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Lo sai che? Cartelle di pagamento nulle se gli interessi non sono chiari

Lo sai che? Pubblicato il 11 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 agosto 2017

Il contribuente può farsi annullare dal giudice l’obbligo di pagamento degli interessi, fermo restando il versamento del capitale.

Se Agenzia Entrate Riscossione non indica come ha calcolato gli interessi, la cartella di pagamento è nulla e può essere impugnata davanti al giudice. Lo ha chiarito la Commissione Tributaria Provinciale di Milano con una recente sentenza [1] che ricalca un indirizzo ormai stabile anche in Cassazione [2].

La cartella esattoriale deve essere completa per dare la possibilità al contribuente di capire cosa gli viene chiesto, in base a quali motivazioni e come si è arrivati al calcolo dell’importo definitivo. Questo significa che, insieme a tutti gli altri elementi che costituiscono il contenuto minimo di una cartella di pagamento, questa deve anche contenere le modalità di calcolo degli interessi. Ma attenzione: ciò non vuol dire che, in assenza di tali indicazioni, il contribuente è completamente libero dal debito; potrà tutt’al più sottrarsi al versamento dei soli interessi in quanto non motivati, restando comunque obbligato al capitale.

Le conseguenze dell’omessa indicazione del calcolo degli interessi sulla cartella

La cartella di pagamento, così come ogni atto emesso dall’amministrazione finanziaria, in quanto manifestazione di una pretesa impositiva, deve riportare una chiara e congrua motivazione, non deve mancare degli elementi essenziali, che consentano al contribuente di verificare se le somme che gli vengono richieste siano corrette o meno. Il concessionario deve quindi motivare adeguatamente anche in relazione agli interessi addebitati nelle cartelle di pagamento, indicando il tasso e il metodo di calcolo, specificando il saggio di interessi applicato in relazione a ciascuna annualità. A stabilire l’obbligo di motivazione del calcolo degli interessi, in modo congruo e intellegibile, è del resto lo stesso Statuto del contribuente [2].

La Suprema Corte ha già precisato che l’obbligo di motivazione della cartella deve intendersi esteso anche all’indicazione e alla comprensione delle modalità di calcolo degli interessi di cui viene intimato il pagamento, pure nel caso in cui la stessa rappresenti l’atto consequenziale di un prodromico avviso di accertamento.

Ovviamente si deve trattare degli interessi maturati prima della notifica della cartella esattoriale, quelli cioè calcolati dalla data in cui sarebbe dovuto avvenire il pagamento della tassa o della sanzione fino a quando questa è stata iscritta a ruolo e ha determinato la notifica della cartella. Invece, molte cartelle indicano un unico importo, comprensivo di capitale e interessi, cui poi viene aggiunto l’aggio e le ulteriori sanzioni. L’orientamento in questione è assai importante atteso il ricorrente errore che, sino al 1° luglio, ha spesso commesso Equitalia e che ora potrebbe travolgere anche le cartelle di pagamento notificate da Agenzia Entrate Riscossione.

Cosa fare se la cartella non indica i metodi di calcolo degli interessi? Si può presentare ricorso, farsi annullare gli importi dovuti a titolo di interesse, fermo l’obbligo del versamento del residuo. Durante il giudizio però il contribuente potrebbe ottenere la sospensione della cartella medesima.

note

[1] CTP Milano, sent. del 4357/17.

[2] Cass. sent. n. 7056/2014 e n. 24933/16.

[3] Art. 7 Statuto Contribuenti.


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