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Versamenti sul conto: vanno giustificati?

14 Ago 2017


Versamenti sul conto: vanno giustificati?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Ago 2017



Le somme versate sul conto corrente da qualsiasi contribuente si considerano redditi in nero salvo si riesca a provare la provenienza.

Chi non riesce a dimostrare da dove provengono i soldi depositati in banca rischia un accertamento fiscale. Sotto la lente di ingrandimento del fisco non finiscono quindi solo i bonifici ricevuti da altre persone, ma anche i versamenti sul conto non giustificati fatti dallo stesso correntista. E ciò vale non solo per imprenditori, ma anche per professionisti e privati. Lo ha chiarito, di recente, la Cassazione [1]. In pratica, secondo la Corte, anche i lavoratori dipendenti così come gli esercenti un’attività d’impresa e i professionisti, devono poter spiegare all’Agenzia delle Entrate, in caso di controllo bancario, dove hanno preso i soldi poi versati sul conto se di essi non vi è prova o traccia nella dichiarazione dei redditi. La questione è di vitale importanza nella gestione del proprio conto corrente, perché finisce per attribuire una «presunzione di evasione fiscale» a favore del fisco, dalla quale è il contribuente a doversi difendere. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di spiegare perché e come i versamenti sul conto vanno giustificati.

Leggi anche Prelievi e versamenti: come evitare il fisco

Per comprendere meglio la problematica facciamo un esempio pratico. Immaginiamo una persona che riceva da un’altra duemila euro in contanti e li depositi sul proprio conto corrente. Si tratta del compenso che ha ricevuto per l’affitto di una casa vacanza nel mese di agosto. Dopo tre anni, l’Agenzia delle Entrate nota l’accredito sospetto sul conto bancario del proprietario dell’appartamento; così gli chiede chiarimenti. Quest’ultimo, per difendersi, d’accordo con l’ex inquilino, sostiene che si tratta della restituzione di un prestito da lui fatto in precedenza. Ma l’Agenzia non gli crede, ritenendo piuttosto che, dietro il versamento sul conto corrente, si nasconda piuttosto un’evasione fiscale. Il contribuente ribatte: deve essere piuttosto il fisco a dover dimostrare l’esistenza del “nero” e non il cittadino a dare prova del contrario. Chi dei due ha ragione?

In questo caso, è legittimo il comportamento dell’Agenzia delle Entrate che notifica l’accertamento fiscale sulla base del solo versamento sul conto non giustificato. Questo perché le somme depositate sul conto corrente del professionista, dell’imprenditore o del privato (lavoratore dipendente o meno) possono essere “accertate” dall’Agenzia delle entrate come redditi “in nero”, salvo che non se ne dimostri la provenienza. Al contrario, i prelievi fatti dal proprio conto bancario non possono mai fornire una presunzione di evasione sufficiente a giustificare un accertamento. Quindi, se è vero che un normale contribuente – che non sia un imprenditore – è libero di prendere dal bancomat o allo sportello qualsiasi somma voglia, senza dover preoccuparsi di fornire giustificazioni al fisco, non vale altrettanto per i versamenti che, invece, devono essere sempre giustificabili in caso di controlli bancari.

Non solo. La prova contraria che deve fornire il contribuente sulla regolarità del versamento e sulla provenienza dei soldi non può essere testimoniale, ma deve essere necessariamente scritta e documentale: non – ad esempio – una dichiarazione controfirmata da parte di un testimone, ma contratti o scritture private (con data certa), atti pubblici, o estratti conto.

Per fare ulteriori esempi, è legittimo prelevare dal proprio conto anche un importo consistente o, addirittura, tutto il liquido depositato e avere così una somma in contanti di numerosi zeri, senza che ciò possa destare sospetti nell’Agenzia delle Entrate, che mai potrà chiedere al contribuente le ragioni del prelievo: sia che si tratti di fare la spesa, di comprare un’auto che di tenere i soldi sotto il materasso, il contribuente è libero nei prelievi dal conto corrente e non deve giustificarli.

Situazione diametralmente inversa è per i versamenti, sia che questi provengano da bonifici di altri soggetti, che da un deposito di contanti ad opera del titolare del conto: anche a distanza di diversi anni l’Agenzia delle Entrate è libera di accertare il reddito e di chiedere da dove provengono queste somme. E se il contribuente non lo ricorda più, peggio per lui: sarà inevitabile un accertamento fiscale. In pratica, le indagini finanziarie possono essere eseguite nei confronti di tutte le persone fisiche, comprese quelle non titolari di reddito d’impresa o di lavoro autonomo, limitatamente ai soli versamenti.

note

[1] Cass. sent. n. 19806/17 del 9.08.2017.


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2 Commenti

  1. ma chi verserebbe dei contanti presi in nero sul conto corrente soprattutto privati che hanno già altro reddito quello che fanno è un di più possono gestirlo tranquillamente sotto il mattone

  2. Il giorno del mio compleanno verso 1.000€ regalo di una nonna, devo farmelo mettere x scritto e farlo firmare?

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