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Cassa forense: legittimo non restituire i contributi

12 Agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 Agosto 2017



È legittima la previsione del regime contributivo per la pensione vecchiaia con conseguente impossibilità di ripetizione dei contributi versati.

Schieramento dei giudici della Cassazione a favore della Cassa Forense: chi opta per il sistema contributivo non ha diritto alla restituzione di contributi.

Il Regolamento della Cassa Forense [1] prevede che gli iscritti che abbiano compiuto il 65° anno di età e maturato più di cinque anni ma meno di trent’anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa e che non si siano avvalsi dell’istituto della ricongiunzione ovvero della totalizzazione, hanno diritto a chiedere la liquidazione di una pensione calcolata con il criterio contributivo, salvo che intendano proseguire nei versamenti dei contributi al fine di raggiungere una maggiore anzianità o maturare prestazioni di tipo retributivo.

Tutti i contributi versati legittimamente non sono restituibili all’iscritto o ai suoi aventi causa, ad eccezione di quelli relativi agli anni di iscrizione dichiarati inefficaci.

Secondo la recentissima pronuncia della Suprema Corte [1] tale disposizione è pienamente legittima poiché gli enti previdenziali privatizzati, nell’esercizio della propria autonomia, possono adottare misure prevedenti, fermo restando il sistema retributivo di calcolo della pensione, la facoltà di optare per il sistema contributivo a condizioni di maggior favore per gli iscritti, stabilendo, al contempo, la non restituibilità dei contributi legittimamente versati.

Ciò non comporterebbe la lesione di diritti o di legittime aspettative o dell’affidamento nella certezza del diritto e nella sicurezza giuridica. Al riguardo è stato, infatti, osservato che è coerente con la facoltà di optare per il sistema contributivo («in quanto comportante un palese ampliamento dell’area di utilizzabilità a fini pensionistici dei contributi versati legittimamente alla Cassa») la contestuale previsione della non restituibilità dei contributi medesimi. Pertanto, al pari della opzione per il contributivo, la previsione della non restituibilità dei contributi risulta rispettosa dei limiti dell’autonomia degli enti previdenziali privatizzati e, come tale, idonea ad abrogare tacitamente la contraria previsione del diritto alla restituzione dei contributi non utilizzabili a fini pensionistici.

Secondo i giudici, dunque, la previsione della non restituibilità dei contributi legittimamente versati risulta coerente con il margine di autonomia della Cassa e con la previsione contestuale della facoltà di optare – con condizioni di maggior favore – per il sistema contributivo di calcolo della pensione.

Il regime contributivo prevederebbe un palese ampliamento dell’area di utilizzabilità a fini pensionistici dei contributi versati legittimamente, ragion per cui la previsione della non restituzione risulta legittima.

note

[1] Art. 4 Regolamento Cassa Forense.

[2] Cass. sent. n. 19981 del 10.08.2017.


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