Diritto e Fisco | Articoli

Buoni pasto: come funzionano?

11 agosto 2017


Buoni pasto: come funzionano?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 agosto 2017



Il decreto del Mise stabilisce nuove regole in materia di cumulabilità e utilizzo dei buoni pasto per i lavoratori dipendenti. Ecco cosa sono e come funzionano.

È stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale di ieri il decreto del ministero dello Sviluppo economico [1], di concerto con quello delle Infrastrutture e dei Trasporti, che contiene il nuovo regolamento di disciplina e utilizzo dei buoni pasto. Le nuove regole entreranno in vigore il 10 settembre. La riforma, dopo aver definito puntualmente cosa si intende per «buoni pasto», indica dove e in quale quantità possono essere utilizzati, fornisce indicazioni sulle convenzioni che devono essere stipulate tra società che emettono i buoni stessi e gli esercizi commerciali dove possono essere spesi.

Buoni pasto: nuove regole

Viene innanzitutto stabilita, per la prima volta, la regola della cumulabilità dei buoni pasto nell’ambito degli acquisti presso il medesimo esercizio commerciale: il dipendente può utilizzare fino a otto buoni pasto per volta. In precedenza era invece stabilito il divieto di cumulabilità del buono pasto. Resta però il divieto di usare il buono pasto per fare la spesa necessaria alla famiglia per la settimana. Il buono pasto è infatti sostitutivo solo della mensa giornaliera del dipendente e, quindi, deve essere rivolto ad acquistare il esclusivamente il pasto della giornata e non altri oggetti di natura personale.

Viene inoltre stabilito che i buoni pasto sono utilizzabili esclusivamente per l’intero valore facciale. Questo significa che chi non spende tutto il buono non può pretendere il resto in denaro e, nello stesso tempo, non potrà usare il residuo per altre occasioni.

Nuove regole infine sono previste per quanto riguarda il contenuto degli accordi stipulati tra le società di emissione di buoni pasto e i titolari degli esercizi convenzionabili.

Per scaricare il testo integrale del decreto clicca qui.

Cos’è il buono pasto?

Il buono pasto è un documento cartaceo [2] o emesso in formato elettronico [3] che consente al titolare di ricevere un servizio sostitutivo della mensa di importo pari al valore facciale del buono pasto. In pratica, in tutte le aziende – pubbliche o private – ove il datore non ha previsto una mensa interna, ai lavoratori possono essere forniti i buoni pasto da spendere nei negozi convenzionati al fine di sopperire alle esigenze legate all’alimentazione del giorno di lavoro.

Nello stesso tempo i buoni pasto consentono all’esercizio convenzionato di provare documentalmente l’avvenuta prestazione nei confronti delle società di emissione.

Dove si possono usare i buoni pasto?

Oltre che al supermercato e al droghiere, al self service e alla pizzeria, i buoni pasto possono essere impiegati ora anche negli agriturismi, negli ittiturismi, nei mercatini e negli spacci aziendali. Tra i soggetti che possono erogare il servizio sostitutivo di mensa reso a mezzo dei buoni pasto cono elencati,oltre ai soggetti visti sopra, anche coloro che sono legittimati ad esercitare la somministrazione di alimenti e bevande, l’attività di mensa aziendale e interaziendale, la vendita al dettaglio di alimenti, sia in sede fissa che su area pubblica (quindi anche chi opera in mercatini), la vendita al dettaglio nei locali di produzione e nei locali attigui, la vendita al dettaglio e la vendita per il consumo sul posto dei prodotti provenienti dai propri fondi. Per tutti vige l’obbligo di rispettare i requisiti igienico sanitari prescritti dalla normativa vigente.

Si può spendere un buono pasto di sabato?

Poiché il buono pasto è legato unicamente all’attività lavorativa svolta nella giornata, esso può essere usato solo nei giorni in cui il dipendente svolge attività lavorativa.

Si può usare un buono pasto per acquistare prodotti diversi dagli alimenti?

Poiché il buono pasto serve come sostitutivo della mensa, esso non può essere speso per acquistare prodotti diversi da quelli alimentari come spazzolini, deodoranti, ecc.

A chi spettano i buoni pasto?

I buoni pasto sono utilizzati solo dai lavoratori subordinati, a tempo pieno o parziale, anche qualora l’orario di lavoro non preveda una pausa per il pasto, nonché dai soggetti che hanno instaurato con il cliente un rapporto di collaborazione anche non subordinato.

Si possono vendere cedere i buoni pasto ai colleghi?

I buoni pasto non possono essere né venduti né ceduti. Questo significa che il dipendente non può regalarli ai colleghi di lavoro, né può cederli, ad esempio, alla propria moglie o convivente affinché li utilizzi per la spesa settimanale. I buoni pasto possono essere usati solo dal titolare.

I buoni pasto non possono neanche essere convertiti in denaro.

Si possono cumulare i buoni pasto?

I buoni pasto possono essere cumulati fino a un massimo di otto per volta. Questo significa che, nell’ambito della stessa spesa, si possono usare fino a massimo 8 buoni pasto per volta.

Si può frazionare la spesa di un buono pasto o pretendere il resto?

I buoni pasto sono utilizzabili esclusivamente per l’intero valore facciale. È vietato quindi frazionare la spesa in più occasioni o pretendere il resto in denaro.

Non ho pausa pranzo. Mi spettano i buoni pasto?

Sì. Secondo il decreto del Mise appena approvato, i buoni pasto spettano anche quando l’orario di lavoro non prevede una pausa per il pasto.

Il negoziante può farmi pagare l’Iva a parte?

Il valore facciale del buono pasto è comprensivo dell’Iva prevista per le somministrazioni al pubblico di alimenti e bevande e le cessioni di prodotti alimentari pronti per il consumo. Le variazioni dell’imposta sul valore aggiunto lasciano inalterato il contenuto economico dei contratti già stipulati, ferma restando la libertà delle parti di addivenire alle opportune rinegoziazioni per ristabilire l’equilibrio del rapporto.

note

[1] Mise, decr. n. 122 del 7.06.2017.

[2] I buoni pasto in forma cartacea devono riportare: a) il codice fiscale o la ragione sociale del datore di lavoro; b) la ragione sociale e il codice fiscale della società di emissione; c) il valore facciale espresso in valuta corrente; d) il termine temporale di utilizzo; e) uno spazio riservato alla apposizione della data di utilizzo, della firma del titolare e del timbro dell’esercizio convenzionato presso il quale il buono pasto viene utilizzato; f) la dicitura «Il buono pasto non e’ cedibile, ne’ cumulabile oltre il limite di otto buoni, ne’ commercializzabile o convertibile in denaro; puo’ essere utilizzato solo se datato e sottoscritto dal titolare».

[3] Nei buoni pasto in forma elettronica: a) le indicazioni di cui alle lettere a), b), c) e d) del comma 2 sono associate elettronicamente ai medesimi in fase di memorizzazione sul relativo carnet elettronico; b) la data di utilizzo del buono pasto e i dati identificativi dell’esercizio convenzionato presso il quale   il   medesimo   e’ utilizzato di cui alla lettera e) del comma 2, sono associati elettronicamente al buono pasto in fase di utilizzo; c) l’obbligo di firma del titolare del buono pasto e’ assolto associando, nei dati del buono pasto memorizzati sul relativo supporto informatico, un numero   o   un   codice   identificativo riconducibile al titolare stesso.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI