Diritto e Fisco | Articoli

Come togliere cavi elettrici messi dall’Enel sulla mia casa?


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 settembre 2017



Cavi elettrici: quali sono i diritti del proprietario di casa? Quando si può chiedere che essi siano spostati o rimossi? Vediamolo insieme

L’Enel può mettere dei cavi elettrici sulla facciata di casa mia senza chiedermi il permesso? Posso rifiutarmi di far installare un filo elettrico sulla parete del mio appartamento? Si possono togliere i cavi elettrici messi dall’Enel sulla mia casa? Queste sono solo alcune delle domande che si pone chi si veda apporre – magari dall’oggi al domani – una moltitudine di cavi sui muri della propria abitazione. Si può fare qualcosa in questi casi, o si può solo “subire in silenzio”? E se questi cavi creano dei danni, chi ne sarà responsabile? Si può chiedere un risarcimento?

A tali domande cercheremo di rispondere nel presente articolo. Tuttavia, si premette sin  d’ora che la materia è molto complessa e non esistono al riguardo delle risposte “secche” ed univoche, in quanto ogni situazione andrebbe valutata singolarmente. Ciò posto, cerchiamo di comprendere quali sono i punti fermi della questione.

La servitù di elettrodo

Cominciamo innanzitutto con il dire che (purtroppo) gli impianti di pubblica utilità,  i fili ed i cavi possono passare – anche senza il consenso del proprietario – sia sopra, sia davanti che ai lati degli edifici, siano essi pubblici o privati. Al riguardo, ahinoi (!), la legge dispone che ogni proprietario ha l’obbligo di consentire il passaggio di condutture elettriche nel proprio fondo [1] e ciò in quanto l’interesse della collettività prevale su quello del privato, il quale è tenuto a sacrificare parte del suo diritto. Per farla breve, quindi, nel caso vi sia un interesse collettivo (quale ad esempio l’illuminazione di una strada) gli interessi del privato saranno destinati a soccombere. Risultato:  cavi elettrici piazzati sui muri della propria abitazione dall’oggi al domani e senza che nessuno chieda il permesso al proprietario di casa.

Più precisamente, si parla, al riguardo, di c.d. servitù di elettrodotto, la quale può essere costituita in modo volontario (l’ente gestore manifesta l’esigenza di far passare cavi elettrici sul fondo e il proprietario vi acconsente) oppure coattivamente. In quest’ultimo caso, vi può essere un provvedimento amministrativo che, in modo autoritativo, imponga la servitù. Se il proprietario si rifiuta può accadere che  l’ente che gestisce il servizio (l’Enel nel nostro caso) adisca l’autorità giudiziaria al fine di ottenere una sentenza costitutiva della servitù.

Tuttavia, se vero è che – come anticipato – l’interesse collettivo prevale sempre su quello del singolo proprietario, non può di certo affermarsi che questi non abbia comunque alcuna “voce in capitolo”.

Ciò detto, la prima cosa da fare in questi casi è esaminare l’atto costitutivo della servitù, al fine di rilevare quali sono gli oneri posti a carico dell’Enel e quali, invece, quelli che gravano sul proprietario del fondo. Il concreto esercizio del diritto di servitù e la ripartizione delle spese, infatti, possono variare da caso a caso, fermo restando che la legge pone dei principi che valgono a livello generale. Vediamo quali.

Cavi elettrici: i diritti del proprietario di casa

Cominciamo innanzitutto con il dire che se, da un lato, il proprietario dell’appartamento è obbligato a sopportare i cavi piazzati dall’Enel sui muri o le pareti della propria abitazione, dall’altro, ciò non significa che questi possano creare un intollerabile ingombro.

La legge, infatti, stabilisce che una volta costituita la servitù (nel nostro caso la citata servitù di elettrodo), il suo esercizio deve avvenire con il minor aggravio possibile per l’immobile dove si istallano i cavi [2]. In sostanza, se è vero che prevale l’interesse pubblico e il proprietario non può rifiutare che i cavi elettrici vengano posti nella sua proprietà, è vero anche che gli stessi cavi non possono danneggiarlo o comportare pericoli per la sua sicurezza o l’incolumità personale.

In proposito, infatti, va detto che la manutenzione delle condutture elettriche che transitano all’interno delle proprietà private spetta all’ente gestore del servizio, che dovrà quindi provvedervi a sue spese. Se,inoltre, la cattiva conservazione dei cavi produce dei danni per l’immobile sul quale gli stessi siano stati apposti, l’Enel dovrà risarcire il pregiudizio subito. Può sempre essere richiesto, inoltre, un intervento volto a mettere in sicurezza l’impianto, scongiurando così l’insorgere di eventuali pericoli.

Cavi elettrici: quando si può chiedere che siano spostati

Se il proprietario intende effettuare innovazioni o nuove costruzioni sul proprio fondo, ha diritto di chiedere all’Enel lo spostamento delle condutture, suggerendo, per quanto possibile, un diverso luogo adeguato all’esercizio della servitù. Il tutto a spese dell’ente, salve, anche in questo caso, differenti pattuizioni presenti nell’atto costitutivo. La domanda di spostamento dei cavi, però, deve però essere sorretta da adeguata motivazione: occorre cioè che si prospetti un’esigenza concreta per il privato e non, ad esempio, ragioni meramente estetiche.

Cavi elettrici: quando si può chiedere che siano rimossi

Anche la domanda di rimozione dei cavi elettrici è ammessa, a condizione – però – che non vi sia un divieto di rimozione degli impianti espressamente stabilito nell’autorizzazione o nel provvedimento amministrativo che ha costituito la servitù (ecco perché la prima cosa da fare, in questi casi, è sempre quella di visionare l’atto costitutivo della servitù).

Ulteriore condizione per l’accoglimento di detta richiesta è che la stessa sia adeguatamente motivata. Validi motivi sono, ad esempio:

  • la necessità di dover eseguire lavori (non meramente estetici, ma di evidente utilità per la propria abitazione);
  • la dimostrazione della mancata utilizzazione da parte dell’ente gestore dei cavi elettrici o degli altri manufatti;
  • la dimostrazione che la presenza dei cavi sia estremamente dannosa.

Cavi elettrici: le spese per lo spostamento o la rimozione

Come anticipato la manutenzione delle condutture elettriche che transitano all’interno delle proprietà private spetta all’ente gestore del servizio, che dovrà quindi provvedervi a sue spese. Tuttavia, ciò non è così scontato in caso si spostamento o rimozione dei cavi su richiesta del proprietario dell’abitazione sulla quale gli stessi siano stati collocati.

Anche in tali casi, la prima fonte alla quale fare riferimento è l’atto costituitivo della servitù di elettrodo. La ripartizione delle spese, inoltre, potrebbe variare a seconda delle esigenze sottese alla rimozione o allo spostamento dei cavi: così, ad esempio, se il proprietario di casa chiede lo spostamento nell’ambito di una ristrutturazione urgente ed inevitabile, l’ente gestore dovrà provvedere a proprie spese; se, invece, il proprietario chiede la rimozione o lo spostamento per motivi puramente estetici o comunque in assenza di una reale necessità o ragione, allora il costo dei lavori graverà su di lui.

note

[1] Art. 1056 Cod. Civ.; R.d. n. 1775 del 11.12.1933.

[2] Art. 1065 Cod. Civ.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI