è responsabile anche sotto l’autonomo profilo dell’omessa vigilanza sull’operato degli autori materiali del delitto comunque riconducibili all’impresa o all’attività stessa; ai predetti titolari di impresa o responsabili dell’attività si applicano altresì le sanzioni previste dall’art. 9, comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231. La pena è aumentata di un terzo se il fatto di cui al comma 1 è commesso in territori che, al momento della condotta e comunque nei cinque anni precedenti, siano o siano stati interessati da dichiarazioni di stato di emergenza nel settore dei rifiuti ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225. I mezzi utilizzati per il trasporto di rifiuti oggetto del reato di cui al comma 1 del presente articolo, inceneriti in aree o impianti non autorizzati, sono confiscati ai sensi dell’articolo 259, comma 2, salvo che il mezzo appartenga a persona estranea alle condotte di cui al citato comma 1 del presente articolo e non si configuri concorso di persona nella commissione del reato. Alla sentenza di condanna o alla sentenza emessa ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale consegue la confisca dell’area sulla quale è commesso il reato, se di proprietà dell’autore o del concorrente nel reato, fatti salvi gli obblighi di bonifica e ripristino dello stato dei luoghi. Si applicano le sanzioni di cui all’articolo 255 se le condotte di cui al comma 1 hanno a oggetto i rifiuti di cui all’articolo 184, comma 2, lettera e)”.

[3] L’art. 452 quater del codice penale, “disastro ambientale”, introdotto con la legge n. 68 del 2015 sugli ecoreati, stabilisce che: “fuori dai casi previsti dall’articolo 434, chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale e’ punito con la reclusione da cinque a quindici anni. Costituiscono disastro ambientale alternativamente: 1) l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema; 2) l’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali; 3) l’offesa alla pubblica incolumita’ in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo. Quando il disastro e’ prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena e’ aumentata”.

Autore immagine: Pixabay.


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