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Posso scaricare dal 730 le spese omeopatiche?

30 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 agosto 2017



Farmaci e visite omeopatiche sono detraibili dalla dichiarazione dei redditi, anche se le medicine non sono rimborsabili.

Come con gli esseri umani, anche con la medicina succede che «tutto ciò che è diverso dall’abituale fa paura». Così è stato per anni con l’omeopatia, formalmente etichettata come «alternativa alla medicina tradizionale» e, quindi, diversa e, quindi ancora, per molti non del tutto affidabile. Oggi sono circa 8 milioni di persone in Italia ad abbracciare questa possibilità di guarire da una malattia o di prevenirla. La maggior parte di questi 8 milioni di persone (oltre il 60%) si rivolge all’omeopata per curare un semplice raffreddore o un’influenza. Ma c’è chi pone in questi dottori la sua fiducia per risolvere una colite ulcerosa. E anche con successo.

L’Italia è arrivata in ritardo rispetto ad altri Paesi europei (Germania, Francia, Svizzera, Austria) ma oggi l’omeopatia è riconosciuta come «atto medico». Di conseguenza, è possibile scaricare dal 730 le spese omeopatiche, cioè quelle per visite o farmaci. Anche se il costo di entrambi sono totalmente a carico del cittadino (non esiste un ticket sanitario per effettuare una visita omeopatica, per intenderci).

I farmaci omeopatici sono medicinali?

La legge [1] considera i farmaci omeopatici a tutti gli effetti dei medicinali e li definisce «quelli ottenuti mediante un processo descritto dalla farmacopea europea o in sua assenza dalle farmacopee ufficiali degli Stati membri». Si basano su un concetto che risale agli inizi dell’Ottocento secondo cui se una sostanza è alla base dei sintomi di una persona malata, una dose estremamente piccola di quella sostanza può essere utilizzata come cura della malattia stessa.

Nel dettaglio, il Ministero della Salute definisce così i farmaci omeopatici: «Ogni medicinale ottenuto a partire da sostanze denominate materiali di partenza per preparazioni omeopatiche o ceppi omeopatici, secondo un processo di produzione omeopatico descritto dalla farmacopea europea o, in assenza di tale descrizione, dalle farmacopee utilizzate ufficialmente negli Stati membri della Comunità europea; un medicinale omeopatico può contenere più sostanze».

Il farmaco, inoltre, deve mostrare «una denominazione scientifica del ceppo o dei ceppi omeopatici o, in mancanza di questa, la denominazione scientifica del materiale o dei materiali di partenza per preparazioni omeopatiche o altra denominazione figurante in una farmacopea, accompagnata tra parentesi dalla denominazione propria della tradizione omeopatica seguita dal grado di diluizione». Se questo grado di diluizione è alto, sull’etichetta si deve poter leggere: «Medicinale omeopatico senza indicazioni terapeutiche approvate».

In altre parole: il Ministero riconosce i farmaci omeopatici come medicinali, ma mette le mani avanti, come per dire: «Se succede qualcosa, l’autorità competente non ne è responsabile».

Come scaricare dal 730 le spese omeopatiche

Come già detto, i medicinali omeopatici non sono rimborsabili perché non sono a carico del Servizio sanitario nazionale. Ma sono, comunque, scaricabili dalla dichiarazione dei redditi, purché:

  • al momento dell’acquisto in farmacia venga presentata la ricetta dell’omeopata per i farmaci che la richiedono;
  • si alleghi ai documenti del 730 lo scontrino della farmacia valido per la detrazione fiscale.

Che cosa si può scaricare dal 730?

  • le prestazioni di un medico omeopata;
  • l’acquisto di medicinali omeopatici da banco e/o con ricetta medica.

Quanto si può scaricare dal 730?

E’ possibile scaricare dal 730 le spese omeopatiche nella misura del 19% di quanto effettivamente pagato. Prima di applicare tale percentuale, però, deve essere dedotta la franchigia di 129,11 euro (al di sotto di questa cifra non spetta alcuna detrazione).

Facciamo un esempio. Se, tra visite dall’omeopata e farmaci omeopatici, ho speso in un anno 1000 euro (magari! Ma è solo per fare numeri tondi), a quella cifra dovrò togliere la franchigia. Quindi: 1000 – 129,11 (mi togliessero i centesimi…) = 870,89 euro. Sarà questo importo che porterò in detrazione.

Cosa riesco a recuperare? 870,89 x 19% = 165,47 euro. Ecco che cosa mi torna indietro.

note

[1] Dlgs. n. 219/2006.

Autore immagine: 123rf.com

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