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Lo sai che? I diritti di chi è daltonico

Lo sai che? Pubblicato il 30 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 agosto 2017

Chi soffre di daltonismo può avere la patente secondo l’Ue, ma in Italia è sottoposto a controlli che nemmeno il Codice della strada chiede.

Una persona su 20 soffre di daltonismo. E quella persona è condannata a risolvere il suo problema da sola. Perché in Italia chi è daltonico non gode di particolari agevolazioni non tanto per risolvere il problema (che non si risolve) ma per cercare di migliorare la propria condizione.

Prima di scendere nei particolari, provate ad immaginare che cosa vuol dire essere daltonico, cioè non avere l’esatta percezione dei colori (per quanto riesca ad immaginarlo chi non ha questo problema):

  • non è possibile fare un qualsiasi lavoro;
  • non è possibile avere la patente di guida;
  • non è possibile usufruire di alcun beneficio sanitario;
  • non è possibile beneficiare di una detrazione fiscale per l’acquisto di quegli occhiali speciali che, in buona parte, correggono quest’anomalia.

Sono sicuro che chi sta leggendo questo articolo e – a differenza di chi lo scrive – è daltonico, aggiungerebbe alla lista chissà quante altre spiacevoli situazioni.

Vediamone alcune.

La patente di guida per chi è daltonico

E’ il primo problema di chi è daltonico a cui pensa l’immaginario collettivo. Ma è anche la beffa più grande per chi soffre di daltonismo in Italia. Quella della patente impossibile per i daltonici è una delle questioni su cui il nostro Paese non ha avuto ancora il tempo o il coraggio di metterci le mani fino in fondo. E, così facendo, l’italiano che è daltonico resta discriminato rispetto a chi ha la stessa anomalia visiva in altri Paesi dell’Ue. Perché? Semplice.

Cosa dice l’Europa

C’è una direttiva europea [1] che riguarda le normative sulla patente di guida e che non dispone assolutamente nulla riguardo le capacità visive dei daltonici. Ben 15 anni dopo, l’Unione ha approvato un’altra direttiva [2], in vigore dal 2013, senza aggiungere una sola virgola su questo tema, cioè sulla valutazione del senso cromatico, ma aggiungendo soltanto che chi vuole fare la patente deve osservare «un corretto comportamento ai semafori, il rispetto dei comandi impartiti dagli agenti di traffico e della segnaletica stradale verticale ed orizzontale». Concetto ribadito nella direttiva più recente [3].

Ora: anche chi non ha la patente di guida sa che si può attraversare un semaforo se, delle tre luci messe una sopra l’altra, è accesa quella di sotto. E che quando la luce di sopra è accesa si deve fermare. Se una persona non daltonica vede la luce di sotto verde e chi è daltonico la vede marrone, qual è il problema? Teoricamente, un daltonico non è che non ci vede: semplicemente avverte i colori alterati. Ma se sa che «luce di sotto vuol dire vado» e «luce di sopra vuol dire mi fermo», non si capisce quale sia il dibattito in questione.

Lo stesso si dica per la segnaletica verticale. Cambierebbe qualcosa per chi guida se trova un segnale tondo con il bordo verde anziché rosso e all’interno il numero 50? Se ha studiato alla scuola guida, saprà che si trova davanti ad un limite di velocità di 50 km/h. Chi è daltonico vedrà, sì, il bordo di un colore diverso ma vedrà, comunque, che il segnale è tondo, che ha un bordo diverso dal fondo e che ha un numero al suo interno. Fino a lì ci arrivano. A meno che ci sia un segnale identico con un bordo di un altro colore ed un altro significato. Ma, al momento, non risulta.

Cosa dice l’Italia

In Italia, le cose sono diverse. Le norme che regolano il nostro Codice della strada [4] prevedono per il rilascio della patente un test sul daltonismo. Perché? Proviamo a vedere.

Secondo il regolamento di esecuzione del Codice [5], «per il conseguimento, la conferma di validità o la revisione della patente di guida di qualsiasi categoria è necessario che il richiedente possegga campo visivo normale e senso cromatico sufficiente per distinguere rapidamente e con sicurezza i colori in uso nella segnaletica stradale». In sostanza: per avere la patente non si può essere daltonici. Diversamente da quello che dice l’Unione europea.

Tuttavia – e questa è la cosa più incomprensibile – il medico esaminatore o della scuola guida ha la facoltà di concedere la patente di guida a chi è daltonico (cosa che succede spesso nei confronti di chi non deve guidare per lavoro). Cioè: la normativa dice una cosa, il medico – in un irrefrenabile impulso di buona volontà – può fare l’esatto contrario. Sulla base di che cosa?

Il colmo lo si raggiunge leggendo l’allegato III del testo sull’attuazione in Italia delle direttive comunitarie che riguardano la patente di guida. Tra i requisiti visivi per ottenere o rinnovare la patente, di daltonismo non se ne parla. Come non ne parla lo stesso Codice della strada, ma sì il suo Regolamento di attuazione.

Risultato: chi è daltonico e vuole fare o rinnovare la patente in Italia, nonostante l’Ue e il Codice della strada non lo chiedano espressamente, viene sottoposto a dei controlli sulla capacità di distinguere i colori. Per poi sottoporsi al parere personale di un medico (e non a quello che la legge dovrebbe dire). E se il medico dice a uno di sì, non può dire a un altro di no solo perché è daltonico: il precedente lo ha creato. A questo punto, sembra lecito affermare che tra i diritti di chi è daltonico, c’è quello di ottenere la patente di guida.

I (mancanti) diritti di chi è daltonico

E quello della patente sembra essere l’unico diritto di chi è daltonico. Perché, per il resto, chi ha questa anomalia visiva non gode di particolari agevolazioni.

Non può beneficiare dell’invalidità, perché il daltonismo non è riconosciuto come malattia invalidante. Di conseguenza, non può usufruire di un collocamento mirato, previsto solo per chi ha una percentuale di invalidità di almeno il 46%. E nonostante, proprio a causa della sua alterazione cromatica, non venga facilmente chiamato a fare certi lavori (pensate all’addetto al cantiere stradale, quello con la paletta rossa e verde che deve gestire il senso unico alternato).

Non c’è nemmeno una detrazione fiscale per l’acquisto di un particolare tipo di lenti che correggono in parte questo difetto.

Niente c’è. A parte la patente.

note

[1] Direttiva 1991/439/CEE.

[2] Direttiva 2006/126/CE.

[3] Direttiva 2009/113/CE.

[4] Dlgs. n. 285/1992.

[5] DPR n. 459/1992.

Autore immagine: 123rf.com


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1 Commento

  1. A me questa cosa ha rovinato la vita. Non perche’ vedo in bianco e nero, ma per le regole ottuse e borboniche di uno Stato cialtrone che le rispecchia perfettamente. Ho fatto il Nautico per fare l’Ufficiale di Marina. Non mi hanno preso all’Accademia Navale per 2 maledette tavole colorate in cui sbagliavo a leggere i numeri nascosti, pero’ mi hanno fatto fare comunque il militare semplice a lavare piatti. Non si capisce perche’ uno puo’ essere fisicamente idoneo a fare il marinaio, ma non l’Ufficiale. Il senso cromatico era obbligatorio per lo Stato Maggiore ma non per i ruoli tecnici per i quali io concorrevo e per i quali bastavano le lane colorate che io distinguo perfettamente. Ne’ avevo fatto domanda di pilotare aereo o elicotteri. Per lo stesso motivo mi fu negato di fare il macchinista delle ferrovie ed il capostazione. Mi sono dovuto riciclare senza sbandierare “il diritto alla nave” come accade oggi per qualsiasi sciocchezza e capriccio individuale che deve diventare un diritto non negoziabile. Lo stesso Stato cialtrone che da un lato sbandiera la Costituzione piu’ bella del mondo piena di diritti e poesie per tutti, in cui ti puoi realizzare in base agli studi ed alle tue aspirazioni, poi ti mette il senso cromatico che ti rovina la vita.

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