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Permesso di soggiorno per aprire un’attività lavorativa in Italia

26 Ago 2017


Permesso di soggiorno per aprire un’attività lavorativa in Italia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Ago 2017



Sono una cittadina russa con visto turistico in Italia per massimo 2 anni.

Vorrei intraprendere un’attività lavorativa che però non è permessa per i soggetti che si recano in Italia per turismo. Mio padre e mia zia hanno la cittadinanza italiana. Posso chiedere un permesso di soggiorno per motivi familiari, che oltre a permettere il ricongiungimento aprirebbe legalmente la possibilità di poter iniziare un’attività lavorativa?

Il permesso per motivi familiari consta nell’invio di un visto presso l’ambasciata italiana ubicata nel Paese straniero; attraverso tale visto è possibile entrare in Italia e poi concludere l’iter per il rilascio del PS per motivi familiari. Pertanto, sono già in Italia per turismo ma devo tornare nel mio Paese di origine e attendere tale procedura. Mi confermate che questa sia l’unica strada?

La strada indicata dalla lettrice è l’unica praticabile affinché la permanenza in Italia sia tale da consentirle lo svolgimento di attività di lavoro.

Ai sensi dell’art 29 del Tu sull’immigrazione, il ricongiungimento familiare può essere richiesto, per quel che più da vicino ci interessa, nei confronti dei “genitori a carico, qualora non abbiano altri figli nel Paese di origine o di provenienza, ovvero genitori ultrasessantacinquenni, qualora gli altri figli siano impossibilitati al loro sostentamento per documentati, gravi motivi di salute”.

È inoltre necessario che, lo straniero che richiede il ricongiungimento riesca a dimostrare di avere la disponibilità:

  1. di un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari, nonché di idoneità abitativa, accertati dai competenti uffici comunali”.
  2. di un reddito minimo annuo derivante da fonti lecite non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale aumentato della metà dell’importo dell’assegno sociale per ogni familiare da ricongiungere”.

Per quanto concerne la procedura quella indicata dalla lettrice è l’unica possibile perché la stessa possa permanere in Italia avendo possibilità di avviare attività lavorative che oggi le sono legalmente precluse.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Antonio Ciotola


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