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È legale equiparare diploma e laurea in un concorso pubblico?

19 agosto 2017


È legale equiparare diploma e laurea in un concorso pubblico?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 agosto 2017



Un’università statale ha di recente pubblicato un concorso pubblico. Nel bando, tra i requisiti per poter accedere, sono state equiparati come titolo di studio il diploma di laurea vecchio ordinamento, la laurea triennale, la laurea specialistica e la laurea magistrale. È legale?

Ai fini della partecipazione ai concorsi pubblici è necessario essere in possesso di alcuni titoli di studio.

Nel momento in cui vengono richiesti specifici diplomi di laurea, in molti casi occorre valutare l’equipollenza della laurea o l’equiparazione, rispetto a quanto indicato nei bandi. Tale valutazione permette di identificare un’equivalenza esistente rispettivamente tra i diversi titoli di studio conseguiti a livello accademico e tra quelli riferibili ai vari ordinamenti universitari.

Poiché il sistema accademico italiano ha conosciuto negli ultimi decenni numerose modifiche, si rende indispensabile per un laureato, che intenda presentare domanda per un concorso pubblico, valutare l’equipollenza della laurea per stabilire la propria idoneità di partecipazione.

La riforma universitaria, attuata attraverso il Decreto Ministeriale 509/1999, ha messo in atto una serie di cambiamenti che hanno adeguato il sistema universitario italiano ad un modello concordato con gli altri Paesi dell’Unione Europea. Gli obiettivi della riforma, in buona parte portati a termine, sono stati quelli di abbreviare i tempi di conseguimento del titolo di studio e ridurre gli abbandoni, coniugare una preparazione metodologica-culturale, da sempre prerogativa della didattica universitaria, con una formazione professionalizzante, creare un sistema di studi articolato su due livelli di laurea secondo la formula del 3+2 e, infine, facilitare la mobilità degli studenti a livello nazionale e internazionale attraverso l’introduzione del sistema dei crediti.

La riforma ha stabilito inoltre che le lauree (triennali) consentano l’accesso ai ruoli della ex carriera direttiva delle pubbliche amministrazioni, mentre i laureati e i laureandi ante riforma mantengono tutte le prerogative riconosciute dalle norme vigenti. Dando risposta alla specifica richiesta del Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica e tecnologica, il ministro della Funzione pubblica, Bassanini, ha stabilito con una circolare la valenza dei nuovi titoli ai fini dell’accesso alle qualifiche dirigenziali e non dirigenziali nel pubblico impiego. La circolare n. 6350/4.7 del 27 dicembre 2000 è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 6 del 9 gennaio 2001.

Di seguito due riferimenti normativi molto importanti per comprendere la liceità dell’equiparazione dei titoli, messa in atto principalmente in ossequio alla normativa europea che vedeva l’Italia in difetto rispetto agli altri Paesi, ossia la circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 6350/4.7 e l’art. 8, comma 3, della legge n. 35/2012.

Circolare Presidenza Consiglio dei Ministri – Dipartimento Funzione Pubblica 27 dicembre 2000, (in GU 9 gennaio 2001, n. 6)

Oggetto: Valenza ai fini dell’accesso al pubblico impiego dei titoli universitari previsti dall’art. 3 del regolamento in materia di autonomia didattica degli atenei, adottato con decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica n. 509 del 3 novembre 1999

L’art. 3 del regolamento in materia di autonomia didattica degli atenei adottato, ai sensi dell’art. 17 comma 95 della legge 15 maggio 1997, n. 127, con decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica n. 509 del 3 novembre 1999, nel definire i criteri generali dell’ordinamento degli studi dei corsi universitari ha indicato la nuova tipologia dei titoli di studio rilasciati dalle Università, prevedendo titoli di primo livello denominati “laurea” (L) e di secondo livello denominati “laurea specialistica” (LS).

Considerato che i suddetti nuovi titoli di primo livello verranno rilasciati dagli atenei che hanno dato attuazione alla riforma, ai sensi della suindicata normativa, fin dall’anno accademico in corso, anticipando l’attuazione generalizzata della riforma degli studi universitari che avverrà nell’anno accademico 2001/2002, va segnalata l’esigenza anche sulla base di quanto puntualmente rappresentato dal Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, con nota del 14 dicembre 2000 prot. 4793/SG di definire le concrete prospettive ai fini occupazionali presso le amministrazioni pubbliche e di individuare la valenza dei nuovi titoli universitari quali requisiti per l’accesso alle qualifiche dirigenziali e non dirigenziali nel pubblico impiego.

In considerazione dell’elevata e specifica qualificazione professionale necessaria per lo svolgimento delle funzioni dirigenziali, le amministrazioni pubbliche in indirizzo dovranno individuare, quali requisiti per l’accesso previsti dall’articolo 28 del decreto legislativo 3 febbraio 1993 n. 29 come successivamente modificato ed integrato, fermo restando il valore dei titoli attualmente previsti, i seguenti titoli:

  • per i dipendenti di ruolo di pubbliche amministrazioni di cui all’art. 28, comma 2, lettera a), del citato decreto n. 29/1993, che abbiano compiuto cinque anni di servizio svolti in posizioni funzionali per l’accesso alle quali è richiesto il diploma di laurea, il diploma di laurea nelle classi coerenti con le professionalità da selezionare;
  • per i non dipendenti di amministrazioni pubbliche ovvero per i dipendenti sprovvisti dei requisiti di servizio sopra indicati di cui all’art. 28, comma 2, lettera b), del decreto n. 29/1993, il diploma di laurea specialistica (LS), fermo restando il possesso di qualificazioni post universitarie previsto dallo stesso art. 28.

Per le qualifiche non dirigenziali i titoli previsti dai Contratti collettivi di lavoro quali requisiti per l’accesso alle posizioni C1, C2, C3 del comparto Ministeri, nonché per l’accesso alle equivalenti qualifiche degli altri comparti, devono ritenersi equivalenti, sulla base del nuovo ordinamento degli studi e dei corsi universitari, al prescritto titolo di studio di primo livello denominato laurea (L) previsto dall’art. 3 del citato regolamento ministeriale.”

La legge 4 aprile 2012 n. 35, recante disposizioni in materia di semplificazione e sviluppo, all’art. 8 comma 3 statuisce inoltre che “L’articolo 38, comma 3, del decreto legislativo 30 marzo 2001,n. 165, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: Nei casi in cui non sia intervenuta una disciplina di livello comunitario, all’equiparazione dei titoli di studio e professionali provvede la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica, sentito il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Con eguale procedura si stabilisce l’equivalenza tra i titoli accademici e di servizio rilevanti ai fini dell’ammissione al concorso e della nomina

Alla luce di quanto detto, in base alla normativa prevalente, venendo al caso specifico, l’equiparazione dei titoli di studio, finalizzata all’accesso al concorso per la categoria professionale D, a parere dello scrivente, è legittima.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta

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