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Pedaggio tangenziale: è obbligatorio ritirare la ricevuta?

14 Agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Agosto 2017



In autostrada la ricevuta va ritirata: in caso di guasti alle barriere operdita del biglietto, ci sono soluzioni per pagare il pedaggio, ma occhio alle sanzioni.

Pedaggio tangenziale: l’arrivo al casello e la ricevuta

Durante un viaggio in autostrada all’arrivo alle barriere viene emessa una ricevuta, che attesta l’ingresso dell’autovettura. Tale ricevuta deve essere conservata integra per tutto il corso del tragitto, in quanto secondo il codice della strada [1] va esibita al casello d’uscita, per calcolare il tragitto percorso e la relativa somma dovuta per il pagamento del pedaggio.

Il ritiro della ricevuta pertanto è quasi inevitabile ed in teoria, al momento dell’accesso in autostrada, parrebbe materialmente impossibile non ritirarla, a meno che non si scelga di utilizzare le corsie preferenziali senza averne diritto (comportamento che però è chiaramente illecito). Possono verificarsi tuttavia anche ipotesi nelle quali la ricevuta non sia fisicamente erogabile, a causa di malfunzionamenti del sistema (la macchina erogatrice è guasta, non si alza la sbarra, manca l’addetto preposto). Oppure, può succedere – e capita – che il conducente perda la ricevuta, volata dal finestrino al momento del ritiro dalla macchinetta, o magari smarrita nel corso del tragitto percorso. Buttarla volontariamente via ha una serie di conseguenze legali ed amministrative, come vedremo, e peraltro va ricordato che il più noto gestore autostradale (Autostrade Italiane) ha provveduto ad installare un sistema di videosorveglianza lungo le autostrade gestite, che registra le targhe dei veicoli in transito. Pertanto è possibile risalire con facilità a coloro che non abbiano il titolo di entrata o omettano il pagamento del pedaggio.

Pedaggio tangenziale: la perdita della ricevuta e il mancato pagamento

La perdita o smarrimento accidentale della ricevuta potrebbe spaventare il conducente, soprattutto perchè il codice della strada prevede specifiche sanzioni per coloro che non corrispondano quanto dovuto al momento dell’uscita dalla tangenziale. Prima di analizzarle, ricordiamo che non consegnare la ricevuta – sempre ammesso che la si sia ritirata – comporta l’emissione, al casello di uscita, di un verbale di mancato pagamento pedaggio, il cui importo può essere molto alto perché viene calcolato dalla stazione di entrata più lontana. Questo scontrino riporta i dati del veicolo (classe e targa) e i dati riguardanti il transito, cioè data, ora, casello di uscita, casello di entrata – se conosciuto – e l’importo da pagare. È possibile peraltro per il conducente attestare in un secondo tempo, al momento dell’effettivo pagamento (si può pagare anche online con carta di credito) quale fosse l’effettiva stazione di partenza, mediante la sottoscrizione di un modulo di autocertificazione (disponibile sui vari siti online dei gestori autostradali) in modo da adeguare il pagamento e regolarizzare la propria posizione.

Se poi il conducente non paga il pedaggio secondo le modalità e tariffe dovute, è prevista [2] una sanzione pecuniaria pari a 85,00 euro, con la decurtazione di 4 punti dalla patente di guida se il conducente è un neo patentato con patente conseguita da meno di 3 anni, o di 2 punti nel caso di conducente esperto, con patente conseguita da più di 3 anni.

Nell’ipotesi più grave [3] in cui si scelga volontariamente di porre in essere un qualsiasi atto, con la finalità di evitare del tutto o parzialmente il pagamento del pedaggio, la sanzione ammonta a 422 euro. In queste ipotesi però, la legge stabilisce che la sanzione si applica qualora il fatto posto in essere – quindi la condotta elusiva del pagamento – non costituisca reato, perché se invece così fosse si potrebbe essere chiamati a rispondere dei reati di truffa o insolvenza fraudolenta.

E’ importante inoltre tenere presente che in caso di mancato pagamento di quanto dovuto, rispondono della somma solidalmente (cioè assieme, e per l’intero se l’altro non paga) sia il proprietario del veicolo che il conducente [4].

note

[1] D. Lgs. n. 285 del 1992 e successive modifiche.

[2] Art. 176 comma 11 codice della strada.

[3] Art. 176 comma 17 codice della strada.

[4] Art. 176 comma 11 bis codice della strada, che rimanda all’art. 196 dello stesso codice.

Autore immagine: Pixabay.


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