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Reversibilità alla seconda moglie, la convivenza conta

13 Agosto 2017 | Autore:


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Pensione ai superstiti in caso di divorzio e secondo matrimonio: la convivenza prematrimoniale rileva per determinare l’assegno spettante alla seconda moglie.

La pensione di reversibilità spettante all’ex coniuge e alla seconda moglie non deve essere più suddivisa tra le aventi diritto sulla sola base della durata dei matrimoni, ma si deve considerare anche la durata della convivenza prematrimoniale: a stabilirlo è una recente sentenza del Tribunale di Roma [1], che segue il più recente orientamento della Corte di Cassazione [2].

L’orientamento in materia di diritto alla reversibilità in caso di spettanza della prestazione a due coniugi, nel dettaglio, basa la suddivisione delle quote di pensione fondamentalmente sulla durata dei matrimoni, ma riconosce anche la rilevanza di altri elementi, come lo stato di bisogno e l’ammontare dell’assegno divorzile: è importante, difatti, che il giudice offra una particolare tutela alla posizione del soggetto economicamente più debole.

Inoltre, la nozione di durata del matrimonio non è univoca, ma si presta a molteplici interpretazioni: secondo la giurisprudenza più recente, in particolare, oltre alla durata legale delle nozze si deve anche considerare la convivenza prematrimoniale.

Questa è stata, pertanto, l’interpretazione seguita dal Tribunale di Roma nella citata sentenza in materia di reversibilità: nel caso di specie, il giudice ha riconosciuto il 75% della pensione di reversibilità alla seconda moglie e solo il 25% alla prima, nonostante il primo matrimonio sia durato più a lungo del secondo. La durata della convivenza prematrimoniale per la seconda moglie, infatti, era stata molto lunga, pari addirittura a 20 anni.

Ma come funziona la pensione di reversibilità in caso di coniugi separati e divorziati? Facciamo un breve punto della situazione.

Che cos’è la reversibilità e a chi spetta

Chiariamo, innanzitutto, in che cosa consiste la reversibilità e a chi spetta: la pensione di reversibilità, o meglio la pensione ai superstiti, è una prestazione che l’Inps liquida ai congiunti dell’assicurato deceduto, sia nel caso in cui al momento della morte fosse già pensionato, sia nel caso in cui stesse ancora lavorando (in questo caso, però, deve risultare accreditato un minimo di contributi previdenziali).

Parliamo di pensione di reversibilità nell’ipotesi di dante causa pensionato, mentre in caso di decesso del lavoratore parliamo di pensione indiretta.

Il trattamento spetta al coniuge, fino a un determinato limite di reddito, ai figli, sino a 26 anni se studenti universitari, o senza limiti se inabili, e in mancanza, ai genitori over 65 senza pensione o ai fratelli ed alle sorelle inabili.

Reversibilità per i separati

Secondo un vecchio orientamento della giurisprudenza, non in tutti i casi l’ex coniuge ha diritto all’assegno, ma solo quando risulta separato senza addebito e titolare di un assegno di mantenimento a carico del coniuge deceduto, sempre che quest’ultimo risulti assicurato all’Inps prima della sentenza di separazione.

Quest’orientamento, però, è stato ribaltato da una nota sentenza della Cassazione del 2009 [3], secondo la quale il coniuge separato per colpa o per addebito è equiparato in tutto e per tutto al coniuge superstite (separato o non) ai fini della pensione di reversibilità.  È infatti stata dichiarata incostituzionale [4] la norma che negava tale prestazione al coniuge a cui era stata addebitata la separazione, in quanto l’addebito non può essere considerato un elemento discriminante per l’erogazione della pensione di reversibilità al coniuge separato per colpa.

Inoltre, secondo la citata sentenza della Cassazione, la reversibilità spetta non solo a prescindere dal titolo della separazione, ma anche a prescindere dalla spettanza dell’assegno di mantenimento.

La pensione di reversibilità, in effetti, è una forma di tutela previdenziale in cui l’evento assicurato è la morte, a seguito della quale si crea una situazione di bisogno per i familiari viventi a carico del pensionato defunto (i soggetti protetti): sarebbe dunque ingiusto negare una tutela che assicuri la continuità dei mezzi di sostentamento che il defunto coniuge sarebbe tenuto a fornire, sia nel caso in cui il coniuge superstite risulti separato con addebito, sia nel caso in cui, pur senza addebito, non risulti titolare di assegni.

Reversibilità  per il coniuge divorziato

Il coniuge divorziato, invece, ha diritto alla pensione ai superstiti solo se titolare di un assegno di divorzio, purché l’ex coniuge deceduto risulti iscritto all’Inps prima della sentenza di divorzio. Inoltre, l’ex coniuge non deve aver contratto nuovo matrimonio: in questo caso, si perde il diritto alla pensione di reversibilità, ma viene liquidata, una tantum, una somma pari al trattamento percepito moltiplicato per 26.

Reversibilità per il convivente

Pur avendo fatto la giurisprudenza dei passi avanti nella tutela delle situazioni di fatto, avendo riguardo anche al periodo di convivenza prematrimoniale, nessuna tutela è invece prevista per le convivenze che non si trasformano in matrimonio. Difatti, il convivente superstite non ha alcun titolo alla pensione.

Il componente dell’unione civile, invece, è equiparato in tutto e per tutto al coniuge.

note

[1] Trib. Roma sent. n.13642/2017.

[2] Cass. ord. n. 16602/2017.

[3] Cass. sent. n. 4555 del 25.02.2009.

[4] C. Cost., sent. n. 286/1987.


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