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I diritti di chi deve fare una radiografia

14 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 settembre 2017



Quando si può, quando si deve e ogni quanto è possibile fare una radiografia. Il diritto all’informazione sui rischi di questo esame diagnostico.

Sembra un esame innocuo, forse perché indolore. In effetti, una radiografia isolata nel tempo, non provoca grossi danni per la salute. Il problema sorge, come in tutte le cose, quando se ne abusa: essere esposti alle radiazioni può sempre comportare qualche rischio, soprattutto se, anziché una semplice radiografia ad un braccio, si fa un esame in una zona più delicata come la testa o l’addome.

L’utilizzo degli esami radiologici si è moltiplicato nel tempo, tant’è che, per alcuni esperti, la quantità di radiazioni assorbite dall’uomo in un ospedale o in una clinica siano superiori a quelle recepite da fonti di radioattività naturale.

Niente allarmismi, comunque. Quello che, però, non deve essere nascosto è quali sono i diritti di chi deve fare una radiografia. Diritti che si riassumono in una sola parola: informazione.

Il paziente, infatti, ha diritto di sapere a che cosa va incontro, quali possono essere le conseguenze delle radiazioni che sta per ricevere in corpo, ogni quanto può fare una lastra, quando è il caso di farla e quando il caso di evitarla.

Ci sono radiografie e radiografie

Non tutti gli esami radiologici sono uguali. Nel senso che alcuni rilasciano una dose di radiazioni più alta, altri una quantità più bassa. Dipende da quello che si cerca, dalla diagnosi da fare, dal tipo di esame e da quello della strumentazione utilizzata. Una lastra al torace non è come una risonanza, una radiografia ad una caviglia non è come una Tac.

Qualche esempio: una tomografia computerizzata al torace rilascia una quantità di radiazioni 400 volte superiore rispetto ad una normale radiografia sullo steso punto. La questione è che più alta è la dose più aumenta il rischio per il paziente. Se vengono superati certi valori, quali sono i rischi di un esame radiologico? E’ probabile che il paziente riscontri:

  • eritemi;
  • ulcerazioni della pelle;
  • cataratta;
  • sterilità temporanea o permanente;
  • nel caso colpiscano il feto, malformazioni, ritardi mentali e anomalie della crescita.

Ripetiamo: niente allarmismi. Ma è un diritto di chi deve fare una radiografia essere informato di questi rischi. Non a caso, ad esempio, le strutture sanitarie chiedono alle donne di informare il personale della radiologia, prima dell’esame, se solo sospettano di avere una gravidanza in corso, giusto per evitare delle conseguenze tutt’altro che piacevoli.

Che fare?

Il diritto a non fare una radiografia innecessaria

Sembra paradossale parlare dei diritti di chi deve fare una radiografia e dire subito che, tra questi, c’è il diritto di non farla.

Al di là delle valutazioni o delle opinioni degli esperti, la legge [1] prevede delle sanzioni pecuniarie e penali nei confronti di chi prescrive ed esegue esami con radiazioni ionizzanti senza che ci sia un’adeguata giustificazione.

L’Unione europea, oltretutto, ha imposto al radiologo di controllare e di registrare la dose di radiazione emessa in ogni esame, per evitare sovraesposizioni. Ma l’Italia, come altri Paesi dell’Ue, ha fatto finta di non sentire. Anzi: quella stessa legge ha eliminato una disposizione precedente che prevedeva la creazione di un libretto radiologico personale. Un libretto che avrebbe riportato tutti gli esami radiologici effettuati da un paziente.

Alla legge del 2000 si aggiungono le leggi guida nazionali mirate a difendere i diritti di chi deve fare una radiografia limitando i rischi che comportano questi esami. Ad esempio, valutare la reale necessità di effettuare una diagnosi con radiazioni ionizzanti e, se proprio opportuno farla, definire il modo in cui è possibile sottoporre la persona alla minima dose possibile di radiazioni ionizzanti.

Il diritto di chi deve fare una radiografia a conoscere i rischi

Questo è un diritto irrinunciabile per chi deve fare una radiografia. La struttura a cui si rivolge è obbligata a dire al paziente i rischi dell’esame che sta per fare, spesso attraverso il cosiddetto «consenso informato», cioè quel modulo con cui cittadino afferma (per iscritto) di sapere a che cosa va incontro e, fino ad un certo punto, esime la struttura sanitaria da ogni responsabilità in caso di qualche brutto inconveniente.

Fino ad un certo punto, però. Perché se l’inconveniente sorge nel caso in cui il paziente non abbia detto la verità sulle sue condizioni, è un conto. Ma se, invece, la complicazione si presenta per negligenza o superficialità dell’operatore, o perché il paziente non è stato avvertito come si deve dei rischi che corre, allora si può pensare di chiedere alla struttura sanitaria di assumersi le proprie responsabilità e di risarcire l’eventuale danno.

E’ chiaro che chi deve fare una radiografia ha diritto ad essere informato di tutto ciò che l’esame comporta in modo chiaro e comprensibile, senza termini troppo tecnici.

Ogni quanto fare una radiografia? Dipende dall’utilità clinica e dagli organi che risulteranno colpiti dalle radiazioni. Non esiste, quindi, una regola fissa, ma soltanto il buon senso del medico che le prescrive.

note

[1] Dlgs. N. 187/2000.

Autore immagine: 123rf.com

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