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Intervento chirurgico senza consenso informato: che fare?

26 agosto 2017


Intervento chirurgico senza consenso informato: che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 agosto 2017



Ho subito un intervento chirurgico con esecuzione, esiti e procedure non evidenziate minimamente nel consenso informato da me sottoscritto; documento prestampato assolutamente generico. In primo grado ho perso la causa, perché il giudice afferma che qualora fossi stato sufficientemente informato, avrei autorizzato ugualmente il medico a procedere. Se ricorro in Appello, poi in Cassazione come posso evitare di perdere i ricorsi?

Premesso che prevedere l’esito di qualsivoglia azione giudiziaria non è mai facile, a parere dello scrivente, nel caso che interessa al lettore, vi sono presupposti di una certa consistenza per indurlo ad impugnare la sentenza di primo grado.

Il consenso informato da questi sottoscritto è da considerare assolutamente insufficiente: la delicatezza dell’intervento chirurgico al quale è stato sottoposto, le sue caratteristiche (nel senso della non urgenza dello stesso da un punto di vista medico-sanitario) e, specie, le conseguenze note, prevedibili e/o anche solo possibili dovevano essergli rappresentate in maniera chiara. Inoltre, il lettore nell’intercorsa consulenza telefonica, ha riferito di aver subito anche una menomazione, che anche se in parte certa e prevedibile, doveva essere rappresentata in modo chiaro. A causa della mancanza di chiarezza nella esposizione sia della procedura tecnica di esecuzione dell’intervento, sia delle sue conseguenze, questi ha patito una menomazione funzionale ed estetica – per non parlare delle immaginabili conseguenze sul piano psicologico – che, questo è il concetto, doveva essergli chiarita specificamente.

La motivazione con la quale il giudice di primo grado ha respinto le sue richieste, se effettivamente è nel senso che ha indicato il lettore, può e deve essere censurata.

Chiaramente, considerata la complessità della causa, anche per l’elevato numero di parti, deve tenere in debito conto i rischi connessi in riferimento alla evenienza di condanna alla spese legali per il grado di appello, nonché, eventualmente, per il successivo grado di giudizio di legittimità innanzi alla Corte di Cassazione.

Pur se sono decorsi alcuni anni dall’intervento, si suggerisce di valutare l’opportunità di investire della vicenda la giustizia penale anche come valido e legittimo strumento di pressione con il fine di giungere ad una transazione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Antonio Ciotola

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