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Come funziona la legge in Italia

15 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 settembre 2017



Una piccola guida sulla legge in Italia: dal procedimento di formazione alla gerarchia delle fonti, con le varie distinzioni.

Cos’è la legge? Qual è la differenza tra legge e Costituzione? Chi è incaricato della formazione delle leggi in Italia? Esiste una gerarchia tra le varie fonti normative di cui spesso si sente parlare? La risposta a questi e ad altri interrogativi è contenuta nel presente articolo, nel quale vedremo come funziona la legge in Italia.

La legge e la sua formazione

La legge è il documento giuridico per eccellenza che regola la vita della comunità statale. In Italia la sua formazione avviene attraverso quattro fasi principali [1]:

  1. L’iniziativa legislativa, cioè la presentazione di un progetto di legge alle due camere del Parlamento (che è l’organo detentore del potere legislativo), affidata principalmente al Governo ed a ciascun membro del Parlamento (ma anche agli elettori, di numero non inferiore a cinquantamila, nonché a ciascun Consiglio Regionale ed al Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro);
  2. L’esame del progetto di legge da parte di una commissione parlamentare;
  3. L’approvazione della legge nello stesso testo da parte di entrambi i rami del Parlamento (Camera dei deputati e Senato della Repubblica);
  4. La promulgazione, che è l’atto con cui il Presidente della Repubblica attesta l’avvenuta approvazione della legge, e la successiva pubblicazione della stessa nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

Trascorso un breve periodo (quindici giorni) da tale pubblicazione, si dice che la legge entra in vigore, e tutti sono tenuti alla sua osservanza.

Il rapporto tra la legge e le altre fonti del diritto

La legge è una fonte del diritto, ovverosia un atto al quale il nostro stato conferisce la capacità di dar vita a norme giuridiche (letteralmente, di esserne la fonte, l’origine).

Le fonti del diritto sono più di una, e non sono uguali tra loro, infatti sono disposte secondo una scala gerarchica. Vi sono fonti più importanti ed incisive, ed altre che invece lo sono meno. Ciò vuol dire che le norme che provengono da una fonte inferiore non possono essere in contrasto con quelle provenienti da una fonte superiore.

La gerarchia delle principali fonti del sistema giuridico italiano è la seguente:

  1. La Costituzione, che rappresenta il vertice della gerarchia, pone i principi di base della comunità statale: disciplina i diritti e i doveri dei cittadini, la forma di Stato, la forma di Governo. Può essere modificata solo da una legge speciale, la legge di revisione costituzionale, approvata dal Parlamento alla fine di un procedimento complesso e rigoroso;
  2. Le leggi di revisione costituzionale e le leggi costituzionali, che sono finalizzate, come abbiamo appena detto, a modificare la Costituzione, oppure a disciplinare materie sottratte alla legge ordinaria (si pensi alla legge costituzionale di creazione di una nuova regione);
  3. Il diritto comunitario, ossia l’insieme delle norme regolanti l’organizzazione e lo sviluppo dell’unione europea e i rapporti tra gli stati membri, consacrate in trattati e in altri atti, più o meno vincolanti per gli stati, come regolamenti, direttive, decisioni. Se una legge dello stato è in contrasto con il diritto comunitario, si dice che viene disapplicata.
  4. Le leggi del Parlamento e gli atti aventi forza di legge. Questi ultimi sono emanati dal Governo e, come si può già intuire, hanno eccezionalmente la stessa forza della legge del Parlamento. Il primo di questi atti è il decreto legislativo, deliberato dal Governo a seguito di una delega dal Parlamento, ammessa solo per oggetti definiti, con la determinazione di principi e criteri direttivi e per un tempo limitato. L’altro atto rientrante in questa categoria è il decreto-legge, che viene adottato dal Governo in casi straordinari di necessità e urgenza, e perde efficacia se non è convertito dal Parlamento in legge, entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La nostra Costituzione individua, comunque, le materie che possono essere disciplinate solo dalla legge del Parlamento (come l’imposizione tributaria), sulle quali si dice sussista una riserva di legge.
  5. Il referendum abrogativo, che determina l’abrogazione totale o parziale di una legge o di un atto avente forza di legge (e non è ammesso per alcune leggi indicate nella Costituzione). Può essere richiesto da cinquecentomila elettori o da cinque Consigli Regionali;
  6. Le fonti regionali, quali gli statuti e le leggi delle regioni. Le regioni possono legiferare solo nelle materie non individuate dalla Costituzione tra quelle competenza esclusiva dello stato [2];
  7. I regolamenti, che sono gli atti normativi del Governo o dei singoli ministri, aventi la finalità di dare attuazione alle leggi. Esistono anche dei regolamenti indipendenti, riguardanti materie non disciplinate dalla legge;
  8. La consuetudine, ossia la ripetizione costante e prolungata nel tempo di un comportamento ritenuto doveroso all’interno di un gruppo di persone. Ha efficacia solo quando espressamente richiamata da una norma di legge o di regolamento.

Le fonti hanno efficacia per tutti i cittadini

Le fonti che hanno efficacia solo tra le parti

Esistono fonti del diritto che, a differenza di quelle appena indicate, non sortiscono effetti nei confronti di tutta la collettività, ma solo tra le parti che sono direttamente riguardate dall’atto.

Tra queste annoveriamo le sentenze, ossia i provvedimenti dei giudici, che hanno effetto solo tra le parti per le quali sono state pronunciate (e per i loro eredi e aventi causa).

I contratti collettivi di lavoro

Un cenno a parte lo meritano i contratti collettivi di lavoro che, qualora siano stipulati da sindacati registrati, assumono efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alla categoria alla quale si riferiscono [3]. Si tratta di fonti del diritto non statali, la cui formazione è riservata dalla Costituzione alla determinazione autonoma delle associazioni contrapposte dei lavoratori e dei datori di lavoro. Tuttavia, attualmente, non esistendo ancora sindacati registrati, e non essendo stata ancora emanata alcuna legge al riguardo, i contratti in esame hanno la normale efficacia di tutti gli altri contratti, valendo cioè soltanto tra le parti [4].

Come si risolvono i conflitti tra più norme?

Quando più norme entrano in conflitto tra loro (ad esempio, perché disciplinano la stessa materia):

  • prevale la norma posta dalla fonte del diritto superiore, secondo la gerarchia delle fonti esistente nell’ordinamento, la quale annulla quella inferiore;
  • se la fonte è la stessa, prevale la norma entrata in vigore successivamente, ossia la più recente.

note

[1] Artt. 70-75 Cost.

[2] Art. 117 Cost.

[3] Art. 39 Cost.

[4] Art. 1372 cod. civ.

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