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Quali spese sono scaricabili con partita Iva

17 Agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Agosto 2017



Molte delle spese sostenute da titolari di partita Iva (Imposta sul valore aggiunto) sono scaricabili. Quali sono? 

I titolari di partita Iva (imprenditori, artigiani, professionisti) possono scaricare – in misura diversa a seconda dei casi – le spese riconducibili alla propria attività lavorativa attraverso i meccanismi della deduzione e della detrazione.

Deduzione e detrazione: che differenza c’è?

La deduzione comporta una riduzione del reddito imponibile, ossia del valore monetario sul quale, attraverso l’applicazione di un’aliquota variabile caso per caso, viene calcolata l’imposta da pagare (per esempio l’Irpef).

Dunque, se il tuo reddito imponibile è pari a € 20.000 si applicherà l’aliquota Irpef del 27%, relativa allo scaglione di reddito compreso tra € 15.001 ed € 28.000.

In assenza di deduzioni l’aliquota sarà calcolata sull’intero imponibile di € 20.000, per cui l’imposta da pagare risulterà dalla seguente operazione: € 20.000 x 27/100 = € 5.400.

Invece, se c’è la possibilità di scaricare in deduzione una spesa sostenuta pari a € 2.000, tale importo andrà sottratto al reddito imponibile di € 20.000, che così diverrà € 18.000.

Ripetendo l’operazione eseguita in precedenza per calcolare l’Irpef si avrà € 18.000 x 27/100 = € 4.860, con una riduzione dell’imposta versata nella misura di € 540.

La detrazione, invece, incide direttamente sull’imposta, per cui, tornando all’esempio fatto, gli € 2.000 di spese dovranno essere sottratti dall’importo corrispondente al risultato finale dell’operazione. Dunque avremo € 20.000 x 27/100 = € 5.400 – € 2.000 = € 3.400.

Requisiti

Per poter scaricare una spesa sono necessari tre requisiti: l’inerenza, la certezza e la determinabilità.

Inerenza significa che una spesa può essere scaricata dal titolare di partita Iva se è legata alla sua attività professionale o imprenditoriale [1].

Quindi, per esempio, puoi scaricare il costo per l’acquisto di un computer installato negli uffici della tua azienda ma non puoi farlo se hai comprato il computer per regalarlo a tuo figlio di 13 anni.

Peraltro, non è sempre facile distinguere le spese personali da quelle legate all’attività lavorativa. Basti pensare al caso tipico del pasto al ristorante, che può avere carattere personale ma può anche essere riconducibile a una trasferta di lavoro.

In un caso come questo la fattura rilasciata dal ristoratore non basta a dimostrare l’inerenza della spesa rispetto alla tua attività professionale se non è accompagnata da altre prove documentali come, ad esempio, il biglietto di ingresso a una fiera alla quale hai partecipato per motivi di lavoro.

Certezza significa che la spesa esiste e ha un fondamento giuridico.

Dunque deve essere fondata su un atto o su una situazione giuridicamente rilevanti (per esempio una norma di legge oppure un contratto di fornitura).

Determinabilità vuol dire che è noto l’ammontare della spesa sostenuta, in quanto calcolabile secondo criteri oggettivi e non soggettivi [2].

Tornando all’esempio precedente, la fattura rilasciata dal ristorante è una prova della determinabilità della relativa spesa.

Qual è il criterio per la deduzione e la detrazione delle spese?

Professionisti e imprenditori (che non siano società di capitali) effettuano solitamente la deduzione delle spese secondo il criterio di cassa, in base al quale si considerano, sotto il profilo fiscale, i costi effettivamente sostenuti e i ricavi effettivamente incassati in un determinato anno di imposta.

Tipologia di spesa e percentuale di deducibilità e detraibilità

Spese di inizio attività

Le spese relative alla fase iniziale dell’attività professionale o imprenditoriale (si pensi all’apertura della partita Iva, al materiale di cancelleria, alla consulenza del commercialista, ecc.) sono deducibili al 100%.

Spese di acquisto o fitto dello studio/ufficio

Le spese riconducibili all’immobile adibito esclusivamente a uso ufficio – che rientra quindi nella categoria catastale A/10 – possono essere dedotte al 100%.

In particolare, se l’immobile è stato acquistato, verranno portate in deduzione, anno per anno, le singole quote di ammortamento – l’ammortamento è quel meccanismo con il quale la spesa relativa a un bene strumentale all’esercizio di un’attività (alla quale va applicato un coefficiente variabile a seconda della natura del bene) viene “spalmato” in più anni –.

Se invece è stato preso in affitto, verranno dedotti i relativi canoni.

Le cose cambiano se adibisci casa a luogo di svolgimento della tua attività lavorativa (cosiddetto “uso promiscuo”).

In questo caso, infatti, le spese che hai sostenuto per l’acquisto dell’immobile o per il fitto sono deducibili solo al 50% e sempre che l’abitazione o il contratto di affitto siano intestati a te in quanto titolare di partita Iva [3].

L’Iva non può essere detratta.

Spese per l’acquisto di mobili e arredi per lo studio (compreso il computer)

Tali spese vengono portate in deduzione anno per anno in misura pari alla quota di ammortamento annuale, mentre se la spesa è stata inferiore a € 516,46 essa verrà dedotta in unica soluzione, sempre al 100%, con riferimento all’anno nel quale è stata effettuata.

Nel caso di uso promiscuo la deducibilità è limitata al 50% della spesa.

Spese per l’auto

Le spese connesse all’auto – manutenzione del mezzo e acquisto del carburante – possono essere scaricate nella misura del 20%.

L’Iva può essere detratta per il 40%.

Quanto al costo per l’acquisto della vettura, la quota di ammortamento annuale dell’auto può essere dedotta per il 20%, con riferimento alla parte del prezzo di acquisto che non ecceda € 18.075,99.

Se il mezzo è stato acquistato con la formula del leasing, i relativi canoni possono essere portati in deduzione, a patto che la durata del leasing sia almeno pari al periodo di ammortamento previsto dalla legge (nel caso dell’automobile, 4 anni).

Nel caso di locazione dell’auto, i canoni sono deducibili nella misura del 20% e non oltre € 3.615,20 annui [4].

Utenze (tranne quelle telefoniche)

Totalmente deducibili (al 50% in caso di uso promiscuo).

Spese telefoniche

Le spese telefoniche (fissi e cellulari) possono essere scaricate per l’80% [5].

L’Iva è detraibile al 50% (cellulare) e al 100% (telefono fisso).

Spese per alberghi e ristoranti

Sono deducibili al 75%, sempre che il loro totale annuale non superi il 2% dei compensi incassati nello stesso anno.

L’Iva non si può detrarre. 

Spese di trasporto (biglietti aerei, treni, ecc.)

In questi casi la deducibilità è limitata al 20%.

L’Iva è detraibile al 40%.

Spese di rappresentanza      

Ne sono un esempio le spese per inaugurazioni, fiere, ecc..

Sono deducibili per il 75% sull’1% del compenso incamerato.

L’Iva è indetraibile.

Spese per prestazioni di lavoro

Gli stipendi e i contributi previdenziali – tanto per i dipendenti quanto per i collaboratori – sono integralmente deducibili.

Compensi pagati a terzi

Sono interamente deducibili.

Aggiornamento professionale

I costi sostenuti per corsi di aggiornamento professionale possono essere dedotti al 100% (Iva detraibile al 100%).

Quelli relativi a libri o riviste (sempre a fini di aggiornamento) sono deducibili al 100%.

Spese di manutenzione straordinaria di immobili funzionali esclusivamente all’esercizio dell’attività lavorativa

La deducibilità, in questo caso, non può superare il 5% del valore dei beni ammortizzabili.

La spesa che superi questa percentuale potrà essere dedotta nei cinque anni successivi secondo quote costanti.

Assicurazioni professionali

La relativa spesa è deducibile al 100%.

Lo stesso dicasi per la detrazione dell’Iva.

Interessi passivi su finanziamenti (compreso il conto corrente bancario)

Tali somme sono interamente deducibili.

Deducibilità dell’Iva

Va infine ricordato che la quota dell’Iva che non hai potuto portare in detrazione – nei casi di Iva detraibile in misura inferiore al 100% – potrà essere portata in deduzione.   

note

[1] Art. 109 comma 5, Decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986.
[2] Art. 109 comma 1, Decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986.
[3] Art. 54 comma 3, Decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986.
[4] Art. 164, Decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986.
[5] Art. 102 comma 9 Decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986.


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