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Valvole termostatiche: se non indicano i consumi

26 agosto 2017


Valvole termostatiche: se non indicano i consumi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 agosto 2017



Nel nostro condominio sono stati montati i ripartitori di calore con valvole termostatiche.
Mi sono assentato da casa e al rientro volevo verificare il consumo di calore, ma sul display dei ripartitori si leggeva solo il numero di matricola del contabilizzatore. È legale che io non abbia possibilità di controllare i miei consumi? Chi mi dice che il contabilizzatole sia partito da 0? Posso impugnare la spesa che mi verrà addebitata ?

 

L’Art. 9, co. 5, Dlgs 102/2014, recependo la Direttiva UE n. 2012/27, per favorire il risparmio energetico ha statuito che “Nei condomìni e negli edifici polifunzionali riforniti da una fonte di riscaldamento o raffreddamento centralizzata o da una rete di teleriscaldamento o da un sistema di fornitura centralizzato che alimenta una pluralità di edifici, è obbligatoria l’installazione entro il 31 dicembre 2016 da parte delle imprese di fornitura del servizio di contatori individuali per misurare l’effettivo consumo di calore o di raffreddamento o di acqua calda per ciascuna unità immobiliare, nella misura in cui sia tecnicamente possibile, efficiente in termini di costi e proporzionato rispetto ai risparmi energetici potenziali. L’efficienza in termini di costi può essere valutata con riferimento alla metodologia indicata nella norma Uni En 15459. Eventuali casi di impossibilità tecnica alla installazione dei suddetti sistemi di contabilizzazione devono essere riportati in apposita relazione tecnica del progettista o del tecnico abilitato”.

In genere, l’indicazione dei valori rilevati avviene su un piccolo schermo a cristalli liquidi incorporato nel misuratore o su un piccolo apparecchio esterno, collegato tramite cavetto al misuratore stesso. Questo permette di leggere i dati senza dover togliere mobili o griglie montati davanti al termosifone; si colloca perlopiù a fianco del radiatore ad una distanza massima di 4 metri. La lettura dei dati riferiti al consumo nella stagione invernale può essere effettuata direttamente dal proprietario o dall’inquilino (esistono codici che rendono impossibile sbagliarsi), oppure dall’amministratore o da una persona da questi delegata. Una volta raccolti tutti i dati è possibile stimare con una buona approssimazione quanto calore è stato utilizzato dai singoli appartamenti.

In questo modo la suddivisione delle spese per il riscaldamento tra i condomini non avviene più con le tradizionali tabelle millesimali di proprietà ma dipende dall’effettivo consumo richiesto. Infatti, in passato le spese del riscaldamento centralizzato (consumi, manutenzione ordinaria e straordinaria) venivano ripartite sulla base dei millesimi di proprietà, a parte i casi in cui risultava installato un sistema di contabilizzazione del calore secondo la procedura definita dalla norma UNI 10200. Oggi invece le spese del riscaldamento sono suddivise in consumi volontari (misurati dai contabilizzatori) ed in consumi involontari. Viene redatta una specifica tabella millesimale del riscaldamento con cui vengono suddivisi i consumi involontari, che derivano essenzialmente dalle perdite della rete di distribuzione, e le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Logicamente, il condomino ha diritto ad essere messo nelle condizioni di conoscere effettivamente i propri consumi, verificando anche che il contabilizzatore sia partito dal livello zero. Tale sistema di computo infatti è stato introdotto proprio al fine di consentire un agevole controllo, evitando dunque eventuali violazioni.

A questo punto, è importante agire in maniera incisiva, intimando, anche per iscritto, all’amministratore di condominio e all’installatore di porre rimedio a tale grave mancanza in quanto un siffatto impianto, privo dell’indicazione numerica dei consumi, non può essere assolutamente considerato a norma e a regola d’arte. Tale azione è determinante per poi, eventualmente, procedere all’impugnazione del dettaglio delle spese relative al consumo energetico, che il condomino ha diritto di fare in caso di difformità e/o problematiche attinenti all’erogazione e alla verifica dell’andamento.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta

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1 Commento

  1. Non è vero che i millesimi siano sempre quelli di proprietà; in alcuni condomini, compreso il mio, i millesimi sono in proporzione alla potenza installata, in perfetto accordo con la 10200 quando fa il caso di assenza di contabilizzazione. Inoltre i sistemi a ripartizione già di per sé non sono a norma, non rispettando la direttiva MID entrata in vigore definitivamente, dopo 10 anni di tolleranza, il 31 ottobre 2016. Faccio notare che il pagamento di una bolletta è una transazione commerciale e la quantificazione della merce, che è l’energia termica, deve quindi essere fatta con strumenti legali (CE-M), come la bilancia del salumiere. L’ENEA, l’INRIM e il MiSe dicono esplicitamente che i ripartitori non sono a norma, ma, colpevolmente, permettono a tutt’oggi che essi vengano commercializzati e installati tacendo inspiegabilmente e permettendo che ditte tipo Siemens, Techem, Brunata, Ista, seguitino ad ingannare i condomini con una pubblicità totalmente ingannevole.

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