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Lo sai che? Equo compenso avvocati: che significa?

Lo sai che? Pubblicato il 11 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 agosto 2017

Equo compenso avvocati: tariffe concorrenziali e clausole vessatorie.

L’avvocato tutela il cliente, ma chi tutela l’avvocato (dal cliente)? Il Consiglio dei Ministri ha approvato in questi giorni il disegno di legge “Disposizioni in materia di equo compenso e clausole vessatorie nel settore delle prestazioni legali.

Le disposizioni sull’equo compenso dovrebbero tutelare gli avvocati, riequilibrando la loro posizione contrattuale nei confronti delle grandi imprese, banche e assicurazioni, ed evitando così la concorrenza distorta nel mercato dei servizi legali (ribasso del prezzo e ribasso della qualità).

Equo compenso e clausole vessatorie

Il testo approvato prevede la nullità delle clausole vessatorie inserite nelle convenzioni contrattuali stipulate tra professionisti avvocati e clienti cosiddetti “forti”.

A tal proposito, vengono definite come vessatorie le clausole che, anche in ragione della non equità del compenso pattuito, determinino un significativo squilibrio contrattuale a carico dell’avvocato. Tale nullità, definita come “parziale” rispetto all’intera convenzione, garantisce il professionista perché consente l’inefficacia della sola parte del regolamento contrattuale o della singola clausola contraria alla legge, mentre la convenzione stessa rimane in vigore.

Inoltre, il testo stabilisce che si presumono vessatorie fino a prova contraria una serie di clausole tra le quali, per esempio, quelle che consistono:

  1. nella riserva al cliente della facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto;
  2. nell’attribuzione al cliente della facoltà di rifiutare la stipulazione in forma scritta degli elementi essenziali del contratto;
  3. nell’attribuzione al cliente della facoltà di pretendere prestazioni aggiuntive che l’avvocato deve prestare a titolo esclusivamente gratuito;
  4. nell’anticipazione delle spese della controversia a carico dell’avvocato;
  5. nella previsione di clausole che impongono all’avvocato la rinuncia al rimborso delle spese;
  6. nella previsione di termini di pagamento superiori ai sessanta giorni dalla data di ricevimento da parte del cliente della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente;
  7. nella previsione secondo cui, in ipotesi di liquidazione delle spese di lite in favore del cliente, al legale sia riconosciuto solo il minore importo previsto in convenzione, anche nel caso in cui le spese liquidate siano state in tutto o in parte corrisposte o recuperate dalla parte;
  8. nella previsione che, in ipotesi di nuova convenzione sostitutiva di altra precedentemente stipulata col medesimo cliente, la nuova disciplina sui compensi si applichi, se inferiore a quella prevista nella precedente convenzione, anche agli incarichi pendenti o, comunque, non ancora definiti o fatturati.

Se il compenso non è equo

Il giudice, accertata la non equità del compenso previsto e la vessatorietà della clausola, ne dichiara la nullità e ridetermina il compenso sulla base dei parametri fissati sulla base della legge forense (già destinati ad operare per i casi in cui manchi una valida pattuizione tra le parti).


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