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Versamenti in banca: controlli leciti anche sui professionisti

10 Agosto 2017


Versamenti in banca: controlli leciti anche sui professionisti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Agosto 2017



Legittime le indagini bancarie sui versamenti sul conto corrente dei professionisti non motivati.

Chi esercita attività professionale può prelevare dal conto corrente tutte le somme che vuole, senza doverne dar conto all’Agenzia delle Entrate o preoccuparsi di un eventuale accertamento fiscale; non può assumere però lo stesso atteggiamento quando invece si tratta di versamenti. I versamenti infatti restano soggetti a controlli bancari e, se non giustificati (ossia se il contribuente non è in grado di dimostrare la fonte da cui proviene l’importo), fanno scattare una presunzione di evasione a favore del fisco. È questo l’importantissimo chiarimento fornito ieri dalla Cassazione [1]. In pratica, per i versamenti sul conto fatti dai professionisti restano possibili, e quindi leciti, i controlli bancari. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di spiegare cosa significano questi concetti.

Le somme versate sul conto corrente del professionista o del privato possono essere accertate dall’Agenzia delle entrate come redditi in «nero»

Può saltare a piè pari il seguente paragrafo chi ha già letto la nostra guida su Prelievi e versamenti: come evitare il fisco. In buona sostanza, nel 2014 [2] la Corte Costituzionale ha dichiarato inapplicabile ai professionisti la legge [3] dettata per gli imprenditori, in base alla quale prelievi e versamenti sul conto non giustificati si presumono come ricavi in nero e, quindi, danno luogo a un accertamento fiscale. Al contribuente è data possibilità di difendersi dimostrando:

  • nel caso di versamenti, l’origine di tali soldi, da dove cioè se li è procurati;
  • nel caso di prelievi, il beneficiario degli stessi.

Ebbene, la dichiarazione di incostituzionalità si estende però solo ai prelievi sul conto e non anche ai versamenti fatti dai professionisti, per i quali restano ancora possibili i controlli bancari.

In pratica, un professionista può attingere dal bancomat quanti soldi vuole, anche diverse migliaia di euro, senza timore che un giorno il fisco possa chiedergli chiarimenti; e questo perché, essendo tenuto a una contabilità semplificata – non come quella degli imprenditori – i soldi potrebbero servirgli anche per esigenze personali e non di studio (ad esempio per la spesa della famiglia). Viceversa, i versamenti di denaro sul conto continueranno ad essere sotto il vigile controllo dell’Agenzia delle Entrate, la quale potrà pretendere di sapere da dove provengono tali importi se di questi non vi è traccia, ad esempio, in una fattura.

C’era davvero bisogno di questo chiarimento da parte della Cassazione? Sembrerebbe di sì, perché la Corte Costituzionale, nel dichiarare inapplicabile ai professionisti, la legge sui prelievi e versamenti degli imprenditori era stata equivoca: nella motivazione della sentenza aveva parlato di illegittimità solo con riferimento ai prelievi, ma nel dispositivo il richiamo sembrava riferirsi anche ai versamenti. Oggi, questo equivoco è stato definitivamente sciolto e non ci sono più dubbi che i versamenti sul conto dei professionisti potranno essere ancora oggetto di indagini bancarie.

note

[1] Cass. sent. n. 19806/17 del 9.08.2017.

[2] C. Cost. sent. n. 228/2014

[3] Art. 32 co. 1, n. 2, secondo periodo, Dpr 600/73.


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