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Lo sai che? Viaggio annullato: come ottenere la restituzione della caparra

Lo sai che? Pubblicato il 26 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 agosto 2017

Come si formula la richiesta per ottenere il rimborso totale di un pacchetto turistico annullato per ricovero ospedaliero improvviso e inaspettato di un partecipante? L’agenzia viaggi vuole addebitare una penale di 2720 euro su un pacchetto del costo di 3770 euro. Non è stata sottoscritta nessuna assicurazione in caso di annullamento. Ho letto però che si può ottenere il rimborso totale del viaggio. Il partecipante è ancora ricoverato in ospedale e non può quindi partire per il viaggio.

 

L’ordinanza del Tribunale di Torino del 2 ottobre 2014 ha chiarito che:

  1. i pagamenti in conto prezzo relativi all’acquisto di un pacchetto turistico sono considerati effettuati a titolo di caparra;
  2. se a seguito di un fatto sopraggiunto non imputabile (come stabilisce l’articolo 36, lett. d, del decreto legislativo n. 79 del 2011) il consumatore recede dal contratto, gli importi versati in conto prezzo (cioè come caparra) gli vanno restituiti integralmente;
  3. nel caso specifico affrontato dal Tribunale di Torino, il fatto che aveva costretto i due consumatori contraenti a recedere dal contratto era stato l’improvviso ricovero della madre di uno dei due (si trattava di un viaggio di nozze) ed il giudice ha ritenuto che tale fatto (cioè il ricovero improvviso della madre di uno dei due contraenti) costituisse un fatto sopraggiunto non imputabile ai contraenti stessi e che, perciò, questa situazione dava loro il diritto di ottenere il rimborso integrale della caparra versata;
  4. il Tribunale ha pure stabilito che l’agenzia viaggi oltre a non poter trattenere la caparra versata dai contraenti, non aveva nemmeno diritto a pretendere da loro una penale per il viaggio mancato (penale prevista nel contratto): il Tribunale, infatti, ha precisato che la penale non è dovuta dai consumatori perché ritenuta nel caso specifico vessatoria. Nel caso esaminato, infatti, il contratto stipulato tra l’agenzia ed i due consumatori mentre prevedeva che i consumatori fossero tenuti a versare una penale nel caso di loro recesso, non prevedeva la stessa cosa nel caso inverso (cioè in caso di recesso dell’agenzia viaggi, non prevedeva analoga penale).

Il Tribunale, perciò, sulla base di questa disparità di trattamento, concluse affermando che è vessatoria (e non deve essere applicata) la clausola contenuta nel contratto che prevedeva una penale solo a carico dei consumatori (nel caso di loro recesso) e non anche dell’agenzia viaggi (se fosse stata l’agenzia invece a recedere): in conclusione, il Tribunale respinse la domanda dell’agenzia viaggi che pretendeva una somma dai consumatori a titolo di penale.

Questa lunga premessa era doverosa per chiarire che nel caso che interessa il lettore, questi può pretendere dall’agenzia viaggi il rimborso della caparra versata (se non l’avesse già ottenuto) a condizione:

– di dimostrare (con la più idonea documentazione) la gravità del fatto che vi costrinse a non effettuare il viaggio; che il viaggio avesse per i partecipanti finalità ricreative (e non professionali perché altrimenti non si applicherebbe la normativa a tutela del consumatore).

Per quello che concerne, invece, la pretesa dell’agenzia viaggi di ottenere il pagamento di una penale (che è questione differente rispetto al rimborso della caparra), il consiglio pratico è di verificare se nel contratto stipulato con l’agenzia stessa fosse prevista una facoltà di recesso (senza penale) solo per l’agenzia e non anche per i consumatori o, comunque, una disparità di trattamento tra agenzia e consumatori nel caso di recesso dell’una e degli altri.

Se così fosse, il lettore e tutti gli altri consumatori – contraenti si troverebbero nella medesima situazione che il Tribunale di Torino affrontò e risolse nel modo delineato poco sopra: cioè il lettore si troverebbe dinanzi ad una clausola vessatoria (che prevede cioè un trattamento differente per l’agenzia rispetto a quello previsto per il consumatore) che il giudice ritenne vessatoria e non applicabile con l’effetto di respingere la richiesta dell’agenzia che pretendeva dai consumatori il pagamento della penale inserita in contratto.

Quanto alle modalità per richiedere la restituzione della caparra versata, il lettore, insieme gli altri eventuali soggetti contraenti che sottoscrissero il pacchetto turistico, potrà inviare, sottoscrivendola, una raccomandata a.r. alla sede legale della agenzia (in persona del legale rappresentante pro tempore dell’agenzia stessa) richiedendo la immediata restituzione della somma versata a titolo di caparra maggiorata degli interessi maturati dalla data in cui fu comunicato all’agenzia il recesso.

Consiglio anche di specificare (o ribadire) nella richiesta di rimborso la motivazione del recesso (cioè il ricovero improvviso di uno dei partecipanti) e di allegare a riprova la documentazione (ad esempio, certificato di degenza o similare) che attesti quanto affermato (oscurando i dati non necessari del partecipante).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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