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Divorzio: quando il mantenimento all’ex non è dovuto

9 Set 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 Set 2017



 L’assegno divorzile non è più parametrato al tenore di vita. La Cassazione ridisegna i criteri per l’assegnazione.

D’ora in avanti l’assegno in favore dell’ex coniuge dovrà tenere necessariamente conto della capacità del richiedente di essere, o poter essere, economicamente indipendente. Non sarà più possibile commisurare l’assegno al tenore di vita di cui il richiedente godeva in costanza di matrimonio. Tale criterio è stato spazzato via da una recentissima pronuncia della Cassazione [1] .

Le novità

In passato i giudici giudicavano l’adeguatezza dei mezzi economici del richiedente l’assegno, comparandoli alle possibilità economiche di cui lo stesso godeva durante il matrimonio. Tuttavia con il passare del tempo, l’evoluzione del diritto vivente, ha manifestato una reazione contraria a questo sistema. Il matrimonio come scelta libera e responsabile di vita contrasta con un sistema di mantenimento a vita a carico del coniuge economicamente più forte.

Il merito della Corte è stato quindi quello di riparametrare il diritto all’assegno ad un criterio più vicino alla realtà. Il giudizio sulla assenza d’indipendenza economica del richiedente è ora valutata in base a tutti i redditi di cui è in possesso e, soprattutto, alla capacità di procurarseli.

In particolare costituiscono indici di valutazione per il giudice:

  • La disponibilità di redditi propri;
  • La capacità e le possibilità oggettive di lavorare;
  • Il possesso di beni mobili e immobili;
  • La disponibilità di una casa di abitazione.

Quando si ha diritto all’assegno

Al contrario, pertanto, avrà diritto all’assegno divorzile l’ex coniuge richiedente che abbia provato, con ogni mezzo idoneo, l’assenza o scarsità di mezzi propri nonché l’esistenza di cause oggettive che rendano impossibile procurarseli. In caso di contestazione, l’istante dovrà quindi anche provare di aver messo in atto tutte quelle serie di iniziative e attività atte al conseguimento di una effettiva autosufficienza economica. Solo dopo aver provato il diritto all’assegno si potrà procedere alla sua determinazione. Per la quantificazione si terrà conto di alcuni criteri stabiliti dalla legge [2] valutati in funzione della durata del rapporto. In particolare il giudice considererà:

  • Le condizioni e i redditi di ciascun coniuge;
  • Le ragioni della decisione;
  • Il contributo personale e/o economico dato da ciascuno alla vita familiare e alla crescita del patrimonio comune e personale.

Si è di fatto registrata una chiara inversione di tendenza, per cui ciò che prima era la regola sembra diventare l’eccezione. Il divorzio diviene pietra tombale che sancisce l’estinzione di un rapporto e mette la parola fine ai doveri coniugali di assistenza materiale che prima sembravano non cessare mai, anche quando il rapporto era ormai sciolto.

note

[1] Cass. sent. n. 11504/2017 del 10.05.2017.

[2] Art. 5 comma 6, legge n. 898/70 dell’1.12.1970.


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