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Brevetti non registrati in Italia: posso vendere se ho la licenza?

19 agosto 2017


Brevetti non registrati in Italia: posso vendere se ho la licenza?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 agosto 2017



Ho chiesto ad una ditta cinese, che vende un prodotto online su Amazon, se posso venderlo e se è brevettato in Italia. Mi hanno risposto dandomi solo l’esclusiva a vendere.

Posso vendere come distributore o importatore il prodotto, anche qualora il brevetto non fosse registrato in Italia? E posso anche se il brevetto invece fosse registrato da un’altra ditta e non da loro che sostengono di averlo registrato in Cina? Si creerebbero dei conflitti di interesse? Chi ne sarebbe coinvolto il produttore cinese o io che vendo qui il loro prodotto?

La risposta al quesito passa dalla verifica della registrazione o meno del prodotto in oggetto presso l’ufficio italiano e/o europeo marchi. Difatti, per quanto possa bastare l’autorizzazione ottenuta dalla ditta cinese a vendere quel determinato prodotto in un determinato territorio, occorrerà sempre e comunque verificare che quel prodotto non sia già stato registrato presso l’Ufficio Italiano o Europeo dei brevetti e marchi da altro soggetto.

In presenza di un’eventuale registrazione in tal senso, la vendita del prodotto effettuata in caso a proprio nome comporterebbe una violazione della normativa sulle proprietà intellettuali, col conseguente rischio di ricevere una diffida o, peggio, una citazione in giudizio per vendita di prodotti già marchiati da altro autore.

La ditta cinese, dal suo canto, rischierebbe insieme al lettore una denuncia civile per aver utilizzato illecitamente un prodotto marchiato da altro soggetto.

Diversa cosa sarebbe se il lettore ottenesse l’autorizzazione a vendere o importare dal titolare del marchio registrato: in questo caso, lo stesso potrebbe operare senza alcun timore nel mercato online.

Tanto premesso, quello che si consiglia al lettore è per prima cosa di verificare tramite i portali di ricerca ufficiali se il nome del prodotto sia già stato registrato all’Ufficio Brevetti e Marchi Italia, o presso quello di competenza europeo.

Nel caso in cui il controllo dovesse avere esito negativo, allora il prodotto in questione – con l’autorizzazione già ottenuta dalla ditta cinese – potrebbe essere rivenduto o commercializzato  dal lettore come meglio crede.

In caso di esito positivo (la ricerca trova il prodotto con un marchio registrato), non resterebbe al lettore che rintracciare il relativo titolare al fine di ottenere da questi l’autorizzazione a vendere ed importare, con la consapevolezza che parte degli introiti potrebbero (dovrebbero per legge) essere destinati a quel soggetto, titolare del rispettivo marchio.

Si precisa, infine, che se il prodotto è registrato all’Ufficio europeo, allora sarà tutelato in tutto il territorio dell’Unione Europea.

Diversamente, se il prodotto fosse registrato solo in alcuni Paesi, quali l’Italia per l’appunto, allora riceverebbe la relativa tutela solo nel ristretto ambito territoriale di competenza; con la conseguenza che l’eventuale vendita in un Paese estero, quale il Portogallo, ad esempio, sarebbe permessa senza violazione di marchio alcuno.

Articolo tratto dalla consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla

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