Diritto e Fisco | Articoli

Lavoro: posso rifiutarmi di fare gli straordinari?

15 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 agosto 2017



C’è un limite alle ore di straordinario da chiedere ai dipendenti, fissato dalla legge e dai contratti collettivi. Ma chi non vuole farle può essere licenziato?

Quella sottile, sottilissima linea che separa l’eccezione dalla regola. E’ lì che, spesso, si colloca il lavoro straordinario. Un giorno c’è l’esigenza di fermarsi di più, l’altro giorno pure. Finisce che, se la terza volta vai via quando veramente finisce il tuo orario di lavoro, sei uno svogliato che non capisce le necessità dell’azienda. E il datore di lavoro comincia a guardarti storto. E il direttore del personale non prende più il caffè con te alla macchinetta. E tu ti senti in colpa. Maledettamente in colpa.

Ma ci si può sentire così quando uno, comunque, fa il suo dovere, cioè quello per cui è pagato? Possono obbligarmi a fare il lavoro straordinario? E, domanda successiva: nel caso me lo chiedessero, posso rifiutarmi di fare gli straordinari?

E a che servono, allora, le leggi, i contratti collettivi o quello che si firma con l’azienda al momento dell’assunzione? Dovremmo considerare tutto ciò carta straccia? Anche perché, spesso, si rischia di cadere in una trappola studiata ad hoc e consentita dalla legge: quella degli straordinari forfettizzati. In molti intendono questa possibilità contrattuale come «io ti pago un tot al mese e tu vai a casa quando te lo dico io». Un po’ troppo.

Cominciamo col definire che cos’è il lavoro straordinario e poi vediamo quando si deve dire di sì e quando è possibile rifiutarsi di farlo.

Che cos’è il lavoro straordinario

Per quanto la definizione possa sembrare banale (eppure alcune aziende ancora non la capiscono) il lavoro straordinario è quello che viene fatto oltre l’orario normale di lavoro. Quali sono i limiti di questo orario «normale»?

A voler essere pignoli, quelli che sancisce un Regio decreto legge del 1923 tutt’ora in vigore [1]: 48 ore settimanali e 8 ore giornaliere. Solo che oggi (quasi un secolo dopo), la materia viene regolata dai contratti collettivi che, in linea di massima, hanno portato l’orario di lavoro a 40 ore, distribuite in 5 giorni lavorativi.

Quando è consentito il lavoro straordinario

Una legge più recente [2] spiega che il lavoro straordinario è consentito solo quando:

  • è contenuto;
  • non supera i limiti di durata massima dell’orario di lavoro stabiliti dalla legge e dal contratto collettivo (massimo di 2 ore al giorno e di 12 settimanali);
  • avviene nel rispetto delle modalità e dei limiti stabiliti dagli accordi nazionali di categoria o aziendali.

Vogliamo fare due conti? Facciamoli.

Un’azienda con 20 dipendenti (così, per fare una media al ribasso) che fa fare due ore di straordinario ad ogni dipendente vuol dire che produce 40 ore in più al giorno con lo stesso organico. 40 ore al giorno per 5 giorni sono 200 ore settimanali. L’equivalente di cinque persone in più in organico a tempo pieno (a 40 ore settimanali l’una). Perché questo ragionamento?

Perché facendo fare due ore in più al giorno ad ogni dipendente, l’azienda ha risparmiato cinque stipendi: la spesa per gli straordinari, infatti, è irrisoria rispetto ad assumere cinque persone in più. In questo modo, si garantisce maggiore produttività ad un costo minore. Ma, nello stesso tempo, impedisce ai suoi dipendenti di tornare a casa prima, anche quando questi rispettano il loro orario di lavoro.

Se il lavoro straordinario diventa un sistema (grazie, come dicevamo, alla forfettizzazione che permette di far lavorare di più un dipendente per non assumerne un altro) non è più «straordinario». Basta consultare il Garzanti per capirne la differenza.

Ci sono altri casi, comunque, in cui il lavoro straordinario è consentito (a meno che i contratti collettivi dicano il contrario):

  • se c’è un’esigenza tecnico-produttiva eccezionale (ma, per dirla all’Abbatantuono, «eccezziunale veramente») e, contemporaneamente, l’impossibilità di assumere altro personale;
  • se c’è una situazione di «forza maggiore» oppure in quei casi in cui non fare un lavoro straordinario possa creare un grave e immediato pericolo alle persone o alla produzione (il personale della manutenzione, ad esempio, che deve arginare un cortocircuito);
  • in occasione di eventi particolari (il responsabile commerciale ad una fiera, il giornalista inviato ad un caso di cronaca eclatante come un terremoto, ecc.).

Ecco, in questi casi il datore di lavoro può legittimamente chiedere al dipendente la prestazione di lavoro straordinario. Proprio perché, appunto, straordinario.

Cosa succede se rifiuto di fare gli straordinari?

Attenzione a dire: «No, scusi, vado a casa perché il mio orario sarebbe finito». Chi rifiuta di fare gli straordinari senza un motivo giustificato quando il suo datore di lavoro l’ha chiesto in modo legittimo (cioè per uno dei motivi appena citati) commette un inadempimento che può essere sanzionato in via disciplinare. Significa che l’azienda può sanzionare il lavoratore come previsto dal contratto collettivo. Nel concreto, si rischia dall’ammonizione o il richiamo verbale alla sospensione dal lavoro e dello stipendio per uno o più giorni, fino al licenziamento per giusta causa nei casi più gravi (se, ad esempio, il rifiuto del lavoratore ha comportato dei rischi per le persone oppure il rifiuto si ripete più volte nel tempo).

La giurisprudenza si è espressa più volte sull’entità delle sanzioni che, in realtà, vanno valutate dal datore di lavoro caso per caso e tenendo conto di ogni circostanza. C’è chi è stato richiamato per aver deciso una sospensione di 5 giorni [3] e chi si è visto appoggiato dalla Cassazione per aver licenziato chi, per tre volte, si è rifiutato di lavorare di sabato [4].

Il datore di lavoro, comunque, deve contestare il fatto per iscritto, facendo eventualmente notare anche la recidiva. Dovrà, inoltre, ed entro il termine fissato dal contratto collettivo ma non inferiore a 5 giorni, chiedere al lavoratore di giustificare il suo rifiuto a fare gli straordinari e, infine, superato questo termine, decidere la sanzione disciplinare. Ma non una decurtazione dello stipendio [5].

Cosa ci guadagna chi fa gli straordinari

Ovviamente, il lavoro straordinario non deve essere pagato come quello ordinario. L’azienda (a meno di forfetizzazioni pattuite con il dipendente) ha il dovere di retribuire quelle ore in più in busta paga con delle maggiorazioni previste dal contratto nazionale di categoria. Se ciò non viene fatto, il dipendente ha il diritto di rivolgersi ad un consulente del lavoro o a un avvocato che effettuino i dovuti conteggi per verificare il diritto a differenze retributive.

In tal caso, sarà necessario inviare una lettera di diffida al datore di lavoro e, se del caso, investire anche la Direzione Provinciale del Lavoro, con un tentativo di conciliazione monocratico, prima di procedere al ricorso in Tribunale.

note

[1] Art. 5, R.D.L. n. 692 del 15.03.1923.

[2] Dlgs. n. 187/2000.

[3] Pretura Milano, sent. del 4 maggio 1985.

[4] Cass. sent. n. 11821/2003.

[5] Pretura Milano, sent. del 5 marzo 1981.

Autore immagine: 123rf.com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

5 Commenti

  1. Buongiorno grazie per averci chiarito le idee,ma avrei una domanda, entro quanto tempo prima devono chiederlo lo straordinario? Mi spiego meglio da me lo arrivano a chiedere anche un ora prima che finisca il mio turno e lo chiedono frequentemente, io posso rifiutarmi in questo caso senza aver conseguenze negative? Grazie

  2. Normalmente non ce n’è bisogno ma può capitare che per non lasciare il lavoro a “metà” debba trattenermi ancora un po’. Su questo punto non hanno niente da ridire tranne che sul fatto che le ore straordinarie non vogliono retribuirle. Le posso invece recuperare uscendo prima dell’orario stabilito nei giorni con meno densità di lavoro.
    Non lo trovo giusto quindi posso rifiutarmi ?
    Grazie
    Bianca

  3. Salve,vorrei fare una domanda, sono una guardia giurata, quindi una persona armata di pistola che svolge un lavoro a diretto contatto con persone alcoolizzate, tossici dipendenti e quant’altro.
    L’azienda spesso mi da turni da 12 ore ,spesso il giorno di riposo sullo smontante dalla notte, e spesso mancati riposi ( oltretutto non retribuiti), ho mandato alla ditta una mail dove, citavo gli articoli 71 e 79 del contratto collettivo del CCNL, nel quale io non davo piu’ la mia disponibilità ad effettuare straordinari .
    L’azienda ,dopo aver ricevuto l’e-mail e svariate telefonate, continua come se niente fosse, a darmi turni da 12 ore. posso venire via dopo aver effettuato le mie 8 ore, considerando comunque che svolgendo turni da 8 ore faccio un ora di straordinario al giorno?

  4. buonasera vorrei chiedere delle informazioni io ho lavorato presso un azienda metalmeccanica dove ho fatto 1081 giorni ma in un anno di lavoro ho fatto 800 ore di straordinario vorrei sapere se ho il diritto all’assunzione?

  5. io lavoro per una cooperativa di quale non faro il nome che mi fa lavorare da lunedi al sabato nonostane da contratto dovrei lavorare da lunedi al venerdì e il sabato me lo conta non come straordinario ma come giornata lavorativa normale stessa paga.Pero so che rifiutandomi di fare il sabato iniziereberro a farmi lavorare di meno dovrei denunciarli col rischio di perdere il lavoro o tacere e venire sfruttato

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI