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Quanto dura la cartella dopo la notifica

11 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 agosto 2017



La prescrizione di contributi Inps, multe e bollo auto è breve anche dopo la notifica; la cartella esattoriale non è soggetta alla prescrizione decennale propria delle sentenze passate in giudicato.

La cartella esattoriale, anche se notificata e non impugnata, non può mai essere paragonata ad un provvedimento giudiziale (per esempio sentenza o decreto ingiuntivo) e non acquista quindi, al pari di quest’ultimo, la cosiddetta efficacia di giudicato(definitività).

Di conseguenza, per il calcolo del termine di prescrizione di una cartella esattoriale, occorre sempre fare riferimento al tributo/credito che ne è oggetto, non potendosi automaticamente trasformare in termine lungo di prescrizione (decennale) un termine più breve.

In altri termini, se la cartella esattoriale ha ad oggetto crediti che si prescrivono in cinque o tre anni, dopo la notifica si applicherà comunque tale termine breve di prescrizione e non quello decennale proprio degli atti giudiziali divenuti definitivi.

Tale orientamento, già da anni seguito dalla gran parte dei giudici ordinari e tributari, è stato definitivamente accolto dalle Sezioni Unite della Cassazione [1], con riguardo alla prescrizione dei contributi Inps, ma valido per ogni tipo di credito/tributo.

Il nodo interpretativo da sciogliere era il seguente: la norma del codice civile che stabilisce che i diritti per i quali la legge prevede una prescrizione più breve di dieci anni, quando riguardo ad essi è intervenuta sentenza di condanna passata in giudicato, si prescrivono con il decorso di dieci anni [2], si applica anche alle cartelle esattoriali non impugnate?

In particolare, l’omessa impugnazione di una cartella di pagamento è idonea a trasformare il termine di prescrizione da breve a decennale?

Le Sezioni Unite risolvono definitivamente il contrasto giurisprudenziale sul punto chiarendo che la prescrizione decennale, prevista dalla citata norma del codice civile, decorre solo dal passaggio in giudicato di una sentenza (cioè dal suo essere divenuta definitiva per omessa impugnazione nei termini).

I giudici specificano che la conversione della prescrizione da breve ad ordinaria (decennale) è legittima soltanto per effetto di:

  •  sentenza passata in giudicato;
  • decreto ingiuntivo che abbia acquisito efficacia di giudicato formale e sostanziale;
  • decreto o sentenza penale di condanna divenuti definitivi.

La cartella di pagamento, così come gli altri titoli che legittimano la riscossione coattiva (per esempio avvisi di addebito Inps o avvisi di accertamento dell’Agenzia delle Entrate), sono atti amministrativi, espressione del potere di autotutela e auto accertamento della Pubblica Amministrazione, e, come tali, non sono idonei ad acquistare efficacia di giudicato.

Peraltro i giudici ricordano che la disciplina della prescrizione è «di stretta osservanza ed è insuscettibile d’interpretazione analogica». Non si potrebbe allora estendere il termine di prescrizione decennale previsto per le sentenze e i decreti ingiuntivi definitivi a diversi atti di natura amministrativa (quali le cartelle esattoriali).

Se la cartella non viene impugnata

Di conseguenza la mancata impugnazione nei termini previsti può comportare, solo l’irretrattabilità del credito contenuto nel provvedimento, ma non l’automatica trasformazione del termine prescrizionale breve in ordinario (dieci anni).

Dunque, la cartella avente ad oggetto crediti o tributi la cui prescrizione è inferiore a dieci anni, si prescrive nello stesso termine breve, anche qualora, dopo la notifica, non sia stata impugnata nei termini di legge. Per esempio:

  • la cartella avente ad oggetto contributi Inps si prescrive in cinque anni anche dopo la notifica e anche qualora non sia stata impugnata entro 40 giorni;
  • la cartella esattoriale avente ad oggetto multe per violazione al codice della strada si prescrive in cinque anche dopo la notifica e anche qualora non sia stata impugnata entro 30 giorni.

Ovviamente, per il corretto calcolo della prescrizione, occorre tener presenti gli eventuali atti interruttivi: se Agenzia Entrate riscossione o l’ente creditore hanno notificato altri atti della riscossione, prima che il credito si prescrivesse, il termine di prescrizione si interrompe e inizia a decorrere nuovamente dalla data di notifica dell’ultimo atto.

note

[1] Cass. Sez. Unite, sent. n. 23397 del 18.11.16.

[2] Art. 2953 cod. civ.

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