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Diritti e doveri del pubblico dipendente

28 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 agosto 2017



Il lavoratore pubblico, oltre a godere di diritti, ha anche dei doveri nei confronti dell’amministrazione per cui lavora

Il lavoro pubblico, in un’epoca di crisi economica, sembra essere il sogno irraggiungibile di molti giovani italiani, sia per la sicurezza e stabilità che assicura, sia per i diritti (soprattutto patrimoniali) che concede; ma non bisogna dimenticare che essere un dipendente pubblico comporta anche delle responsabilità e dei doveri ai quali non ci si può sottrarre. Analizziamo diritti e doveri del pubblico dipendente nello specifico.

I doveri del pubblico dipendente

I dipendenti delle pubbliche amministrazioni, nello svolgimento del loro lavoro, sono titolari di diritti e di doveri. I doveri del pubblico dipendente (da pochi anni) sono per lo più regolati dal cosiddetto codice di comportamento dei dipendenti pubblici, i cui principi e contenuti si ispirano agli obblighi di diligenza, lealtà, imparzialità e buona condotta che qualificano il corretto adempimento della prestazione lavorativa.  Il pubblico dipendente (esclusi il personale militare, la polizia di stato, la polizia penitenziaria, nonché i componenti delle magistrature e dell’avvocatura dello Stato) si impegna ad osservare tali regole già all’atto dell’assunzione in servizio: la violazione della disciplina prevista dal codice di comportamento dei dipendenti pubblici determina una serie di sanzioni disciplinari.

In via generale, il dipendente pubblico deve:

  • osservare le norme previste dalla nostra costituzione, impegnandosi a servire lo stato (per il quale lavora, essendo alle dipendenze di una pubblica amministrazione) con disciplina ed onore, secondo i principi di buon andamento ed imparzialità dell’attività amministrativa;
  • svolgere i propri compiti nel rispetto della legge, tutelando e perseguendo l’interesse pubblico (senza abusare della sua posizione o dei poteri che gli sono riconosciuti in virtù del lavoro che svolge);
  • rispettare i principi di integrità, correttezza, buona fede, proporzionalità’, obiettività’, trasparenza, equità’ e ragionevolezza;
  • agire in modo indipendente ed imparziale, astenendosi in caso di conflitto di interessi;
  • esercitare i propri compiti orientando l’azione amministrativa alla massima economicita’, efficienza ed efficacia.

Il pubblico dipendente, inoltre:

  • non deve usare per fini personali (o privati) le informazioni di cui dispone per ragioni di ufficio e deve evitare situazioni e comportamenti che possano ostacolare il corretto svolgimento delle sue mansioni o arrecare un danno agli interessi o all’immagine della pubblica amministrazione;
  • nei rapporti con i terzi (destinatari  dell’azione  amministrativa) deve assicurare la totale uguaglianza (intesa come parità di trattamento a parità di condizioni) astenendosi, altresì, da azioni arbitrarie che comportino discriminazioni basate  su  sesso,  nazionalità,  origine etnica,  caratteristiche  genetiche,  lingua,  religione   o   credo, convinzioni personali  o  politiche,  appartenenza  a  una  minoranza nazionale, disabilità,  condizioni  sociali  o  di  salute,  eta’  e orientamento sessuale o su altri diversi fattori;
  • deve dimostrare la massima disponibilità e collaborazione nei rapporti con le altre pubbliche amministrazioni, assicurando lo scambio e la trasmissione delle  informazioni  e  dei dati  in  qualsiasi  forma [1].

Tra i doveri, invece, più specifici elencati nel codice ritroviamo i seguenti:

  • dovere di comunicare la propria (eventuale) adesione o appartenenza ad associazioni ed organizzazioni (ad eccezione di partiti politici e sindacati) i cui ambiti di interesse possano interferire con lo svolgimento del proprio lavoro;
  • dovere (al momento dell’assunzione) di comunicare gli eventuali rapporti di lavoro avuti con soggetti privati nei tre anni precedenti e chiarire se tali rapporti sussistano ancora o coinvolgano il coniuge, il convivente o i parenti e gli affini entro il secondo grado;
  • obbligo di segnalare al proprio superiore eventuali situazioni di illecito nell’amministrazione di cui sia venuto a conoscenza;
  • obbligo di rendere tracciabili e trasparenti i processi decisionali adottati presentando appropriata documentazione;
  • dovere di rispettare i limiti stabiliti dalla direzione nell’utilizzo di materiali, attrezzature e linee telematiche e telefoniche dell’ufficio;
  • obbligo di fornire informazioni sulla propria situazione patrimoniale;
  • dovere di attivare procedimenti disciplinari o, se necessario, di denunciare alle autorità giudiziarie attività illecite.

I diritti del pubblico dipendente

Il dipendente pubblico (tenuto a seguire, come abbiamo visto, un determinato codice comportamentale) ha, però, anche dei diritti tra i quali i principali sono i diritti patrimoniali. Si tratta, in particolare, di:

  • diritto ad avere compensi per lavoro straordinario (che si aggiungono al regolare stipendio);
  • diritto a ricevere delle indennità (in caso di lavori svolti in condizioni di particolare responsabilità, disagio o pericolo);
  • diritto ad aumenti retributivi (di tipo orizzontale o verticale) dovuti a scatti di categoria di inquadramento;
  • diritto a godere di permessi retribuiti, in particolare otto giorni all’anno per partecipare a concorsi od esami, tre giorni consecutivi dopo la nascita dei figli (o anche per lutto o grave infermità del coniuge o di parenti entro il secondo grado ed affini entro il primo grado), 15 giorni consecutivi in occasione del matrimonio ed, infine, previa domanda, 36 ore annue per l’assistenza ai portatori di handicap.

Tra i diritti non patrimoniali riconosciuti al pubblico dipendente vi sono:

  • il diritto all’ufficio (cioè il diritto a mantenere il proprio posto di lavoro o, nel caso in cui il dipendente risulti in esubero, il diritto a risolvere il rapporto di lavoro nel rispetto delle garanzie fissate dalla legge);
  • il diritto al riposo settimanale, non inferiore alle 24 ore (deve corrispondere, se possibile, con la domenica);
  • diritto alle ferie retribuite (pari a 32 giorni lavorativi più quattro giornate di riposo per ogni anno lavorativo);
  • diritto della dipendente incinta di assentarsi dal lavoro a partire dai due mesi precedenti e nei tre mesi successivi al parto;
  • diritto ai congedi parentali, fino ai primi otto anni di vita del bambino;
  • diritto ai congedi familiari (in caso di gravi problemi familiari possono assentarsi dal posto di lavoro per un periodo non superiore ai due anni, anche se in questo periodo non avranno diritto ad alcuna retribuzione);
  • diritto ai congedi formativi (è riconosciuto ai dipendenti pubblici che hanno maturato almeno cinque anni di servizio) senza retribuzione per un periodo che non superi gli 11 mesi;
  • diritto all’aspettativa, per un periodo di massimo 12 mesi in un triennio (motivata, ad esempio, da problemi personali o familiari, dottorati di ricerca, avvicinamento al coniuge che lavori all’estero). Il periodo di aspettativa non è retribuito e non è conteggiato nel calcolo dell’anzianità di servizio;
  • diritto di esercitare attività sindacale e di  scioperare, con obbligo di comunicare l’adesione allo sciopero con un preavviso non inferiore ai dieci giorni;
  • il diritto alla conservazione del posto di lavoro per un periodo di 18 mesi in caso di infortunio o malattia.

Se, in seguito alla malattia, il pubblico dipendente non sarà più in grado di svolgere la propria attività, avrà diritto ad essere impiegato in mansioni diverse da quelle precedenti: solo in caso di incapacità a svolgere qualunque lavoro utile, si potrà procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro.

Se il pubblico dipendente si assenta (in seguito ad un infortunio sul lavoro o ad una malattia causata dalla sua attività) ha, altresì, il diritto alla conservazione del posto per un periodo di 18 mesi (prorogabili per altri 18 mesi in casi particolarmente gravi).

note

[1] D.P.R.n.62 del 16.4.2013.

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