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Miscellanea UE: Google non rispetta la privacy

Miscellanea Pubblicato il 29 ottobre 2012

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> Miscellanea Pubblicato il 29 ottobre 2012

UE: Google deve tutelare maggiormente la privacy degli utenti.

I Garanti sulla Privacy dell’Unione Europea hanno chiesto a Google di modificare la policy sulla privacy adottata dall’azienda, in favore invece di regole che tutelino maggiormente gli utenti e che impediscano l’uso massivo dei loro dati raccolti durante l’uso dei servizi online.

Google, come oramai molti sanno, non è più un semplice motore di ricerca, ma un’azienda che gestisce diversi servizi online. Basti pensare a YouTube, la piattaforma di condivisione video più utilizzata al mondo, il nuovo social network Google+, il servizio di posta elettronica Gmail, il sistema di navigazione Google Maps, per non parlare del sistema operativo Android presente sulla maggior parte degli smartphone.

Ebbene, la nuova policy adottata dal colosso di Mountain View gli consente incrociare e poi usare i dati dei vari utenti che utilizzano tutti questi servizi: una strada che, se da un lato serve a offrire funzioni più avanzate e integrate, dall’altro mette a rischio la privacy degli stessi utenti. Questi infatti, secondo la Comunità Europea, non sono adeguatamente informati su come i loro dati verranno utilizzati.

Già da tempo la Commissione Europea aveva lamentato la carenza di tutela nei confronti dei netizen dei Paesi membri. Così, lo scorso febbraio, la Commissione Nazionale per l’Informatica (Cnil) ha avviato un’indagine: indagine che ha riscontrato diverse mancanze e ha portato le Autorità competenti sulla tutela della privacy a inviare una lettera congiunta a Google. In questo documento viene chiesto a BigG di adottare meccanismi che consentano agli utenti un maggior controllo sull’uso dei propri dati, introducendo anche l’opzione di “opt out”, ossia una opposizione al trattamento degli stessi.

Da parte sua, Google, attraverso Peter Fleischer (Global Privacy Counsel), ha fatto sapere che esaminerà le richieste, al fine di bilanciare l’esigenza di fornire servizi utili agli utenti con il rispetto della protezione dei dati personali.

Mountain View avrà quattro mesi per adeguarsi alle richieste. Se non dovesse adottare alcuna misura, verrà avviata una fase di contestazione formale, che potrebbe portare a una multa salata. A gennaio di quest’anno, infatti, Viviane Reding, vicepresidente della Commissione europea, ha presentato agli Stati Membri una proposta di riforma sulle regole a tutela dei dati personali che prevede l’introduzione del diritto all’oblio e la possibilità di infliggere alle società operanti sul web una multa pari al 2% del loro fatturato annuo. E per Google si tratta di cifre a nove zeri!

 

 


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