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Avvocati: attenzione ai versamenti in banca

14 Agosto 2017


Avvocati: attenzione ai versamenti in banca

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Agosto 2017



Cassazione: le somme depositate sul conto corrente dal professionista si presumono redditi in nero se non giustificate.

Accertamenti fiscali legittimi sugli avvocati non solo per i bonifici ricevuti dai propri clienti e privi di fattura, ma anche sul contante depositato in banca dallo stesso professionista privo di giustificazione: è questa la sintesi di una importante sentenza estiva della Cassazione [1] che non mancherà di cambiare i rapporti tra studi legali e fisco. Secondo la Corte, al pari degli imprenditori, anche l’avvocato, il commercialista, il medico e qualsiasi altro professionista deve essere in grado di spiegare, in caso di controllo, da dove ha preso i contanti che ha poi versato sul proprio conto. Se non riesce a ricostruire la fonte del denaro, questo si considera come reddito in nero: una presunzione in favore del fisco dalla quale è difficile uscire. Ma procediamo con ordine.

Tempo fa la Corte Costituzionale [2] aveva dichiarato inapplicabile ai professionisti la norma [3], dettata invece per gli imprenditori, secondo cui prelievi e versamenti sul conto non giustificati si considerano come evasione fiscale. Sul punto leggi: Prelievi e versamenti: come evitare il fisco. La sentenza della Consulenza però non era stata chiara: a detta di alcuni, l’esenzione per i professionisti doveva ritenersi valida solo per i prelievi; a detta di altri doveva essere estesa anche ai versamenti. Secondo la sentenza in commento deve ritenersi preferibile la prima interpretazione. Risultato: da un lato l’avvocato è libero di prelevare dal proprio conto corrente qualsiasi importo voglia senza dover dare spiegati al fisco; dall’altro lato però, quando si tratta di versamenti di contanti (così come di bonifici), deve spiegare la provenienza dei soldi e le ragioni della disponibilità del denaro. Leggi Versamenti in banca: controlli leciti anche sui professionisti.

La necessità di motivare la provenienza dei contanti depositati sul conto non riguarda però solo gli imprenditori, gli avvocati e tutti gli altri professionisti, ma qualsiasi contribuente, ivi compreso quindi il lavoratore dipendente (leggi: Versamenti sul conto: vanno giustificati?).

La Cassazione ci tiene quindi a ricordare che le somme versate sul conto corrente dall’avvocato (o del privato) possono essere oggetto di accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate e considerate come redditi in «nero», salvo che non si riesca a provare la provenienza dei fondi. Al contrario, i prelievi fatti dal proprio conto bancario non possono mai fornire una presunzione di evasione tale da giustificare un accertamento. È quindi illegittimo l’avviso di accertamento emesso nei confronti dell’avvocato o del lavoratore autonomo fondato sui prelevamenti bancari.

In pratica:

  • quando si tratta di versamenti sul conto non giustificati, le indagini finanziarie possono essere eseguite nei confronti di tutte le persone fisiche, imprenditori e non, professionisti e autonomi, lavoratori dipendenti, pensionati o privati;
  • quando si tratta di prelievi sul conto corrente, solo l’imprenditore deve fornire giustificazioni e indicazioni del beneficiario. Al contrario, l’avvocato – e qualsiasi altro contribuente – non è tenuto a giustificare al fisco la provenienza dei contanti.

note

[1] Cass. sent. n. 19806/17 del 9.08.2017.

[2] C. Cost. sent. n. 228/2014

[3] Art. 32 co. 1, n. 2, secondo periodo, Dpr 600/73.

Autore immagine: 123rf com


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