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Ticket, esenzioni e permessi per chi soffre di allergia

12 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 settembre 2017



Le allergie danno diritto all’esenzione dal ticket sanitario e a permessi retribuiti al lavoro? In alcuni casi sì, come per chi soffre di asma. 

Non è necessario che arrivi la primavera per soffrire di allergia. Quando non ci sono i pollini a provocare congiuntiviti o starnuti a raffica, ci si mettono polveri o sostanze presenti in casa o al lavoro in grado di scatenare qualche maledetta patologia all’apparato respiratorio che compromette la salute del lavoratore.

Ci si chiede, a questo punto, se chi soffre di allergia abbia il diritto a chiedere (e ad ottenere) l’esenzione dal ticket sanitario per gli esami e le visite relative alla sua patologia. E se possa anche avere dei permessi retribuiti al lavoro o delle assenze per malattia legati al suo problema.

Vediamo.

L’esenzione dal ticket per chi soffre di allergia

Chi soffre di un particolare tipo di allergia ha una delle cosiddette malattie croniche e invalidanti che danno diritto all’esenzione dal ticket sanitario per patologia. Si tratta dell’asma, una malattia che restringe gradualmente le vie aeree, causando una difficoltà progressiva a respirare [1].

Questo diritto è riconosciuto dall’Asl di appartenenza dietro certificazione medica rilasciata dalla stessa Asl, oppure da una struttura ospedaliera, centro di ricerca, casa di cura, ecc.

L’esenzione dal ticket per chi soffre di asma (codice esenzione 007.493) dà diritto a tutte le visite di controllo successive a quella in cui è stata fatta la diagnosi dell’asma e ad altre prestazioni come:

  • emocromo;
  • indagini specifiche allergologiche (screening multiallergico quantitativo e qualitativo)
  • prelievo del sangue;
  • radiografia standard del torace;
  • test cutanei e intracutanei a lettura immediata;
  • ecocardiografia;
  • elettrocardiogramma;
  • spirometria globale;
  • test di broncodilatazione farmacologica;
  • ciclo di 10 sedute di esercizi respiratori.

Per quanto riguarda i farmaci, quelli per l’asma rientrano nella fascia A, quindi in quella dei medicinali gratuiti per tutti (a seconda delle Regioni si paga solo la ricetta), mentre quelli per la rinite allergica, che spesso si associa all’asma, rientrano nella fascia C (a pagamento per tutti) tranne gli antistaminici. Questi ultimi, infatti, possono essere prescritti in fascia A per i pazienti con patologie su base allergica di grado medio e grave per trattamenti superiori ai 60 giorni.

Le allergie professionali

Si può parlare di allergia professionale quando a scatenare la patologia sono le sostanze presenti nell’ambiente di lavoro o nel ciclo produttivo. Le più diffuse sono la rinite e l’asma, che coprono addirittura il 30% delle malattie professionali riconosciute dalle tabelle Inail, e dermatite da contatto (Dac) che copre il 25% delle malattie professionali in tutti i Paesi europei.

Quali sono i diritti di chi soffre di allergia professionale? Si può far causa al datore di lavoro e chiedere l’indennizzo all’Inail come per qualsiasi altra malattia professionale?

Allergia e malattia professionale

Affinché l’allergia venga riconosciuta come malattia professionale, deve essere direttamente collegata all’attività che si svolge. In altre parole, si deve trattare di una malattia «per causa di servizio».

Tuttavia, è necessario ricordare che le malattie professionali si dividono in due categorie:

  • le malattie tabellate, vale a dire quelle contratte nell’ambito di determinate lavorazioni elencate in una tabella. Per queste, malattie la causa di servizio è presunta, a condizione che sia denunciata entro i termini massimi di indennizzabilità previsti in tabella. Il lavoratore è tenuto a dimostrare di svolgere una mansione che rientra tra le lavorazioni tabellate e che soffre di una malattia espressamente prevista.
  • le malattie non tabellate, invece, sono quelle non elencate in tabella, oppure indicate con la loro denominazione scientifica ma causate da attività lavorative non incluse in quella tabella. In questi casi, il lavoratore assicurato, per essere indennizzato dall’Inail, deve provare:

o              l’esistenza della malattia;

o              le caratteristiche morbigene della lavorazione;

o              il rapporto causale tra la malattia e il lavoro concretamente svolto.

Quando si ha l’indennizzo dell’Inail per l’allergia professionale

Per poter ricevere dall’Inail l’indennizzo per l’allergia professionale, il lavoratore deve dimostrare di soffrire di quella patologia e di svolgere mansioni che rientrano tra le lavorazioni tabellate.

Nello specifico, spetta al dipendente:

  • dimostrare di essere esposto al rischio specifico con riferimento alle mansioni svolte, alle condizioni di lavoro, alla durata e all’intensità dell’esposizione;
  • provare l’esistenza della malattia, con la presentazione di una certificazione sanitaria;
  • presentare un certificato medico in cui si attesti la presunta origine professionale della malattia;
  • essere avvallato dalla denuncia del datore di lavoro, se la malattia si è manifestata in costanza di rapporto di lavoro.

Il medico invierà il certificato all’Inail per via telematica e ne consegnerà copia al lavoratore, il quale, entro 15 giorni da quando si è manifestata la malattia, deve a sua volta consegnarlo al datore di lavoro. L’azienda, dal canto suo, ha l’obbligo di trasmettere la denuncia di malattia professionale all’Inail (sempre e solo per via telematica) entro 5 giorni.

Le prestazioni dell’Inail per chi soffre di allergia professionale

Una volta accertata la malattia professionale, chi soffre di allergia può ottenere dall’Inail (a seconda della gravità della patologia):

  • cure ambulatoriali;
  • indennità giornaliera per l’inabilità temporanea;
  • rendita per inabilità permanente: viene corrisposta se la capacità lavorativa è ridotta in misura superiore al 10% ed è rapportata al grado di inabilità;
  • indennizzo per danno biologico, che può essere corrisposto in capitale o in rendita in base al grado e al tipo di menomazione;
  • rendita ai superstiti;
  • assegno di incollocabilità;
  • speciale assegno continuativo mensile;
  • cure idrofangotermali e soggiorni climatici;
  • fornitura di protesi, ortesi e presidi;
  • assegno per assistenza personale continuativa;
  • rendita di passaggio (in caso di silicosi o asbestosi).

Se chi soffre di allergia ha contratto la malattia professionale perché il suo datore di lavoro non ha rispettato le norme sull’igiene e la sicurezza, l’Inail eroga lo stesso le prestazioni al lavoratore, ma si rifarà sull’azienda o su chi ne è responsabile. A meno che il datore di lavoro riesca a dimostrare di avere preso tutte le misure necessarie in via precauzionale.

Se l’Inail non riconosce l’allergia professionale, il lavoratore ha 3 anni per fare ricorso

Assenza per malattia di chi soffre di allergia

Chi soffre di allergia, anche se non si tratta di quella professionale, ha il diritto di assentarsi per malattia quando non riesce a svolgere la propria attività per colpa della sua patologia.

Il primo passo da fare, come di consueto, è quello di recarsi dal medico curante per verificare il proprio stato ed ottenere i giorni di riposo ed il certificato. Quest’ultimo verrà inviato dal dottore all’Inps per via telematica. Al dipendente, invece, verrà fornito un numero di protocollo che dovrà essere recapitato al datore di lavoro.

Come logico, l’assenza per malattia di chi soffre di allergia comporta il rispetto delle fasce di reperibilità per la visita fiscale. E’ giustificabile l’assenza a causa di una visita medica o di una terapia da fare. Ma, nel caso di chi soffre di allergia, in alcune circostanze è giustificabile anche l’assenza per recarsi in un luogo pubblico che possa beneficiare i tempi di guarigione [2].

Permessi per visite e terapie ambulatoriali in day hospital

Se chi soffre di allergia deve assentarsi per una visita medica o per una terapia ambulatoriale in day hospital, l’assenza dal lavoro equivale a quella per malattia e, quindi, il dipendente beneficia dello stesso trattamento [3]. Purché, però, la struttura in cui si svolge la visita o la terapia rilasci un certificato medico da spedire all’Inps per via telematica oppure, laddove non fosse possibile farlo, un certificato su carta intestata da spedire all’Inps entro 2 giorni che riporti:

  • i dati del dipendente;
  • la data di rilascio;
  • l’inizio e il termine del ricovero;
  • la firma del medico e la descrizione della diagnosi.

Il requisito della temporanea incapacità lavorativa del dipendente, come avviene per la malattia, è riconosciuto quando:

  • la permanenza nel luogo di cura si protrae per tutta la giornata lavorativa;
  • le tempistiche necessarie per rientrare dal luogo di cura non consentono la presenza in azienda del lavoratore;
  • la prestazione a cui il dipendente si sottopone è considerata dal medico incompatibile con l’attività svolta.

Permessi per esami diagnostici

Se chi soffre di allergia deve fare delle analisi in merito alla sua patologia, cioè degli esami diagnostici, questi, se di breve durata, solitamente non sono equiparabili alle assenze per malattia, a meno che non si tratti di controlli:

  • urgenti e non effettuabili al di fuori dell’orario lavorativo;
  • talmente invasivi da richiedere una convalescenza.

 

Permessi per cure ricorrenti

Se chi soffre di allergia deve assentarsi dal lavoro per effettuare cicli di cura ricorrenti, cioè terapie ambulatoriali alle quali si deve sottoporre periodicamente, l’assenza può essere assimilata alla malattia.

Serve, però, che il medico certifichi separatamente ogni ciclo di cura, oppure rilasci una documentazione unica, che attesti la necessità di prestazioni ricorrenti: in quest’ipotesi, il trattamento successivo viene qualificato come ricaduta del precedente, proprio come la ricaduta della malattia.

Il certificato medico, in questi casi, deve essere inviato all’inizio della terapia, con l’indicazione delle date in cui avverranno le prestazioni. Alla fine del ciclo, la struttura sanitaria deve rilasciare una dichiarazione che ne attesti l’esecuzione, pena la perdita del diritto all’indennità.

Permessi per visita medica per i dipendenti pubblici

Per i dipendenti pubblici che soffrono di allergia, la visita medica deve essere retribuita come un’apposita tipologia di permesso indennizzato [4]. La legge prevede il diritto ai permessi retribuiti per visite mediche, terapie, esami diagnostici e prestazioni specialistiche in genere, per i lavoratori statali, anche quando non siano assimilabili alla malattia [5]. Si tratta, in pratica, di un’ulteriore tipologia di assenza retribuita, che non deve rientrare nei limiti quantitativi previsti dai contratti collettivi per le altre assenze dal lavoro.

Visite mediche per chi soffre di allergia: altri casi

Al di fuori delle ipotesi elencate, le assenze per visite mediche, analisi o terapie per chi soffre di allergia possono essere indennizzate o meno, in base a quanto disposto dal contratto collettivo, anche di 2° livello.

In particolare, la contrattazione collettiva o aziendale può concedere:

  • permessi retribuiti: in questo caso, per l’indennizzo dell’assenza, è necessario che il dipendente presenti un’attestazione, da parte del medico, che certifichi le prestazioni sanitarie effettuate e l’orario in cui sono state eseguite;
  • lo scomputo delle assenze, su base oraria, dal monte di ore di permessi retribuiti spettanti, come rol (riduzione dell’orario di lavoro) o ex festività;
  • permessi non retribuiti.

Alcuni contratti collettivi, inoltre, possono indennizzare il tempo impiegato per recarsi sul luogo in cui si deve effettuare la visita.

note

[1] DM 279/2001.

[2] Cass. Sent. n. 21621 del 21.10.2010.

[3] Circ. Inps 192/1996.

[4] Tar Lazio, sent. 5714/2015.

Autore immagine: 123rf.com


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