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Tempi di permanenza dei figli dal genitore non affidatario

14 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 agosto 2017



Quanto tempo possono trascorrere i figli con il genitore non affidatario?

Separazione e affidamento dei figli

La fine di un matrimonio o di una unione civile, con l’inevitabile venir meno del rapporto di coppia, crea forti tensioni e difficoltà all’interno di quello che un tempo era un nucleo familiare. La situazione, chiaramente, viene ad assumere profili maggiormente problematici nel caso in cui la coppia in crisi abbia dei figli. La conclusione della relazione affettiva fra due persone non deve però comportare il contemporaneo affievolirsi dei rapporti con i figli nati da quella unione, il cui benessere personale ed emotivo deve al contrario – specialmente in quella situazione di forte conflittualità – costituire obiettivo primario e condiviso.

Genitore non affidatario e genitore non collocatario

Dalla fine del rapporto di coppia deriva quindi l’inevitabile scelta di separarsi, consensualmente o giudizialmente, e di dover regolare, oltre alle questioni economico-patrimoniali, anche quelle inerenti l’affidamento della prole. Prima della riforma sull’affido condiviso [1], si ricorreva all’affido esclusivo a favore di uno dei due genitori, e l’altro diventava il genitore non affidatario. Con l’introduzione del principio della bigenitorialità, che stabilisce il diritto del bambino a sviluppare una sana e continuata relazione con tutti e due i genitori, il figlio o la figlia (o, se sono più di uno, tutti) vengono affidati [2] ad entrambi – dividendo poi in concreto il tempo che i bambini passeranno con l’uno e con l’altro genitore – e collocati presso la casa familiare, con uno dei due ex coniugi. L’altro genitore, che lascerà l’abitazione, è quindi il genitore non collocatario.

La finalità di garantire l’effettivo esercizio di una bigenitorialità efficace, come richiesto dalla volontà del legislatore, deve animare e guidare anche le scelte del giudice, col fine di assicurare il corretto sviluppo dei minori e permettere di attenuare, nei limiti del possibile, gli effetti emotivi e le conseguenze pratiche – già abbastanza pesanti – che la separazione dei genitori ha su di loro.

Tempi di permanenza presso il genitore non affidatario

Il fatto che il minore venga affidato e/o collocato prevalentemente presso uno dei due genitori non significa che l’altro genitore sia privato della possibilità di trascorrere del tempo con il proprio figlio. Questo perchè, è importante ricordarlo sempre, nell’ambito del diritto minorile e delle relazioni familiari il principio fondamentale che regola ogni decisione del giudice – ed è a fondamento della disciplina normativa – è sempre quello di garantire la tutela dei minori, perseguendo il loro benessere psico- fisico sopra ogni altra cosa.

I tempi di permanenza della prole possono essere concordati fra le parti, e condivisi poi dal giudice, o fissati dal giudice stesso in mancanza di accordo fra le parti.

A seconda delle esigenze dei genitori, e dei bambini, tali tempi vengono peraltro modellati sull’organizzazione di vita di entrambi i genitori, sia affidatario che non affidatario.

In pratica, spesso veniva fissata un’alternanza dei fine settimana, da intendersi comprensivi, a seconda degli accordi, anche del venerdì sera o del lunedì mattina, più uno o due giorni durante la settimana, con eventuale pernottamento nel caso si trattasse di due giorni infrasettimanali consecutivi.

La giurisprudenza di merito ha parlato di cornice minima [3], stabilendo che deve esserci un minimo di tempo da trascorrere coi figli garantito al genitore non affidatario, per permettergli (o permetterle) di esercitare quello che viene riconosciuto come il suo diritto-dovere ad avere un rapporto continuativo con i figli. Questa continuità, infatti, serve anche alla prole, che riesce così a conservare e rinforzare il legame con il genitore con cui non convive stabilmente, attraverso la condivisione dei momenti di vita quotidiana (il dopo scuola, i pasti, i compiti, il momento di andare a dormire). Nel caso citato, la sentenza aveva ritenuto che il tempo minimo di permanenza di una bimba di due anni presso il padre potesse fissarsi in due interi fine settimana al mese e alcune ore all’interno di due giorni infrasettimanali.

Stabilito dunque che i tempi di permanenza presso il genitore non collocatario possono variare a seconda degli accordi presi tra i coniugi durante la separazione o fissati dal giudice – anche d’ufficio – la giurisprudenza si è mossa per cercare ulteriori soluzioni possibili, che agevolino la situazione dei minori.

È di quest’anno ad esempio un intervento del Tribunale di Brindisi sezione famiglia, che ha predisposto delle linee guida nelle quali non ci si riferisce più alla collocazione prevalente dei minori presso uno dei genitori, ritenendo invece fondamentale il coinvolgimento quotidiano di entrambi nella crescita e nell’educazione dei figli. Viene fornita anche una proposta di organizzazione dei tempi di permanenza dei bambini, così divisa:

  • fine settimana alternati, dal venerdì all’uscita della scuola al lunedì al rientro;

  • lunedì e martedì presso in genitore con cui non hanno trascorso il fine settimana;

  • mercoledì e giovedì con il genitore presso il quale non lo trascorreranno.

Affido condiviso e alternanza dei genitori nella casa familiare

Inoltre, proprio per agevolare ulteriormente i piccoli coinvolti nella separazione dei genitori, la giurisprudenza si è espressa anche considerando il minore quale effettivo titolare della casa familiare [4]. Il continuo spostamento – seppure a giorni fissati e concordati anticipatamente – della prole, con l’alternanza dei periodi di vacanza ed un incessante andirivieni fra la casa dove si è sempre vissuto con entrambi i genitori e la nuova abitazione dell’altro genitore, comportano infatti un notevole stress sui bambini coinvolti, già provati dalla separazione e dal venir meno della routine quotidiana. Situazione che assume profili ancora più difficili per i bambini in tenera età, per i quali è ancora più decisivo per la crescita creare delle abitudini familiari. Per queste ragioni, i giudici hanno iniziato a stabilire come debbano essere i genitori a spostarsi ed alternarsi nella casa familiare, e non i figli a dover fare avanti e indietro fra quella che è rimasta la loro casa e la nuova soluzione abitativa del genitore che non abita più con loro. In questo modo, seppur con tutta la delicatezza della situazione familiare, si assicura comunque una certa stabilità, almeno abitativa, evitando alla prole continui spostamenti e permettendo di non interrompere la continuità del rapporto con entrambi i genitori.

note

[1] Legge n. 54 del 2006.

[2] Fatti salvi i casi, residuali, di affido esclusivo.

[3] Corte d’Appello di Catania, sez. famiglia e persona, decreto 16 ottobre 2013.

[4] Tra le tante, Trib. Varese sent. n. 158 del 2013.

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1 Commento

  1. da “Avvenire”
    26 agosto 2015 pagina 2
    GENITORI SEPARATI, I FIGLI POSSONO VEDERE ENTRAMBI
    Gentile direttore,
    il nuovo caso di un padre separato “fuggito” col figlioletto porta in evidenza un grande problema. In una condizione di separazione dei genitori i figli minori si trovano sfortunatamente a maggiore rischio di disgregazione familiare. E hanno ancor piu bisogno di cura, di attenzione e di tempo complessivo da parte di entrambi i genitori. Bisogna fare in modo che i figli minorennis siano aiutati aa poter frequentare l’uno e l’altro proprio genitore in maniera elastica o, almeno, paritaria. Silvio Pammelati Roma

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