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Condanna per spaccio

14 Agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Agosto 2017



Punita anche la cessione gratuita. Vietata la coltivazione e altre condotte. Differenza di pena tra spaccio di droghe pesanti e leggere. Il consumo di gruppo.

La disciplina penale [1] sugli stupefacenti, nota anche con il nome di legge droga, è da molti anni al centro del dibattito politico che ha determinato, a fasi alterne, l’aggravamento oppure la diminuzione delle pene previste per lo spaccio di sostanze stupefacenti, restando, invece, invariate le condotte ritenute illegali.

Allo stato attuale la legge ripropone, quanto alle pene previste, la differenza tra le cosiddette droghe leggere (hashish, marjuana) e le droghe pesanti (cocaina, eroina e droghe sintetiche). Procediamo con ordine iniziando a vedere quali sono le condotte illecite vietate dalla legge e penalmente sanzionate.

Le condotte vietate                           

La legge [2] individua, oltre alla cessione a titolo oneroso (vendita), di prima e immediata comprensione,  diverse altre condotte illecite punite con le stesse pene previste per la vendita di sostanza stupefacente. Così, ad esempio, è punita la coltivazione, il trasporto, la raffinazione, la consegna, l’invio e le altre condotte specificamente indicate tutte ritenute di rilievo penale.

Per quel che riguarda le pene previste per lo spaccio di stupefacenti occorre distinguere tra droghe pesanti e droghe leggere, dove, com’è ovvio, la sanzione è molto più grave per la prima categoria di sostanze stupefacenti. Schematicamente possiamo scrivere che:

a) per le droghe pesanti la pena prevista dalla legge è quella della reclusione da  otto a venti  anni  e  la  multa  da  euro 25.822 a euro 258.228;

b) per le droghe leggere è prevista una sanzione ridotta rispetto a quella indicata al punto precedente ovvero la pena della reclusione da  due  a  sei anni  e la multa da euro  5.164 a euro 77.468;

La notevole ampiezza delle pene e la differenza tra il minimo e il massimo delle delle stesse ha, com’è intuibile, la funzione di consentire al giudice di  condannare lo spacciatore adeguando la pena alla effettiva gravità della condotta da questi commessa.

Quello che molte persone probabilmente non sanno è che la legge vieta e punisce, anche la cessione di stupefacente a titolo gratuito: non è necessario, in altri termini, per commettere il reato di spaccio di stupefacenti, che vi sia uno scambio di denaro a fronte della consegna della droga, essendo vietata e punita la cessione a qualsiasi titolo essa avvenga.  Com’è intuibile la questione si pone con riferimento, soprattutto, alle ipotesi cosiddette del consumo di gruppo.

Il consumo di gruppo

Il consumo di gruppo di sostanza stupefacente non costituisce illecito penale ma integra un illecito avente natura amministrativa [3]. Ma a quali condizioni la detenzione di stupefacente può essere ritenuta destinata al consumo di gruppo?. In tema di detenzione di sostanze stupefacenti, la giurisprudenza ha chiarito che si può parlare di consumo di gruppo solo sussistendo alcune specifiche condizioni: a) acquisto congiunto, a fronte di un mandato all’acquisto collettivo ad uno dei consumatori (es. tre amici si accordano per consumare droga delegando l’acquisto a uno solo di essi); b) l’acquirente deve essere uno degli stessi consumatori; c) l’acquisto sia avvenuto, sin dall’inizio, per conto degli altri componenti del gruppo; d) tutti hanno contribuito anche finanziariamente all’acquisto.

Il fatto di lieve entità

Una specifica disciplina è prevista per le ipotesi di modeste violazioni della legge droga che prende il nome di fatto di lieve entità [4]. Al fine, anche in questo caso, di adeguare la pena in concreto inflitta allo spacciatore alla effettiva gravità delle condotte delittuose da questi poste in essere, è prevista la pena (si badi bene senza distinzione tra droghe pesanti e droghe leggere) della reclusione da 6 mesi a 4 anni e della multa da euro 1.032 a euro 10.329.

Quando lo spaccio è di lieve entità?

Diversamente da come si potrebbe essere indotti a credere, la legge non specifica esattamente quale sia la quantità di sostanza stupefacente ceduta perché il reato possa essere considerato lieve, e quindi assoggettato alla relativa disciplina sanzionatoria che, come detto, è decisamente meno grave.

La legge si limita, infatti, a prevedere che quando per i mezzi, per la modalità o le circostanze dell’azione ovvero per la qualità e quantità delle sostanze, lo spaccio (e/o le altre condotte descritte dalla legge) sia di lieve entità si applicano le pene della reclusione da uno a sei anni e della multa da euro 3.000 a euro 26.000.

In buona sostanza, la valutazione circa la lieve entità delle condotte di spaccio è un apprezzamento non solo della qualità e della quantità dello stupefacente, ma anche di tutte le altre circostanze del reato, dei mezzi utilizzati, delle modalità esecutive, tutte indicative della capacità criminale del reo e della pericolosità sociale delle sue condotte illecite.

Il dato quantitativo, in altri termini, costituisce solo uno degli elementi in base ai quali va effettuata la valutazione della lieve entità, non essendo sufficiente lo spaccio di piccole quantità di stupefacente perché il reato possa essere, automaticamente,  considerato lieve, se le altre circostanze sono di segno opposto.  Degli esempi possono meglio chiarire il significato giuridico della questione.

Ipotizziamo che Tizio sia arrestato perché sorpreso a spacciare alcune dosi di marjuana all’interno di un parco pubblico. Il dato quantitativo consentirebbe di riconoscere il reato come di lieve entità. Se Tizio, per spacciare lo stesso quantitativo di droga, si organizza apprestando mezzi particolari per dissimulare la sua attività illecita e/o rendere più difficoltoso il suo arresto (pensiamo alla installazione di telecamere a circuito chiuso, a cancelli blindati che impediscono l’accesso alle forze dell’ordine, alla presenza di complici che possano avvertirlo della presenza delle forze di polizia e così via) la sua attività illecita potrebbe essere considerata non lieve.

In questa ipotesi, infatti, anche se sono state spacciate piccole quantità di stupefacente, è piuttosto evidente la maggiore capacità criminale e pericolosità sociale dello spacciatore che ha allestito dei mezzi per garantirsi l’impunità e organizzato la sua attività illecita utilizzando anche dei complici.

L’aggravante dell’ingente quantitativo

Così come è previsto un trattamento sanzionatorio più mite per il fatto di lieve entità, la legge prevede, in contrapposizione a questo, una specifica circostanza aggravante per lo spaccio di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente [5] stabilendo che se il fatto riguarda quantità ingenti di droga (o altre sostanze psicotrope) le pene sono aumentate dalla metà a due terzi.

Anche in questo caso la legge non definisce direttamente quando un quantitativo di stupefacente deve essere considerato ingente, lasciando al giudice un ampio margine discrezionale. Di recente, la giurisprudenza della cassazione, dopo pronunce contrastanti, ha elaborato dei criteri tabellari in base ai quali, si può scrivere che  l’aggravante della ingente quantità non è di norma ravvisabile quando la quantità sia inferiore a duemila volte il valore massimo in milligrammi (cosiddetto valore-soglia), determinato per ogni sostanza stupefacente nella relativa tabella ministeriale [6], ferma restando la discrezionale valutazione del giudice di merito, quando tale quantità sia superata [7].

In altri termini, volendo semplificare, possiamo scrivere che, così come visto per il fatto di lieve entità, il giudice gode di un margine discrezionale molto ampio:  anche se viene superata la soglia di duemila volte il valore tabellare, potrebbe, in considerazione delle altre circostanze della condotta, ritenere di non applicare gli importanti aumenti (dalla metà a due terzi) di pena previsti dalla legge.

 

note

[1] D.P.R. n. 309 del 1990 e ss. mod e integ.

[2] Art. 73 D.P.R. n. 309 del 1990.

[3] Art. 75 D.P.R. n. 309 del 1990.

[4] Art. 73 D.P.R. n. 309 del 1990, co. 5.

[5] Art. 80 legge droga.

[6] D.M. 11 aprile 2006.

[7] Cass. Sez.Unite sent. n. 36258 del 20.09.2012.


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