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Ditelo Voi Il razzismo è reato?

Ditelo Voi Pubblicato il 14 agosto 2017

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La manifestazione di pensiero a connotazione razzista costituisce reato quando assume i caratteri della propaganda.

Non tutti sanno che l’ordinamento italiano punisce penalmente la discriminazione razziale. Nello specifico, la legge sanziona con la reclusione fino ad un anno e sei mesi chiunque divulghi idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istighi a compiere o compie atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi [1].

Innanzitutto, la norma incrimina due diverse forme di discriminazione: il cosiddetto razzismo supremazionista e l’odio razziale. Il razzismo supremazionista è quella forma di discriminazione che fa perno sulla superiorità di una razza rispetto ad un’altra. L’odio razziale, invece, consiste nel sentimento di ostilità che, per avere rilevanza penale, deve trascendere la semplice avversione o antipatia e sfociare nel desiderio di morte o di danneggiamento della persona discriminata [2].

Tanto premesso, ciò che rende punibile una discriminazione xenofoba (sia nella forma di razzismo supremazionista che in quella di odio razziale) è la propaganda, per tale dovendosi intendere quell’attività volta a manifestare pubblicamente le proprie convinzioni col fine di influenzare l’opinione pubblica e modificare le idee e i comportamenti dei destinatari. Solo questo tipo di divulgazione viene considerata penalmente perseguibile, poiché suscettibile di ingenerare nella platea gli stessi sentimenti di avversione e di odio promossi da chi ne fa pubblica esibizione.

Si potrebbe pensare che la propaganda debba consistere necessariamente in un’attività reiterata nel tempo. Così non è. La Corte di Cassazione, con un’importante pronuncia, ha stabilito che anche un’isolata manifestazione a contenuto razzista, se resa in luogo pubblico o aperto al pubblico, può integrare il reato in commento [3]. Ciò significa che l’attività di propaganda può concretarsi anche in un singolo atto di razzismo, non essendo necessario l’elemento della continuità temporale.

Mariano Acquaviva

note

[1] Corte di assise Milano, 14 novembre 2001.

[2] L. n. 9 ottobre 1967, n. 962

Esprimere idee od opinioni alle cui basi vi siano convinzioni xenofobe non costituisce, di norma, reato. Tuttavia, se l’esternazione di ideali razzisti avviene pubblicamente (o in luogo aperto al pubblico) e assume i connotati della propaganda, tale condotta integra reato punibile con la reclusione fino a un anno e sei mesi.


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