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Lo sai che? Assegno senza provvista o senza autorizzazione: sanzioni

Lo sai che? Pubblicato il 28 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 28 agosto 2017

Cosa si rischia se si emette un assegno senza provvista o senza autorizzazione della banca?

L’emissione di assegni senza provvista e l’emissione di assegni senza autorizzazione della banca costituiscono illeciti amministrativi punibili dalla Prefettura con l’applicazione di sanzioni pecuniarie ed eventuali sanzioni accessorie particolarmente incisive, come il divieto di emettere assegni per un determinato periodo di tempo.

Vediamo in cosa consiste la violazione, quali sono le sanzioni e come si possono evitare.

Assegno emesso senza autorizzazione della banca

Tale ipotesi si verifica quando manca l’autorizzazione della banca perchè:

  1. l’autorizzazione a emettere assegni, dapprima esistente sulla base di una convenzione stipulata tra il cliente e la banca, è stata successivamente revocata (per esempio a seguito di iscrizione semestrale alla Centrale di Allarme Interbancaria – CAI);
  2. l’autorizzazione è cessata a seguito di chiusura del conto corrente;
  3. l’autorizzazione non è mai esistita, non avendo il traente preventivamente stipulato alcuna convenzione di chèque con il trattario.

Per l’emissione di assegni senza autorizzazione è prevista una sanzione principale pecuniaria che va da un minimo edittale di € 1.032 ad un massimo edittale di € 12.394.

Assegno emesso senza provvista

Tale ipotesi si verifica quando, pur essendovi un’autorizzazione della banca all’emissione di assegni, il soggetto emette un assegno senza disporre di sufficiente provvista al pagamento dello stesso, nel momento in cui viene presentato all’incasso (entro il termine di 8 giorni, se pagabile nello stesso comune in cui fu emesso, o di 15 giorni, se pagabile in altro comune, dalla data cartolare di emissione).

Per l’emissione di assegni senza provvista, la sanzione principale pecuniaria va da € 516 a € 6.197.

Divieto di emettere assegni bancari e postali

Il divieto di emettere assegni bancari e postali per una durata non inferiore a 2 anni e non superiore a 5 anni costituisce una sanzione accessoria rispetto a quella pecuniaria.

Tale sanzione accessoria scatta automaticamente nel caso di emissione di assegni senza autorizzazione (illecito considerato più grave).

Nell’ipotesi di emissione di assegni senza provvista, il divieto di emettere assegni è comminato solo quando l’importo dell’assegno o di più assegni emessi in tempi ravvicinati e sulla base di una programmazione unitaria, è superiore a € 2.582.

Sanzioni accessorie interdittive

In casi di particolare gravità dell’illecito, possono essere applicate delle sanzioni accessorie di natura interdittiva. La loro durata non può essere inferiore a due mesi, né superiore a due anni (art. 5 bis della l. 386/90).

Tali sanzioni sono:

  • l’interdizione dall’esercizio di un’attività professionale o imprenditoriale;
  • l’interdizione dall’esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese;
  • l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione.

Dette sanzioni accessorie vengono irrogate quando:

  • l’importo dell’assegno o di più assegni emessi in tempi ravvicinati e sulla base di una programmazione unitaria è superiore ad € 51.645;
  • il traente, nei cinque anni precedenti, ha commesso due o più violazioni per un importo superiore complessivamente ad € 10.329, accertate con provvedimento esecutivo.

Chiunque trasgredisce ai divieti conseguenti alle sanzioni amministrative accessorie è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Pagamento tardivo dell’assegno senza provvista

Per i soli assegni senza provvista, la legge consente il pagamento dell’assegno dopo la scadenza del termine di presentazione (c.d. pagamento tardivo ), il quale può essere eseguito o nelle mani del portatore del titolo o nelle mani del pubblico ufficiale che ha elevato il protesto (o ha reso la constatazione equivalente), o presso lo stabilimento della banca trattaria mediante un deposito infruttifero vincolato al portatore del titolo.

In tali casi, la sanzione amministrativa non si applica se il traente:

1) effettua il pagamento dell’importo facciale dell’assegno, degli interessi, della penale e delle eventuali spese entro 60 giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione del titolo;

2) sempre entro 60 giorni, fornisce al trattario oppure, in caso di protesto, al pubblico ufficiale che lo ha elevato, la prova dell’avvenuto pagamento mediante quietanza del portatore del titolo con firma autenticata ovvero, in caso di pagamento a mezzo di deposito vincolato, mediante relativa attestazione della banca comprovante il versamento dell’importo dovuto.

Il pagamento nei termini e nei modi sopra evidenziati consente di evitare sia l’avvio del procedimento amministrativo sanzionatorio di competenza del Prefetto sia l’iscrizione alla Centrale Allarme Interbancaria.


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