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Cartella canoni acqua: come contestarla

12 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 settembre 2017



Cartella Servizio Idrico Integrato: ammissibile e legittima solo se preceduta da una sentenza o ingiunzione fiscale.

La cartella per canoni acqua è valida solo se fondata su un titolo avente efficacia esecutiva e a tal fine non bastano le fatture o gli avvisi di pagamento dell’ente gestore del servizio: i canoni dell’acqua non sono tributi ma corrispettivi negoziali.

I canoni del Servizio Idrico Integrato non sono autonomi titoli esecutivi e pertanto non possono essere riscossi tramite agenzia di riscossione se non risultano da un titolo avente efficacia esecutiva (per esempio una sentenza o un’ingiunzione fiscale). Ne consegue la possibile nullità della relativa cartella esattoriale.

Ciò deriva dal fatto che i canoni del servizio idrico hanno natura negoziale privatistica [1] in quanto rappresentano il corrispettivo per il consumo dell’acqua e i servizi di depurazione. Essi infatti non sono considerati tributi, tant’è che un’eventuale impugnazione contro la relativa cartella dovrebbe essere presentata al giudice ordinario e non alla Commissione tributaria.

A tale conclusione è giunta più volte la giurisprudenza di merito e di legittimità [2] analizzando la normativa di settore e le regole generali in materia di riscossione.

La legge [3] prevede che la tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell’entità dei costi di gestione delle opere, dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia, nonché di una quota parte dei costi di funzionamento dell’Autorità d’ambito, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio “chi inquina paga“. Tutte le quote della tariffa del servizio idrico integrato hanno natura di corrispettivo.

Riscossione canoni acqua

La riscossione può essere effettuata mediante ruolo affidato ai concessionari per la riscossione coattiva delle entrate delle regioni, delle province, anche autonome, dei comuni e degli altri enti locali [4].

Affinché si possa procedere alla riscossione mediante ruolo, devono ricorrere determinati presupposti e in particolare “Salvo che sia diversamente disposto da particolari disposizioni di legge, e salvo altresì, quanto per le entrate degli enti previdenziali, le entrate aventi causa in rapporti di diritto privato sono iscritte a ruolo quando risultano da titolo avente efficacia esecutiva”[5].

Essendo pacifica la natura privatistica del rapporto tra il gestore del servizio idrico integrato e l’utente, è altresì pacifico che le tariffe corrisposte al gestore dall’utente costituiscono dei corrispettivi di diritto privato.
Sulla base di questa normativa e della natura giuridica del canone pagato, emerge con evidenza che la riscossione della tariffa mediante ruolo è assoggettata alle disposizioni generali in materia e, pertanto, a al presupposto che il relativo credito da riscuotere attraverso l’iscrizione a ruolo risulti da titolo avente efficacia esecutiva.

La società di gestione del servizio idrico integrato non può allora procedere alla riscossione della tariffa tramite Agenzia entrate riscossione sulla sola base delle fatture o degli avvisi di pagamento. Occorre un titolo esecutivo altrimenti la cartella esattoriale è illegittima perché mancante di un presupposto essenziale per la sua valida formazione e prima ancora per l’scrizione a ruolo.

Prescrizione canoni acqua

Si ricorda, infine, che il diritto al pagamento dei canoni idrici, in quanto corrispettivo privatistico dovuto in virtù di un contratto di somministrazione periodica e continuativa, si prescrive in cinque anni [6].


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1 Commento

  1. Articolo interessante e ben scritto ma incompleto. Ci sono le chiamate per le note al testo ma mancano le note…

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