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RSA: consigli se il padre ricoverato soffre di Alzheimer

19 agosto 2017


RSA: consigli se il padre ricoverato soffre di Alzheimer

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 agosto 2017



Mio padre è vedovo ed è malato di Alzheimer; in attesa di ricevere il riconoscimento dell’indennità di anzianità è ospitato presso la RSA da oltre 4 anni.

Mio fratello, gestisce su delega il conto su cui l’Inps accredita la pensione ed ha firmato alla RSA l’autorizzazione per l’addebito in conto corrente delle disposizioni SEPA relative al pagamento RID della retta di degenza.

Il Comune di residenza di mio padre, a causa del mancato invio da parte di mio fratello dei documenti per il rinnovo, ha cessato di versare alla RSA il contributo che incideva al 50% ca. della retta mensile di degenza che ora viene, integrata totalmente dai figli.

Inoltre, mio fratello, nella prima metà dell’anno, non ha pagato alla RSA alcune mensilità.

Ho dovuto quindi provvedere personalmente, con molte difficoltà.

La RSA visto l’accaduto e rilevato il mancato versamento del contributo del Comune, ha preteso che lo scrivente firmasse come garante un modulo. Alcune domande:

  1. Posso recedere dal ruolo di garante (resterebbe quello di contraente) evitandomi di dover adempiere agli imprevisti causati da mio fratello ?
  2. Devo intraprendere opportune azioni a mia tutela (e di mia sorella) nei confronti di mio fratello?
  3. Devo inviare una richiesta al Comune per conoscere lo stato della pratica ?
  4. Il SSN non dovrebbe contribuire anch’esso al pagamento della degenza? 

Assistere e prendersi cura di un genitore che, a causa della salute precaria, dell’età avanzata o delle ridotte disponibilità economiche non è in grado di provvedere a se stesso, anche solo parzialmente, non è solo un dovere morale ma anche giuridico.

Inoltre, come evidenziato più volte dalla Corte di Cassazione, nel caso in cui il soggetto anziano è incapace di provvedere, in tutto o in parte, al proprio sostentamento, è dovere dei figli, indipendentemente dalla convivenza con lo stesso, concorrere nel versare al genitore gli alimenti, ciascuno in base alle proprie condizioni economico-finanziarie.

L’obbligo giuridico di assistenza si evince anche dalle disposizioni del codice penale e tale obbligo grava su tutti i figli e chi non vi adempia volontariamente è passibile di denuncia in sede penale.

L’art. 570 del codice penale stabilisce che “Chiunque… serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da centotre euro a milletrentadue euro. Le dette pene si applicano congiuntamente a chi… fa mancare i mezzi di sussistenza… agli ascendenti”. E, l’art. 591 c.p. sottolinea che “Chiunque abbandona… una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni…. La pena è della reclusione da uno a sei anni se dal fatto deriva una lesione personale, ed è da tre a otto anni se ne deriva la morte. Le pene sono aumentate se il fatto è commesso dal genitore, dal figlio, dal tutore o dal coniuge, ovvero dall’adottante o dall’adottato…

Nel momento in cui un figlio non possa, non voglia o non riesca a provvedere a tale importante obbligo, gli altri due si impegneranno a portarlo avanti con la possibilità di rivalersi in sede di successione. L’art. 566 del codice civile, stabilisce che “Al padre ed alla madre succedono i figli, in parti uguali”. Ciò significa che anche il fratello del lettore avrà diritto alla sua percentuale di eredità, anche qualora – come riporta il lettore – abbia prestato al padre un supporto inferiore rispetto a quello prestato dagli altri fratelli.

Poiché però dell’eredità fanno parte non solo i beni ed i crediti, ma anche le passività ed i debiti, il lettore e sua sorella avranno diritto al rimborso delle spese di accudimento del padre anziano, compreso i compensi dati a badanti, assistenti socio sanitari ed infermieri, istituti, medici, strutture e così via, che dovranno però essere documentate in maniera dettagliata.

Alla luce di quanto detto, si può ora rispondere alle domande.

  1. Il lettore potrebbe recedere dalla funzione di garante ma, in quanto figlio, è comunque sottoposto allo stesso modo che per i suoi fratelli, agli obblighi di assistenza nei confronti del padre anziano.
  2. L’obbligo di assistenza grava su tutti i figli e chi non vi adempia volontariamente è passibile di denuncia in sede penale.
  3. Si, è consigliabile inviare una richiesta al Comune per conoscere lo stato della pratica.
  4. Si, il Servizio Sanitario, se i pazienti rientrano in talune fasce di reddito, è tenuto a forme di esenzione e/o riduzione.

La giurisprudenza conferma quanto evidenziato.

La Corte di Cassazione, Sezione Quinta Penale, con la sentenza n. 31905/2009 ha statuito che “Ai fini della sussistenza del reato di cui all’art.591 codice penale (abbandono di persone minori o incapaci) è necessario accertare in concreto, l’incapacità del soggetto passivo di provvedere a se stesso. Ne consegue che non vi è presunzione assoluta di incapacità per vecchiaia la quale non è una condizione patologica ma fisiologica che deve essere accertata concretamente quale possibile causa di inettitudine fisica o mentale all’adeguato controllo di ordinarie situazioni di pericolo per l’incolumità propria

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta


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