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Come ottenere l’assegno di divorzio

14 Agosto 2017


Come ottenere l’assegno di divorzio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Agosto 2017



Solo l’ex coniuge non indipendente dal punto di vista economico, e quindi non autosufficiente ha diritto all’assegno di divorzio.

Da quando la Cassazione ha modificato le regole sull’assegno di divorzio è corsa a comprendere in quali casi si ha diritto al contributo mensile da parte dell’ex coniuge e in quali, invece, non spetta nulla. Questo perché l’innovativa sentenza [1] ha mandato in soffitta il criterio che ancorava l’entità dell’assegno al «tenore di vita» goduto dalla coppia durante il matrimonio per far invece spazio al criterio dell’autosufficienza economica. In pratica, solo chi non è indipendente, ossia non ha possibilità di mantenersi da solo, può vantare il diritto al mantenimento. E neanche ciò basta: bisogna anche dimostrare di essersi dati da fare nel cercare un’occupazione o che trovare un lavoro sia divenuto impossibile per sopravvenuti limiti di età o condizioni di salute. Vediamo dunque come ottenere l’assegno di divorzio e quando spetta.

Chi ha letto il nostro articolo Per essere mantenuti dall’ex marito quanto bisogna guadagnare? si è già fatto un’idea di come sia cambiato profondamente il concetto di assegno di divorzio: non più un’assicurazione sulla vita a tempo indeterminato, ma una misura assistenziale destinata solo ai più poveri e agli ex coniugi senza reddito o con un reddito insufficiente a mantenersi da soli. E questo perché – sostiene la Corte nella rivoluzionaria pronuncia – dopo il divorzio si recide ogni legame tra la coppia, ivi compreso quello all’assistenza materiale. Oggi, dunque, per ottenere l’assegno di divorzio bisogna provare di essere privi di quei mezzi sufficienti a vivere (non invece a conservare il precedente tenore di vita) o di non poterseli procurarseli per ragioni legate all’età, alla salute o al mercato lavorativo.

Per esempio, non ha più diritto al mantenimento la donna che già lavora e il suo reddito le consente di “campare” in modo dignitoso (secondo il tribunale di Milano, il reddito minimo oltre il quale si perde il diritto al mantenimento è di mille euro al mese). Ma non solo: anche la donna giovane, benché disoccupata, ma con una valida formazione post scolastica alle spalle ed esperienze lavorative, dovrà dire addio all’assegno o lo vedrà notevolmente diminuito. Lo stesso dicasi di colei (o colui) che ha comunque la possibilità di campare con altri redditi come quelli ricavati dall’affitto di un immobile, da azioni societarie o, ancora, da conti in banca.

Viceversa ha diritto all’assegno di divorzio l’ex coniuge che per tutta la vita matrimoniale si è dedicato alle faccende domestiche ed ormai ha maturato un’età avanzata da non riuscire più a collocarsi sul mercato del lavoro (questa età è stata fatta coincidere dalla Cassazione con 50/55 anni). Lo stesso dicasi per l’invalido o chi presenta una malattia che non gli consente di poter lavorare a tempo pieno.

Con il cambio di rotta operato dalla Suprema Corte, quindi, è possibile opporsi alla richiesta di versamento dell’assegno divorzile (o chiederne la riduzione) se l’ex coniuge è – o può divenire – autosufficiente. La Cassazione ha, come detto, subordinato tale mantenimento alla mancanza di mezzi adeguati e all’oggettiva impossibilità di procurarseli.

Ma quando una persona può dirsi autosufficiente? Secondo i giudici supremi l’indipendenza economica si valuta in base a indici precisi:

  • possesso di redditi;
  • possesso di cespiti patrimoniali mobiliari e immobiliari;
  • capacità e possibilità effettive di lavoro;
  • stabile disponibilità di un’abitazione.

Chi non vuol versare l’assegno di mantenimento da oggi deve dimostrare l’autosufficienza dell’ex o l’inerzia nel raggiungerla: da un lato può essere semplice documentare il possesso di redditi o beni, ma dall’altro non è agevole provare la capacità al lavoro o le concrete chance di trovarlo.

Di converso, la moglie (o il marito) che spera di ottenere l’assegno di divorzio deve inviare richieste di assunzione, rispondere alle domande di lavoro e conservare le relative ricevute, deve presentare l’iscrizione al collocamento e darne prova al giudice, deve evitare di dimettersi da posti di lavoro di cui abbia già la disponibilità se non ci sono valide ragioni (ad es. il mancato pagamento dello stipendio). Sono tutti questi elementi essenziali che servono ad attestare la «buona volontà» di rendersi indipendente. Ma non è tenuto a dover anche provare l’impossibilità di trovare un impiego, specialmente se la non indipendenza si desume anche da altri fattori [2].

In ultimo bisogna tenere conto dei seguenti indirizzi giurisprudenziali che rilevano al fine di ottenere l’assegno di divorzio:

  • non spetta alcun mantenimento a chi ha iniziato una stabile convivenza con un’altra persona [3] anche se palesata come mera amicizia [4];
  • non spetta alcun mantenimento all’ex benestante [5];
  • non spetta alcun mantenimento al disoccupato che gode di altri redditi [6].

note

[1] Cass. sent. n. 11504/17 del 10.05.2017.

[2] Cass. sent. n. 11538/2017.

[3] Cass. sent. n. 25528/2016.

[4] Cass. sent. n. 6009/2017.

[5] Trib. Roma, sent. dell’8.01.2016.

[6] Cass. sent. n. 10099/2016.


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