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Lo sai che? Fingere di essere single è reato

Lo sai che? Pubblicato il 13 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 agosto 2017

Chi finge di non essere sposato e, invece, è coniugato – e magari con figli – commette reato di sostituzione di persona e può essere denunciato dalla persona caduta in errore.

Tipizzata da numerose commedie all’italiana, la pantomima dell’uomo fedifrago che si finge single o già divorziato solo per carpire i “favori” di un’altra donna (magari più giovane e credulona) e portarsela a letto non è, in verità, una scena così inusuale. Se è vero che non ci vuole nulla a togliersi la fede dal dito e a recitare la parte di chi non è impegnato, specie nelle grandi e numerose città dove si è sempre un po’ più “anonimi”, ci vuole anche abilità nel non farsi scoprire dal coniuge. Anche perché, ad oggi, il cellulare è un ottimo strumento per rivelare i tradimenti (leggi la guida Come scoprire un tradimento con lo smartphone). Senonché, chi non ha timore della moglie dovrebbe iniziare ad averlo dell’amante e, soprattutto, della legge a cui quest’ultima può appigliarsi. Chi infatti è indotto a credere che una persona non è sposata, mentre invece lo è, può sporgere denuncia. Secondo infatti una recente sentenza della Cassazione [1], fingere di essere single è reato.

Fingere di essere celibe o nubile è sostituzione di persona

Simulare di non essere sposati o di essere già divorziati integra un illecito penale, in particolare quello di «sostituzione di persona». Possibile? Sì, perché il codice penale [2] punisce chiunque si attribuisce un nome falso, una qualità o uno stato che in realtà non ha. È proprio il caso di chi simuli di essere celibe o nubile. La punizione è addirittura la reclusione fino a un anno. Ma per il procedimento penale è necessario che la vittima sia stata tratta in errore. Se invece questa non è cascata nel tranello neanche per un giorno e sin dall’inizio ha intuito la menzogna, la conferma ai propri sospetti non le dà il diritto di sporgere querela.

Risultato: far credere di non essere sposato, nascondendo la propria situazione con moglie o marito e, magari, anche i figli a carico, integra il reato di sostituzione di persona.

Finti celibi o nubili, falsi divorziati o scapoli: i social network sono pieni di profili che manifestano un’identità o una condizione del tutto differente dal reale. Lo scopo non è solo «apparire ciò che si sarebbe voluto essere», ma acquisire nuovi contatti e conoscenze che, altrimenti, non si sarebbero mai potute raggiungere. Come c’è chi va all’estero solo per trovare la compagna di una notte, c’è chi sta su Facebook per “rimorchiare”. E dopo mesi di conversazioni, l’altra parte può essere portata a credere al nuovo amico, a fidarsi di lui e, infine, a cadere nella trappola. Salvo poi scoprire, dopo qualche tempo che si tratta di una persona sposata. Quale vendetta? Chi non ama le scenate, può da oggi presentarsi alla stazione dei carabinieri e denunciare l’amante di una o più notti. La prova delle false dichiarazioni? C’è la chat sicuramente. Ma non solo: nel processo penale le dichiarazioni della vittima sono prove contro il colpevole. E quindi il giudice, già solo sulla base di tali argomentazioni, può arrivare a una sentenza di condanna.

È vero: perché scatti il reato di sostituzione di persona è necessario che il colpevole, oltre a far credere di essere single, persegua un’utilità economica. Tuttavia, le più recenti sentenze sono propense a considerare il concetto di «utilità» non solo legato ai soldi e al guadagno, ma a qualsiasi altro tipo di vantaggio, come appunto quello sessuale o anche un rapporto affettivo. Insomma, anche simulare di non essere sposati pur di stare con un’altra donna (o uomo) può costituire un’utilità.

Anche la poligamia è reato. E, come esiste il reato consumato, c’è anche quello «tentato», ossia non portato a termine. Tuttavia, perché si possa configurare la tentata poligamia non è sufficiente il rapporto sessuale con la vittima ma anche l’effettiva intenzione, conseguente alla sostituzione di persona, di convogliare una seconda volta a nozze pur avendo in atto un precedente matrimonio. Invece se le intenzioni del millantatore sono volte solo a un rapporto occasionale si ha solo il reato di sostituzione di persona.

note

[1] Art. 494 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 34800/16.

Autore immagine: 123rf com


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