Diritto e Fisco | Articoli

Si può licenziare il dipendente che dice troppe parolacce?

13 Agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Agosto 2017



Il dipendente che, anche se in pausa pranzo, utilizzi un linguaggio volgare, arricchito di termini scurrili e di parolacce può essere licenziato per giusta causa

Il lavoro nobilita l’uomo: verissimo. Molte volte, però, è anche fonte di stress e nervosismo. Attenzione però a scaricare lo stress e a liberarsi dalla tensione in pausa pranzo con discorsi “poco raffinati” e magari conditi di troppe parolacce e scurrilità. Se intendete usare un linguaggio “poco consono” non fatevi sentire dal datore di lavoro e statene ben alla larga: si rischia, altrimenti, il licenziamento in tronco. Ed infatti, potrebbe sembrare assurdo, ma si può licenziare un dipendente perché dice troppe parolacce. A stabilirlo è stata proprio la Corte di Cassazione [1], a detta della quale si può licenziare il lavoratore che dice troppe parolacce, utilizzi un linguaggio troppo volgare e caratterizzato dal frequente uso di termini scurrili.

Ma non è tutto. Simili atteggiamenti potrebbero risultare “pericolosi” per il dipendente anche in pausa pranzo: meglio, quindi, aspettare di essere abbastanza lontani dal posto di lavoro o, in ogni caso, non farsi sentire da nessuno.

In particolare, la Corte di Cassazione ha avuto modo di occuparsi del licenziamento di una commessa che era stata allontanata dal proprio datore di lavoro per avere utilizzato un linguaggio troppo volgare mentre si trovava in pausa pranzo insieme ad altre colleghe. Nonostante la dipendente fosse stata più volte richiamata dal datore di lavoro, la stessa ha continuato ad utilizzare un linguaggio “poco raffinato”, anzi scurrile, volgare ed arricchito da molte parolacce. Risultato: licenziamento per giusta causa.

Vane al riguardo tutte le difese della lavoratrice. La dipendente, infatti, ha tentato di difendersi sostenendo di non meritare il licenziamento, ma – a tutto voler concedere – una sanzione più mite. Ciò in quanto con il suo comportamento, ancorché criticabile, la commessa non aveva di certo manifestato né una scarsa inclinazione al lavoro, né una volontà di contravvenire agli obblighi assunti e previsti dal contratto di lavoro. L’avvocato della dipendente, inoltre, ha cercato di difendere la sua assistita evidenziando come non si possa di certo pretendere che ai lavoratori sia inibito, nei momenti di pausa pranzo, un linguaggio adoperato normalmente da persone della stessa estrazione sociale, della stessa cultura e accomunate dalla familiarità che subentra in conseguenza di un lavoro quotidiano svolto nello spazio ristretto dell’azienda in cui operano.

Nonostante potrebbero ritenersi del tutto ragionevoli, tali difese non sono state condivise dalla Suprema Corte, che ha confermato il licenziamento per giusta causa della lavoratrice, condannandola – come se non bastasse – anche alle spese di giudizio, pari a più di 3mila euro. Oltre al danno, quindi, anche la beffa.

D’altronde, verrebbe da aggiungere, la Cassazione [2] non “fa sconti” nemmeno ai datori di lavoro, i quali conservano sempre un potere di critica nei confronti di colpevoli comportamenti del lavoratore, critica che – però – non deve mai sconfinare nell’insulto. Al contrario, infatti – e dunque nelle ipotesi in cui sia il datore di lavoro ad utilizzare espressioni volgari nei confronti del dipendente – scatta il reato di ingiuria [3]. Certo la differenza non è sottile se si considera che, secondo il fatto storico analizzato dai giudici, nel caso esaminato sopra la dipendente non si era rivolta con termini volgari nei confronti del datore di lavoro, ma parlando (forse del più e del meno) con altre colleghe. Così – però – è stato deciso.

note

[1] Cass., sent. n. 3380 del 08.02.2017.

[2] Cass., sent. n. 42064 del 09.10.2007.

[3] Art. 594 Cod. Pen.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI