Cosa rischio se mangio delle uova contaminate

11 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 agosto 2017



Lo scandalo delle uova al fipronil spaventa i consumatori. Ma cosa si rischia a mangiare le uova contaminate? E come sapere se si comprano delle uova fresche?

Ogni tanto ne salta fuori una: le mozzarelle blu, i polli con l’aviaria, la mucca pazza, il vino al metanolo. Mancavano le uova per completare la frittata. Eccole servite: le uova al fipronil. Non è una ricetta da ristorante chic ma un potenziale veleno per l’uomo. E’ l’ultimo scandalo alimentare in ordine cronologico ma, certamente, non sarà l’ultimo. Intanto, il consumatore, giustamente, si domanda: cosa rischio se mangio delle uova contaminate? E c’è un modo per sapere se le uova che ho preso oggi al supermercato sono fresche e sane? Vediamo.

Che cos’è il fipronil e per che cosa viene usato

Come fa a finire il fipronil in un pollaio provocando che finiscano in commercio delle uova contaminate?

Diciamo, innanzitutto, che il fipronil (i chimici lo chiamano fluocianobenpirazolo) è un insetticida che, attraverso un processo di disturbo del sistema nervoso, causa l’ipereccitazione di nervi e muscoli degli insetti contaminanti. Lo si usa, maggiormente, come antipulci ed agisce lentamente: l’insetto non muore all’istante ma ha una lunga agonia. Questo fa sì che, quando la bestiolina torna nella tana o nella colonia, possa spargere il veleno ai suoi simili. Nell’arco di 3 giorni, il 95% della colonia può risultare avvelenata.

E che c’entra con le galline? Il fipronil viene utilizzato come antiparassitario per gli animali di compagnia a una concentrazione di quasi il 10%. Ma è assolutamente vietato l’utilizzo su animali destinati al consumo. Insomma, sul cane va bene ma sul manzo, sul maiale o, appunto, sulla gallina no. Perché, dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità, può mettere a rischio fegato, reni e tiroide degli essere umani.

Cosa rischio se mangio le uova al fipronil?

Dicono gli esperti che il vero rischio delle uova contaminate al fipronil lo si trovi nella quantità. Insomma, per avvertire i sintomi dell’insetticida, a quanto pare, di uova se ne devono mangiare parecchie. Cosa, comunque, sconsigliata anche quando le uova sono sane: fegato e colesterolo non ringrazierebbero.

Quindi, se uno si mangia un uovo sodo al fipronil è facile che non gli succeda niente di grave. Ma è, comunque, meglio evitarlo. Soprattutto se l’uovo sodo lo si dà ai bambini: sempre secondo gli esperti, sono quelli più a rischio.

Nello sventurato caso in cui uno abbia preso – senza saperlo – un cartone di uova al fipronil e ne abbia mangiato una quantità abbondante, dovrebbe accusare sintomi come ipereccitabilità, irritabilità, tremori e, se proprio ha esagerato, letargia e convulsioni.

I sintomi, comunque, passano. Lentamente, ma passano. La sostanza si assorbe attraverso l’intestino, ma se si vuole evitare questo assorbimento (il che sarebbe meglio) converrebbe fare una bella lavanda gastrica oppure ingerire un purgante salino o del carbone attivo.

L’antidoto non c’è, o meglio: uno ci sarebbe: quello di stare attenti a quello che si compra. E di non esagerare con le frittate.

Come capire al supermercato se le uova sono fresche

Per evitare di mettere a tavola delle uova contaminate, è importante prestare molta attenzione al momento dell’acquisto al supermercato o nel negozietto sotto casa.

Le caratteristiche dell’uovo

Tutte le uova fresche devono avere:

  • guscio e cuticola normali, puliti e intatti;
  • una camera d’aria di altezza non superiore ai 6 millimetri e immobile. L’altezza non deve essere superiore ai 4 millimetri se si tratta di uova «extra»;
  • albume chiaro, limpido, gelatinoso e senza alcun tipo di corpo estraneo;
  • tuorlo visibile al controluce solo come un’ombratura, apparentemente senza contorno, che rimanga al centro dell’uovo quando lo si ruota, senza corpi estranei;
  • germe dallo sviluppo impercettibile;
  • assente di odori

Il codice stampato sul guscio

Le uova messe in commercio devono avere stampato sul guscio un codice che permette di avere tutte le informazioni circa il prodotto acquistato.

L’etichettatura è obbligatoria, come da Regolamento europeo [1].

Vediamo un esempio di codice:

1 IT 045 TO 001

Che cosa ci dice questo codice?

  • 1 è il tipo di allevamento da cui proviene l’uovo, cioè:
    • 0 per l’allevamento biologico;
    • 1 per l’allevamento all’aperto;
    • 2 per allevamento a terra;
    • 3 per allevamento in gabbia (o in batteria).
  • IT come Italia, cioè lo Stato di produzione (solo per i Paesi Ue. Per gli extra-Ue, sull’etichettatura ci sarà scritto «sistema di allevamento indeterminato»;
  • 045 è il codice Istat del Comune di produzione;
  • TO è la Provincia di produzione (in questo caso Torino);
  • 001 è il codice dell’allevamento, assegnato dall’Asl.

Sotto questo codice numerico troveremo la data di scadenza dell’uovo.

I tipi di allevamento delle galline

Come abbiamo visto, ci sono 4 tipi di allevamenti in cui vengono prodotte le uova che portiamo a casa. Nello specifico:

  • allevamento biologico: è sottoposto a dei vincoli severi: le galline devono essere alimentate solo con mangimi biologici e vivere in un terreno naturale e all’aperto;
  • allevamento all’aperto: le galline, per una parte della giornata, possono vivere e razzolare in un ambiente esterno ma isolate da altri animali per evitare possibili malattie. Le uova vengono deposte sul terreno o in appositi nidi;
  • allevamento a terra: le galline vivono all’interno di un capannone ma sono, comunque, libere di muoversi. Anche in questo caso, le uova vengono deposte sul terreno i nei nidi;

allevamento in gabbia o in batteria: le galline vivono, appunto, in una gabbia e qui depongono le uova, che vengono raccolte da un’apposita macchina. Qui viene prodotto quasi il 90% delle uova che finiscono sulle nostre tavole.

note

[1] Regolamento CE 2295/2003.

Autore immagine: 123rf.com


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