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Errori nella polizza: che fare se l’assicurazione non risarcisce

19 agosto 2017


Errori nella polizza: che fare se l’assicurazione non risarcisce

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 agosto 2017



L’assicurazione non vuole pagare il danno alla macchina. Dice che ho usufruito di uno sconto dedicato, a cui non avevo diritto in quanto la macchina non è a me intestata ma alla mia società. Che fare?

Da ciò che si apprende nel quesito, nella polizza accesa dal lettore nel 2008 è presente un errore: è indicato che il veicolo assicurato è di sua proprietà, mentre in realtà la vettura è di proprietà della sua srl. Tale circostanza gli ha consentito di beneficiare dello sconto che la sua agenzia assicurativa riserva ai familiari degli ex dipendenti. A fronte della presenza di un errore certo, occorre capire a chi attribuire le responsabilità del medesimo e le conseguenze che esso comporta.

In base al codice delle assicurazioni private [1], le imprese di assicurazione sono tenute ad accettare, secondo le condizioni di polizza e le tariffe che hanno l’obbligo di stabilire preventivamente per ogni rischio derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, le proposte per l’assicurazione obbligatoria che sono loro presentate, fatta salva la necessaria verifica della correttezza dei dati risultanti dall’attestato di rischio, nonché dell’identità del contraente e dell’intestatario del veicolo, se persona diversa. Per la stipula del contratto assicurativo, è necessario infatti esibire il libretto di circolazione e il certificato di proprietà del veicolo, in cui è chiaramente indicata la paternità del mezzo.

Nell’ambito dei contratti di assicurazione, gli intermediari devono [2]:

  • comportarsi con diligenza, correttezza, trasparenza e professionalità nei confronti dei contraenti e degli assicurati;
  • acquisire le informazioni necessarie a valutare le esigenze assicurative e previdenziali dei contraenti ed operare in modo che questi ultimi siano sempre adeguatamente informati;
  • agire in modo da non recare pregiudizio agli interessi dei contraenti e degli assicurati.

Qualora si ravvisi l’inosservanza da parte degli intermediari dei suindicati doveri, è possibile inoltrare reclamo all’Isvap che provvederà eventualmente ad erogare le opportune sanzioni disciplinari. D’altra parte, però, è bene sottolineare che, tramite la sottoscrizione di un atto, un soggetto fa proprio e conferma il contenuto dell’atto medesimo, autorizzando a presumere che esso sia conforme alla sua volontà. La prova contraria deve essere fornita dall’interessato e deve essere fondata su dati attendibili e non in contrasto con il principio di autoresponsabilità, in forza del quale la parte non può invocare in suo favore solo fatti e comportamenti interamente addebitabili a sua colpa, quali quello di non aver letto ciò che ha firmato [3].

Il lettore ha sottoscritto e confermato (si presume senza volerlo e, quindi, in assenza di dolo), un atto contenente informazioni false. In presenza di dichiarazioni inesatte o reticenze, l’assicurazione può recedere dal contratto mediante dichiarazione da farsi all’assicurato nei tre mesi successivi al giorno in cui ha conosciuto l’inesattezza della dichiarazione o della reticenza. Tuttavia, se il sinistro si verifica (come nel caso del lettore) prima che l’inesattezza della dichiarazione o la reticenza sia conosciuta dall’assicurazione, la somma dovuta è ridotta in proporzione della differenza tra il premio convenuto e quello che sarebbe stato applicato se si fosse conosciuto il vero stato delle cose [4]. Cioè a dire: il lettore ha diritto a un indennizzo, calcolato tuttavia sui parametri reali che la sua polizza avrebbe dovuto avere in assenza di errori. È bene, quindi, regolarizzare la propria posizione con l’assicurazione, rivolgendosi ad un legale qualora si rifiuti totalmente di corrispondere l’indennizzo.

Articolo tratto da una consulenza del dott. Temistocle Marasco

note

[1] Art. 132, d.lgs. 209 dello 07.09.2005.

[2] Art. 47, reg. Isvap n. 5 del 16.10.2006.

[3] Cass. sent. n. 5535 dello 05.04.2012.

[4] Art. 1893 cod. civ.

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