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Come salvare la casa nel fondo patrimoniale per l’imprenditore fallito

26 Agosto 2017
Come salvare la casa nel fondo patrimoniale per l’imprenditore fallito

Sono il legale rappresentante di una s.r.l., fallita nel 2015. Dal 2006 al 2010 ho firmato alcune fideiussioni a garanzia dei mutui fondiari chiesti per la mia società.
Nel 1998 io e mia moglie abbiamo costituito un fondo patrimoniale inserendovi la nostra casa, acquistata nel 1996. Nel fondo abbiamo previsto la possibilità di vendere gli immobili inseriti senza il bisogno di ricorrere al giudice in caso di figli minori. Nel 2008 è nato nostro figlio, nel 2011 abbiamo inserito nel fondo un piccolo magazzino e a dicembre 2011 abbiamo venduto il nostro appartamento e con il ricavato ne abbiamo acquistato un altro, anch’esso inserito nel fondo. A dicembre 2016, 10 giorni prima della scadenza dei 5 anni ci è arrivata una citazione della banca per la revoca dell’atto di inserimento della casa nel fondo patrimoniale. Quale opposizione si può fare al fine di salvare la nostra prima casa?

 

La banca, essendo creditrice nei confronti del lettore, ha instaurato un processo per veder revocata la disposizione patrimoniale con la quale lo stesso ha fatto rientrare l’ultimo immobile acquistato all’interno del fondo patrimoniale. Ovviamente, quest’azione può essere instaurata solo laddove il credito della banca sia sorto prima dell’inserimento dell’appartamento contestato nel fondo di garanzia patrimoniale.

L’azione proposta dalla banca si fonda sull’art. 2901 del codice civile il quale stabilisce che il creditore può domandare che siano dichiarati inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio coi quali il debitore rechi pregiudizio alle sue ragioni, quando concorrono le seguenti condizioni:

– il debitore conosca il pregiudizio che l’atto arrecava alle ragioni del creditore o, trattandosi di atto anteriore al sorgere del credito, l’atto sia dolosamente preordinato al fine di pregiudicarne il soddisfacimento;

– che, inoltre, trattandosi di atto a titolo oneroso, il terzo sia consapevole del pregiudizio e, nel caso di atto anteriore al sorgere del credito, sia partecipe della dolosa preordinazione.

Pertanto, il creditore procedente (la banca), per ottenere una sentenza revocatoria dell’inserimento della casa da ultimo acquistata nel fondo patrimoniale, dovrebbe provare due elementi, fondamentali per avere accolta la domanda giudiziale: la consapevolezza di arrecare pregiudizio al creditore e che il terzo, beneficiario dell’atto a titolo oneroso, fosse anch’egli consapevole del pregiudizio. Per giurisprudenza costante, l’inserimento dell’immobile all’interno del fondo patrimoniale è considerato un atto a titolo gratuito, mancando sia il terzo (dovrebbe essere il fondo patrimoniale), sia la vendita vera e propria. Di conseguenza, il creditore dovrà provare solo che il debitore (il lettore) ha agito con la consapevolezza di arrecare un pregiudizio con quell’atto di disposizione. Si consiglia, pertanto, al lettore di costituirsi nel giudizio introdotto dalla banca e di contestare con tutti i mezzi a disposizione quanto eccepito dalla stessa, rilevando che è onere della stessa provare che l’atto di disposizione patrimoniale (l’inserimento dell’appartamento acquistato all’interno del fondo patrimoniale) aveva l’unico fine di danneggiare il creditore e le sue ragioni di soddisfarsi del suo credito. Da ultimo, si potrebbe anche contestare la genuinità delle firme apposte dal lettore su quei contratti di fideiussione, disconoscendo le relative sottoscrizioni. In questo caso, la banca avrebbe l’ulteriore onere di chiedere la verificazione giudiziale delle firme e, laddove se ne dimenticasse, perderebbe la possibilità di avvalersi di quei documenti, perdendo così il diritto ad agire per assenza del titolo di credito.

Viceversa, nell’eventualità in cui il lettore dovesse chiedere la verificazione giudiziale della propria firma, non è detto che il perito calligrafico ne accerti la genuinità, essendo questi rilievi non scientificamente attendibili al 100%. Nel mentre, si potrebbe verificare se la banca non ha provveduto a trascrivere la domanda giudiziale di revocatoria presso le Conservatorie territoriali. Difatti, in mancanza di trascrizione, il lettore potrebbe effettuare una vendita (fittizia) ad un terzo in modo tale da rendere sempre più difficoltosa la possibilità per il creditore di soddisfarsi su quel bene. Questi sono tutti espedienti che, sebbene non daranno la certezza di vincere la causa, daranno la possibilità al lettore di sperare in qualche errore da parte della banca, e dei suoi legali, e prendere un pò di tempo anche al fine di valutare altre azioni finalizzate alla sottrazione del bene oggetto di contestazione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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