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Donazione: può essere revocata per ingratitudine?

2 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 settembre 2017



L’ingratitudine che giustifica la revoca della donazione deve rivelare un vero e proprio sentimento di avversione che ripugna alla coscienza comune

Recita un noto motto: «Fai del bene e dimenticatene». Il che potrebbe essere semplice quando si tratta di favori o di atti di gentilezza praticati nella vita di tutti giorni. Dimenticare, invece, è molto più complicato quando non si tratta più di piccoli gesti, ma di questioni più rilevati, quali l’aver prestato qualcosa di prezioso ad un amico o l’aver donato del denaro ad un parente. Al riguardo, forse, un po’ più realistico è quanto diceva Confucio: «Non fare del bene se non hai la forza di sopportare l’ingratitudine». Ed è proprio questa l’ipotesi che analizzeremo in questo articolo.

Poniamo, dunque, il caso di una persona che abbia donato una grossa somma di denaro ad un amico. Altro esempio è quello di un genitore che abbia regalato una casa al proprio figlio. Ebbene, se chi ha ricevuto la donazione in seguito si dimostri del tutto ingrato nei confronti del donante, questi può revocare la donazione? La domanda, dunque, è: si può revocare la donazione per ingratitudine. Scopriamolo insieme.

La revoca della donazione

Originariamente, la donazione era considerata un atto assolutamente irrevocabile. Una volta donata, quindi, la cosa non poteva più essere pretesa indietro.

Con l’introduzione del nostro Codice Civile (nel 1942) l’impostazione è radicalmente mutata. Attualmente, infatti, la legge prevede due casi in cui la donazione può essere revocata, ovverosia:

  • la sopravvenienza di figli [1]: la ragione si spiega in considerazione della volontà del legislatore di tutelare interessi di ordine familiare, che si considerano superiori;
  • l’ingratitudine [2].

È, dunque, possibile revocare la donazione se, in seguito, il donatario si dimostri del tutto ingrato.

Attenzione però: non tutti “i tipi di ingratitudine” giustificano la revoca della donazione. Cerchiamo, quindi, di comprendere meglio.

Donazione: quando può essere revocata per ingratitudine?

Come anticipato, non sempre la donazione può essere revocata per ingratitudine. Al riguardo, infatti, sono previste delle specifiche ipotesi e solo al ricorrere delle stesse si potrà chiedere indietro quanto donato. Vediamo quali sono queste ipotesi.

  • In primo luogo, la donazione potrà essere revocata se il donatario (colui che ha ricevuto la donazione) si sia reso colpevole di un fatto grave e cioè: abbia ucciso o tentato di uccidere il donante, il coniuge, o un parente del donante [3]; abbia commesso contro di loro un fatto al quale si applicano le disposizioni sull’omicidio (come ad esempio l’istigazione al suicidio) [4]; abbia denunciato gli stessi infondatamente o abbia testimoniato falsamente contro di loro per un reato punibile con l’ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a tre anni [5].
  • La donazione sarà parimenti revocabile per ingratitudine nel caso in cui il donatario si sia reso colpevole di ingiuria grave nei confronti del donante.
  • Ulteriore ipotesi di revoca della donazione per ingratitudine ricorre se il donatario abbia arrecato dolosamente un grave danno al patrimonio del donante o si sia rifiutato di erogargli gli alimenti dovuti per legge [6].

Quelle appena annunciate sono ipotesi tassative e solo al ricorrere delle stesse il donante potrà revocare la donazione. Il motivo è facilmente spiegato: le ipotesi di ingratitudine descritte si identificano tutte con comportamenti di c.d. indegnità, tali da ripugnare il “comune sentire” e con i quali si reca una forte offesa suscettibile di ledere gravemente l’onore e il patrimonio morale (e talvolta non solo) della persona [7].

In conclusione, se colui che ha ricevuto la donazione manifesta un sentimento di avversione e di ingratitudine nei confronti di colui che, al contrario, lo aveva beneficiato, quest’ultimo avrà tutto il diritto di revocare la donazione. Detta avversione deve, però, essere tale da indignare la collettività civile.

note

[1] Art. 803 Cod. Civ.

[2] Art. 801 Cod. Civ.

[3] Cfr. art. 463 n. 1 Cod. Civ.

[4] Cfr. art. 463 n. 2 Cod. Civ.

[5] Cfr. art. 463 n. 3 Cod. Civ.

[6] Cfr. artt. 433 e 436 Cod. Civ.

[7] Cfr., ex multibus, Cass., sent. n. 7487 del 31.03.2011.

Autore immagine: Pixabay.com.


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